martedì 7 luglio 2015
Europa antidemocratrica
Ritengo che la Mer¬kel sbagli dicendo che la demo¬cra¬zia si deve con-for¬mare alle esi¬genze del mer¬cato. Casomai dovrebbe essere vero il con¬tra¬rio.
In Europa invece la demo¬cra¬zia è con¬si¬de¬rata un intoppo per le deci-sioni del mer¬cato.
A mio parere il problema andrebbe inizialmente risolto creando occu¬pa¬zione qua¬li¬fi¬cata per milioni di per¬sone, evi¬tando però i gio-chetti come il Jobs Act che ser¬vono poco.
Successivamente sarebbe opportuno aumentare la pro¬du¬zione pos¬si-bil¬mente non con le vec¬chie poli¬ti¬che indu¬striali.
Infine ci dovrebbero essere nuove poli¬ti¬che di inve¬sti¬menti pub¬blici.
Per fare que¬sto è neces¬sa¬rio ridi¬scu¬tere il trat¬tato isti¬tu¬tivo dell’Unione Euro¬pea che non con¬tem¬pla la neces¬sità di creare occu-pa¬zione o il pre¬stito di denaro ai governi.
Del resto l’UE è un’unione nata male, fon¬data sulle neces¬sità eco¬no-mi¬che e non su quelle demo¬cra¬ti¬che.
Tanto è vero che l’unico paese ad avere avuto van¬taggi dall’euro in ter¬mini di export e pro¬dut¬ti¬vità è stata la Germania.
Perciò, considerato che l’euro non fun¬ziona, sarebbe necessario o affian¬carlo a monete paral¬lele o dis¬sol¬verlo in maniera con¬sen¬suale.
Così com’è l’euro è una cami¬cia di forza che rende la vita impos¬si-bile a tutti, tranne che alla Germania.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
mercoledì 1 luglio 2015
Jackson Arley Martínez e i bambini poveri
Jackson Arley Martínez e i bambini poveri
Molti giocatori famosi sono dediti al volontariato.
E’ il caso, per esempio, di Jackson Arley Martínez.
Lui, che ha veramente una fama da bravo ragazzo, è un calciatore colombiano, attaccante dell'Atlético Madrid e della Nazionale colombiana.
E’ un giocatore molto forte, un vero goleador; è difficile trovare uno con le sue caratteristiche.
Ma oltre ad essere molto forte, l’attaccante dell’Atletico Madrid è anche un uomo molto religioso.
Ha infatti creato una fondazione per aiutare i bambini colombiani in difficoltà. La fondazione "Colombia te quiere ver", che lavora per raccogliere fondi da destinare ai bambini che vivono nelle zone disagiate della Colombia.
L'obiettivo è quello di continuare ad aiutare i bambini meno fortunati affinché possano sperare in un futuro migliore.
Questi bambini colombiani sono fuggiti dalle zone in cui c’è la guerra civile, controllate dalla guerriglia, come le FARC (le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane, conosciute in Occidente per aver tenuto in ostaggio nella selva colombiana per sei anni Ingrid Betancourt), o l’Esercito Nazionale di Liberazione (ELN), un’altra formazione di guerriglieri.
Sono scappati dai gruppi paramilitari e dalle bande armate.
La guerra civile che si combatte in Colombia da mezzo secolo è ignorata dai mezzi di comunicazione di massa.
La popolazione spera che i colloqui di pace in atto a Cuba tra lo Stato Colombiano e le FARC, con la mediazione anche della Norvegia, si tramutino presto nella pace e una civile convivenza, con il riconoscimento dei diritti calpestati, con il ripristino della legalità e con la restituzione ai campesinos delle terre e dei beni perduti con la forza ed il sopruso.
Quindi faccio un grande un applauso a Martinez non solo perché è il nuovo attaccante della mia squadra del cuore, l’Atlético Madrid, ma soprattutto perché lavora per una associazione umanitaria che gestisce adozioni, assistenza scolastica, fornitura dei pasti ed ogni altro aiuto di sostegno ai bambini che vivono nelle baraccopoli sorte nelle periferie delle varie città colombiane, prescelti tra i più bisognosi.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
mercoledì 6 maggio 2015
No alla riforma della scuola
No alla riforma della scuola
Il mondo della scuola si ribella.
Con l’Italicum e il Jobs Act, la riforma della scuola è parte di un tris d’assi che Renzi intende pre¬sen¬tare prima dell’estate mostrando così il pro¬filo compiuto della sua per¬so¬nale rivo¬lu¬zione con¬ser¬va¬trice.
La riforma Renzi prevede il preside a capo di una scuola-azienda.
Infatti questa riforma auto¬riz¬zerà i pre¬sidi a “individuare” dagli albi ter¬ri-to¬riali trien¬nali i docenti di loro gra¬di¬mento, intro¬du¬cendo nella scuola il sistema cor¬rut¬tivo dello spoil system o quello nepo¬ti¬stico che governa l’università italiana.
Del resto distruggendo i servizi pubblici ci inducono alla sanità privata, alle scuole private, alle assicurazioni integrative private... e il business è servito!
Non è casuale, questo sembra essere il vero programma studiato dai poteri forti da far applicare da Renzi. E le grandi opere si faranno perché si devono fare.
Per cui anche io grido il mio no alla riforma della scuola.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
mercoledì 29 aprile 2015
Stadi violenti in Italia ma non in Spagna
Stadi violenti in Italia ma non in Spagna
Io sono un tifoso dell’Atletico Madrid e in Spagna non c’è violenza negli stadi come qui in Italia.
Negli stadi italiani infatti c’è troppa tolleranza verso gli ultras,i cui leader spesso vengono colpiti dai daspo, cioè dal divieto di frequentare gli stadi di calcio, ma ciò non impedisce loro di continuare a dettare legge, fino al punto di imporre alle squadre di sfilare a capo chino sotto la curva, come è più volte accaduto nei mesi scorsi.
È questa sudditanza nei confronti degli ultras che legittima poi illegalità e violenza. Sarebbe opportuno che le società italiane chiudessero ogni rapporto con gli ultras.
E allora anche il clima dentro gli stadi comincerebbe a cambiare.
Se invece si continuano a legittimare gli ultras , a giustificare le loro gesta, a considerarli interlocutori, non ci sarà tessera del tifoso o tornello che tenga.
In Spagna, come dicevo, non c’è violenza.
Noi tifosi Colchoneros siamo una comunità leale ed orgogliosa.
Infatti l'Atletico è il club della classe operaia di Madrid: lo stemma ne rappresenta l'essenza.
Il bianco e il rosso a strisce sulla maglia derivano dal fatto che, tempo fa, le divise erano facilmente ricavabili dai fondi dei materassi (di quel colore).
Perciò, “AUPA ATLETI!” , come canta anche Joaquín Sabina, poeta degli eccessi e delle battaglie perse nonché, come me, fervente tifoso dell’Atletico Madrid.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
martedì 28 aprile 2015
Governo disinteressato al futuro della P.A.
Governo disinteressato al futuro della P.A.
Qualche mese fa il Governo ha annunciato l’introduzione della staffetta generazionale, un meccanismo che avrebbe assicurato la liberazione di ventimila posti di lavoro in quattro anni.
Ora questa ipotesi del ricambio generazionale prende forma, ma lo fa colpendo i lavoratori.
Infatti la possibilità di procedere a nuove assunzioni, per favorire l’ingresso di nuovo personale nella pubblica amministrazione, viene subordinato alla speranza che ci siano dipendenti prossimi alla pensione, disponibili ad optare per il part time ed a versare di tasca propria i contributi necessari per il raggiungimento della pensione.
Un’ipotesi irrealistica. Infatti dopo dieci anni di fermo contrattuale ed incessante perdita del potere di acquisto, quanti dipendenti pubblici potranno aderire ad una tale iniziativa che, oltre a dimezzare lo stipendio, impone un’ulteriore decurtazione per il versamento dei contributi volontari?
Questa non è altro che l’ennesima beffa che si inquadra nel progetto di smantellamento della pubblica amministrazione.
A questo punto sono sempre più convinto che i nostri governanti non abbiano a cuore il futuro della Pubblica Amministrazione.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
mercoledì 1 aprile 2015
Svolta politica in Spagna
Il 2015 potrebbe essere un anno di svolta per la vita politica spagnola. Sono tante le tornate elettorali in programma. Si parte con le elezioni comunali e regionali del prossimo 24 maggio (si vota tutte le comunità ad eccezione di Catalogna, Andalusia, Paesi Baschi e Galizia), si concluderà con l'evento più atteso: le politiche di novembre.
Lo scenario che sembra delinearsi all'orizzonte è assolutamente inedito, questo perché ad un anno dalla sua fondazione il partito della sinistra radicale Podemos sta vedendo aumentare i suoi consensi con grandissima velocità.
Nato dal movimento degli Indignados e tenuto unito dal carisamtico leader Pablo Iglesias, Podemos ha ottenuto il suo primo grande successo alle ultime Europee, quando è riuscito a conquistare cinque seggi.
Quella percentuale nel frattempo è cresciuta, tanto che oggi Podemos potrebbe essere il primo partito.
Lo svela un sondaggio commissionato da Cadena Ser, l'emittente radiofonica di El Pais, il primo quotidiano del paese per diffusione.
I risultati sono inaspettati, soprattutto per le proporzioni: molti spagnoli hanno infatti dichiarato che voterebbe per Podemos se le elezioni si tenessero oggi. Podemos raccoglie i suoi voti soprattutto nell'elettorato di sinistra, ma è evidente che molti nuovi sostenitori vengano anche dal fronte popolare.
La notizia è ancora più clamorosa se si pensa che la Spagna sta raccogliendo oggi i frutti della politica fatta di tagli e sacrifici imposta dal Presidente del Governo spagnolo.
Se i numeri del sondaggio dovessero confermarsi, anche in parte, assisteremmo ad un cambiamento storico: per la prima volta infatti nel paese non esisterebbe il bipolarismo perfetto fatto dell'alternanza tra popolari e socialisti.
Questo porterebbe ad un periodo di maggiore instabilità politica, a meno che non vengano fatte alleanze di governo, ipotesi che per il momento Iglesias esclude nel modo più assoluto.
La profonda crisi del bipartitismo e l’irruzione di due nuove forze potrebbero quindi trasformare quello spagnolo in un sistema quadripartitico con certe similarità con la prima Repubblica italiana.
Mancano ancora dieci mesi alle elezioni, ma il 2015 spagnolo si preannuncia caldo, i due grandi partiti hanno il tempo per provare ad arginare l'emorragia di voti, ma l'ascesa di Podemos è qualcosa con cui sarà necessario fare i conti.
Il 24 maggio, molto probabilmente, si farà molta più chiarezza e capiremo quale sarà il futuro politico della Spagna.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
venerdì 23 gennaio 2015
L’Expo 2015 non deve essere una passarella delle multinazionali
L’Expo 2015 non deve essere una passarella delle multinazionali
L’Expo é un’Esposizione Universale di natura non commerciale (dunque non è una fiera), organizzata dalla nazione che ha vinto una gara di candidatura e prevede la partecipazione di altre nazioni invitate tramite canali diplomatici dal Paese ospitante.
La prima Esposizione Universale è stata quella di Londra nel 1851 e il suo successo ha spinto altre nazioni a organizzare iniziative della stessa natura, come quella di Parigi del 1889, ricordata per la Tour Eiffel. Ogni Esposizione Universale è dedicata a un tema di interesse universale.
L’Esposizione Universale si realizza in un sito appositamente attrezzato ed è un’occasione di incontro e condivisione che promuove un’esperienza unica dei partecipanti e visitatori attraverso la conoscenza e la sperimentazione innovativa del tema.
Il ruolo di un’Esposizione Universale più che esporre le maggiori novità tecnologiche è orientato all’interpretazione delle sfide collettive cui l’umanità è chiamata a rispondere.
Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015 in materia di alimentazione e di nutrizione.
Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri.
Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile offrendo, inoltre, a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese.
Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre.
Ritengo che Expo avrà comunque un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della bio¬di¬ver¬sità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro fami¬glie e di chi il cibo lo mette in tavola.
Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.
“Nutrire il Pia¬neta, Ener¬gia per la vita”, recita il logo di Expo.
Ma Expo è diven¬tata una delle tante vetrine per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta.
Come si può pen¬sare infatti di garan¬tire cibo e acqua a sette miliardi di per¬sone affi¬dan¬dosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro pro¬fitto senza pre¬stare la minima atten¬zione ai biso¬gni pri¬mari di milioni di persone ?
Expo si pre¬senta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che pro¬du¬cono quel cibo globalizzato o spazzatura, che deter¬mina, nello stesso tempo, un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.
Due facce dello stesso pro¬blema che abi¬tano que¬sto nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre peri¬fe¬rie sempre più degradate.
Expo non parla di tutto ciò.
Non parla di diritto all’acqua pota¬bile e di acqua per l’agricoltura familiare.
Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla.
Non si rivolge e non coin¬volge i poveri delle mega¬lo¬poli di tutto il mondo, non si inter¬roga su cosa man¬giano, non parla ai con¬ta¬dini pri¬vati della terra e dell’acqua, scac¬ciati attraverso il land e water grabbing, (la ces-sione di grandi esten¬sioni di ter¬reno e di risorse idri¬che a un paese stra-niero o a una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo svi¬luppo dell’industria estrat¬tiva ed energetica, dalla perdita di sovra¬nità sui semi per via degli Ogm e costretti quindi a diven¬tare pro¬fu¬ghi e migranti.
E non cam¬bia certo la situa¬zione qual¬che invito a sin¬goli per¬so¬naggi della cultura prove¬nienti da ogni angolo della terra e impe¬gnati nella lotta per la giu¬sti¬zia sociale.
Al mas¬simo serve per creare qual¬che diversivo.
In Expo a fianco della pas¬se¬rella delle mul¬ti¬na¬zio¬nali si dispiega la pas¬se-rella del cibo di eccel¬lenza.
Expo parla solo alle fasce di popo¬la¬zione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia ali¬men¬tare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spaz¬za¬tura per le grandi masse e in quello delle ecce¬denze e degli scarti per i poveri.
Per que¬sto motivo ritengo che le auto¬rità poli¬ti¬che che stanno orga¬niz-zando Expo dovrebbero porre al cen¬tro la sovra¬nità ali¬men¬tare e il diritto alla terra negati dallo stra¬po¬tere e dal con¬trollo delle mul¬ti¬na¬zio¬nali, in par¬ti¬co¬lare quelle dei semi.
Inoltre, sarebbe opportuno che l’Expo si pronunciasse contro gli Ogm, che sono il para¬digma di que¬sta espro¬pria¬zione della sovra¬nità dei con¬ta-dini e dei cittadini, il perno di un modello glo¬ba¬liz¬zato di agri¬coltura e di pro¬du¬zione di cibo che inquina con i diser¬banti, consuma ener¬gia da petro-lio, è idro¬voro e con¬tri¬bui¬sce al 50% del riscal¬da¬mento climatico.
L’Expo dovrebbe anche affermare il diritto all’acqua pota¬bile per tutti attraverso l’approvazione di un Pro¬to¬collo Mon¬diale dell’acqua, con il quale si con¬cre¬tizzi il diritto umano all’acqua e ai ser¬vizi igienico-sanitari san¬cito dalla riso¬lu¬zione dell’Onu del 2011.
Per di più l’Expo dovrebbe rimetere in discus¬sione gli accordi di part¬ner-ship tra Expo e le grandi mul¬ti¬na¬zio¬nali, che, lungi dal rap¬pre¬sen¬tare una soluzione, costi¬tui¬scono una delle ragioni che impe¬di¬scono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.
In più sarebbe giusto controllare il destino delle aree di Expo non lascian-dole uni¬ca¬mente in mano alla spe¬cu¬la¬zione e agli appe¬titi della cri¬mi¬na¬lità orga¬niz¬zata e che, su quei ter¬reni, venga indi¬cata una sede per un’istituzione internazionale fina¬liz¬zata a tute¬lare l’acqua, potrebbe essere l’Autho¬rity mon¬diale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a dispo¬si-zione di tutta l’umanità.
Una sede dove i movi¬menti sociali, le reti mon¬diali dell’acqua, le orga¬niz-zazioni popo¬lari e i governi locali e nazio¬nali discu¬tano la poli¬tica per la vita. Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costi¬tuzione di una rete di città che assu¬mano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a con¬cre¬tiz¬zare local¬mente la sovra¬nità ali¬men¬tare, il diritto all’acqua, la sua natura pub¬blica, la non chiu¬sura dei rubi¬netti a chi non è in grado di pagare, la costi¬tu¬zione di un fondo per la coo¬pe¬ra¬zione inter¬na¬zio¬nale verso coloro che non hanno accesso all’acqua pota¬bile nel mondo.
Una sede nella quale alle isti¬tu¬zioni e ai movi¬menti sociali, venga resti¬tuita la sovra¬nità sulle scelte essen¬ziali che riguar¬dano il futuro dell’umanità.
“La Terra ha abba¬stanza per i biso¬gni di tutti, ma non per l’avidità di alcune per¬sone” affer¬mava Gan¬dhi.
E que¬sta verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
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