Ricordo quando eravamo giovani. Quando stavamo
meglio. Quando avevamo tutto il futuro davanti a noi. Che dire oggi? Giriamo
qua e la come attori persi nella scena. Collevecchio. Roma. Ostia. Poi Gabriele
e quindi Alessandro. Abbiamo appreso dalla vita l'amaro frutto della vecchiaia.
Tango. Se ho la testa giù nel fango la tiro sempre su. Spargo sincere lacrime
su tutto quello che non torna più. Nonna Jole. Mamma. Papà. Rosato e Venía. Tu
sei bella anche oggi. Sai cadere quasi sempre in
piedi. Stavi sveglia ad aspettare che tornassi. Oggi ci sono anche loro che
guardano il sole attraverso un vaso di mele. Sembra incredibile amarli più di
così: Margot, Lupin, Niña e Neve. L'amore non ha un confine. Non c'è più spazio per
tenerlo dentro. Uscivamo dal mare, bagnati di amore. E tu ora, così pallida.
Sempre bella. Come ho fatto ad andare controvento? Chiudo gli occhi. La
bellezza del somaro. Enzo Jannacci. Sergio Castellitto. Ricordi, insieme.
Chiudo gli occhi. E vedo tutti i colori del buio. Sorridi ancora. E sono ancora
imperatore. Anche se molte stelle sono cadute. ¡Adelante, mi esposa! Mario
Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
martedì 23 ottobre 2018
giovedì 13 settembre 2018
Spettacolare Atletico Madrid
Spettacolare Atletico Madrid
Sono un tifoso dell'Atletico Madrid e
posso dire che la mia squadra può sorridere, in maniera convinta, dopo l’ultima
campagna abbonamenti. Infatti, che il
prestigio e lo spessore dell'Atletico
Madrid siano cresciuti vertiginosamente in questi ultimi anni è un
dato di fatto impossibile da obiettare: soltanto nelle ultime tre stagioni la
mai squadra ha centrato una finale di Champions League nel 2016, una semifinale
l'anno successivo e poi, nella scorsa stagione appena trascorsa, la finale poi
vinta contro l'Olympique Marsiglia di Europa League. La stagione 2018/2019 è
iniziata da pochissimo, e ha visto noi Colchoneros sconfiggere gli odiati
"cugini" del Real Madrid nella finale di Supercoppa UEFA. Probabilmente
proprio per questo motivo il mio club presieduto da Enrique Cerezo, ha chiuso
una campagna abbonamenti da record: oltre
60mila tifosi hanno rinnovato o sottoscritto la tessera, una febbre che
lascerà pochissimi posti liberi a quel Wanda Metropolitano che già la
scorsa stagione aveva fatto segnare numeri mai visti. All'Atletico
Madrid da giocatore dal 1994 al 1997 e dal 2003 al 2005, Diego Simeone siede in
panchina dal 2011: con lui noi Colchoneros abbiamo vinto una Liga, una Coppa
del Re, due Supercoppe UEFA e due Europa League. Il tutto mentre cresce con una rapidità mai vista il numero di soci del
club, che a inizio mese ha superato quota 120mila. Merito degli ottimi
risultati raggiunti dall'Atletico
Madrid negli ultimi anni, che hanno assestato il club tra i migliori della Liga e d'Europa e
portato quella consapevolezza nei propri mezzi che ha permesso al club ad
esempio di trattenere la stella Antoine Griezmann, a lungo sembrato promesso
sposo al Barcellona. Il francese ha scelto di restare, convinto dal piano del
club e di Simeone, e questa scelta può in un certo senso aver rafforzato in noi
tifosi l'idea che siamo ormai diventati una realtà solida e ambiziosa e che il
futuro non potrà essere che roseo. Preso atto che la campagna acquisti è stata
buona (sono arrivati Rodrigo, Gelson Martins, Arias e Kalinic, mentre il
colpo è stato Lemar dal Monaco) sicuramente forse il vero acquisto è stato trattenere Griezmann, il portierone Oblak e
Simeone, simboli di una squadra che ha dimostrato di non temere alcun
avversario. Ecco così spiegato il record di abbonati: le tessere sono tutte
completamente esaurite, e l'82% (il 3% in più rispetto alla scorsa stagione) di
queste contiene il "pacchetto completo", decisamente più costoso ma
comprendente anche le gare giocate dall'Atletico Madrid in
Coppa del Re e soprattutto in Europa. Sono stati lasciati diecimila posti a disposizione per chi non è
abbonato, tifosi occasionali o semplici turisti: in questo senso sono
stati messi in vendita i biglietti per le prossime otto partite di campionato,
già naturalmente presi d'assalto. Un chiaro segnale di fiducia da parte della
tifoseria - chi non lo ha sottoscritto spesso abita fuori città e ha problemi
logistici nel raggiungerla nei giorni feriali - nei confronti di un club che ha
già dimostrato di lottare sempre all'ultimo su ogni fronte. A maggior ragione
quest'anno, che vedrà la finale di
Champions League andare in scena proprio al Wanda Metropolitano:
sognare di alzare quella coppa sfuggita per un soffio in ben due occasioni non
è affatto proibito. Aupa
Atleti siempre! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)Perciò io, i miei figli Gabriele ed Alessandro Pulimanti insieme ai nostri
4 cagnolini Margot, Lupin, Neve e Nina in coro cantiamo: "Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Simonetta, tanti auguri a te!!!!!!!"
la foto é di qualche
anno fa con io Simonetta più giovani e Gabriele ed Alessandro molto piccoli....
lassismo.
Dopo ciò che ho subito sono ora fortemente convinto che Ostia Ponente sia un quartiere ghetto, teatro dello spaccio, del degrado, della criminalità ai livelli d Secondigliano, Scampia, Forcella e i Quartieri Spagnoli a Napoli, Librino a Catania, Quarto Oggiaro a Milano, Begato a Genova, Corviale a Roma, Arghillà a Reggio Calabria, Zen a palermo, San Paolo a Bari.
Dopo ciò che ho subito sono ora fortemente convinto che Ostia Ponente sia un quartiere ghetto, teatro dello spaccio, del degrado, della criminalità ai livelli d Secondigliano, Scampia, Forcella e i Quartieri Spagnoli a Napoli, Librino a Catania, Quarto Oggiaro a Milano, Begato a Genova, Corviale a Roma, Arghillà a Reggio Calabria, Zen a palermo, San Paolo a Bari.
martedì 21 agosto 2018
I miei cagnolini, amore puro
I miei cagnolini: Margot, Lupin, Neve e Nina. Questi piccoli piccoli vivaci cagnolini attendono la maggior parte del loro tempo in attesa che noi rientriamo a casa ogni giorno. È sorprendente quanto amore e gioie ci portino nella nostra vita.
Di che razza sono?Amore puro.
Ieri sera ero triste. Molto triste. Dopo aver avuto il cuore affranto per ore, approfittai del primo momento di solitudine per piangere molto amaramente. All’improvviso due testoline pelose emerse da dietro il cuscino, premendosi contro la mia faccia, sfregando orecchie e musetto contro di me con sensibile agitazione e asciugando le lacrime a mano a mano che scendevano. Erano Neve e Nina. Chi pensa che i cani non abbiano un’anima, non ha mai guardato un cane negli occhi.
L’amore di un cane è puro. Il cane ti dona una fiducia totale. Non tradirò mai i miei cagnolini. Anche se alcuni discepoli di Belzebù mi chiedono di farlo....
Margot, Lupin, Neve e Nina non si curano di chiedersi se io abbia torto o ragione; non gli interessano se io abbia fortuna o no, se sono ricco o povero, istruito o ignorante, santo o peccatore. Sono i miei compagni e ciò gli bastano. Loro mi saranno accanto per confortarmi, proteggermi e dare, se occorre, per me, la loro. Mi saranno fedeli nella fortuna come nella miseria. Sono i miei cagnolini!
È l'antica amicizia, la gioia di essere cane e di essere uomo, tramutata in un solo animale ("la antigua amistad, la dicha de ser perro y ser hombre convertida en un solo animal que camina moviendo seis patas y una cola con rocío." Pablo Neruda).
Lord Byron disse che “Il cane possiede la bellezza senza la vanità. La forza senza l'insolenza. Il coraggio senza la ferocia. E tutte le virtù dell'uomo senza i suoi vizi.”
Margot, Lupin, Neve e Nina cani sono il mio ponte di unione con il paradiso. Non sanno cosa sia il male né la gelosia né la delusione. Mi amano, e basta.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Di che razza sono?Amore puro.
Ieri sera ero triste. Molto triste. Dopo aver avuto il cuore affranto per ore, approfittai del primo momento di solitudine per piangere molto amaramente. All’improvviso due testoline pelose emerse da dietro il cuscino, premendosi contro la mia faccia, sfregando orecchie e musetto contro di me con sensibile agitazione e asciugando le lacrime a mano a mano che scendevano. Erano Neve e Nina. Chi pensa che i cani non abbiano un’anima, non ha mai guardato un cane negli occhi.
L’amore di un cane è puro. Il cane ti dona una fiducia totale. Non tradirò mai i miei cagnolini. Anche se alcuni discepoli di Belzebù mi chiedono di farlo....
Margot, Lupin, Neve e Nina non si curano di chiedersi se io abbia torto o ragione; non gli interessano se io abbia fortuna o no, se sono ricco o povero, istruito o ignorante, santo o peccatore. Sono i miei compagni e ciò gli bastano. Loro mi saranno accanto per confortarmi, proteggermi e dare, se occorre, per me, la loro. Mi saranno fedeli nella fortuna come nella miseria. Sono i miei cagnolini!
È l'antica amicizia, la gioia di essere cane e di essere uomo, tramutata in un solo animale ("la antigua amistad, la dicha de ser perro y ser hombre convertida en un solo animal que camina moviendo seis patas y una cola con rocío." Pablo Neruda).
Lord Byron disse che “Il cane possiede la bellezza senza la vanità. La forza senza l'insolenza. Il coraggio senza la ferocia. E tutte le virtù dell'uomo senza i suoi vizi.”
Margot, Lupin, Neve e Nina cani sono il mio ponte di unione con il paradiso. Non sanno cosa sia il male né la gelosia né la delusione. Mi amano, e basta.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
sabato 18 agosto 2018
Gabriele ed Alessandro, in bocca al lupo!
Mio figlio Gabriele sta studiando epr diventare Notaio. certo che in una nazione diversa dalla nostra non avrebbe problemi. In una nazione, cioè, dove primeggia la meritocrazia e non la raccomandazione. Stesso discorso vale per l'altro mio figlio Alessandro, grande letterato, che probabilemnte dovrà emigrare all'estero per trovare lavoro. Qui In itralia non cìè posto per chi merita, ma solo per chi è raccomandato. Basta vedere quello che è successo a me nell'ambito del mio lavoro. Fortunatamente tra poco andrò in pensione e non vedrò più le ingiustizuie colossali che orbitano davanti ai miei occhi in ufficio.
Del resto l'Italia, senza più scuola, con moda, design e persino lo sport in declino, con una classe politica sempre più imbelle, è tornata ad essere, come diceva il Principe di Metternich, espressione geografica. La sua industria è stata svenduta dal neo-capitalismo, alleato a politici senza scrupoli. Offesa anche nell'Ambiente, dell'Italia forte e prospera di mezzo secolo fa non resta più nulla.
Il 2 agosto 1847 il principe di Metternich, ministro degli Esteri dell’imperatore d’Austria, scrisse al conte Dietrichstein: «La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono a imprimerle». Sono passati 171 anni ma penso che sì, sia proprio così, oggi il Principe di Metternich avrebbe sacrosanta ragione: l’Italia è un’espressione geografica. Da una classe politica imbelle, ma abilissima a curare i propri interessi materiali, e da un neo-capitalismo ingombrante, arido, legato in modo perverso al potere politico, l’Italia è stata in questi ultimi anni svenduta, sfruttata, offesa, sfigurata. Svenduta a Cina, Francia, Germania; sfruttata appunto da politici senza scrupoli, offesa e sfigurata da neo-palazzinari senza un grammo di gusto, senza un briciolo di senso estetico. L’Ambiente stesso ha ricevuto colpi durissimi, basti pensare al progetto ferroviario Torino-Lione, il famigerato TAV, sprovvisto di ogni carattere di ordine pratico, caldeggiato, imposto da conventicole di affaristi legati (ci risiamo) a una classe politica che per il proprio indecente protagonismo, la propria rumorosa invadenza, i propri, osceni appetiti monetari; dovrebbe soltanto vergognarsi di se stessa – se solo avesse una coscienza. Se fosse sensibile al sacro principio del ravvedimento…
L’Italia di cinquanta o sessant’anni fa rappresentava un Paese all’avanguardia in vari settori. All’avanguardia nella petrolchimica, nella lavorazione della gomma, nell’industria automobilistica, nel Design (non ancora chiamato così), nelle comunicazioni sia stradali che telefoniche, all’avanguardia nell’urbanistica, nel sistema scolastico influenzato da provvidenziali aspetti sociali quali la refezione ogni mattina fra le 10 e le 11: latte, pane, burro e biscotti per gli scolari italiani, ricchi o poveri che fossero, dal Trentino alla Sicilia. L’Italia di allora che, pur uscita dalla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, bene o male sapeva accudire i propri figli, ed era, ed è, terra priva di materie prime.
Che cosa resta di quell’Italia? Nulla. La Nazione se la sono mangiata, a quattro palmenti, non tanto i democristiani, i socialisti, i repubblicani del periodo 1946-1992, quanto i millantatori che sull’onda di Mani Pulite (1992-1993) pretesero di farci credere d’essere “portatori” di “giustizia”, “onestà”, “meritocrazia”: tutto il contrario, come s’è visto. Con Mani Pulite venne sancito, venne avallato, il saccheggio dell’Italia. Si spalancarono le porte a un’iniziativa privata gaglioffa, volgare, perfino becera. Si fecero ponti d’oro a cinesi e indiani i cui “negozi” sfigurano il centro di Roma; sfigurano, con le loro orrende chincaglierie, Corso Vittorio Emanuele, Via Ostiense, Via Marmorata, Via del Corso, e chi più ne ha, più ne metta. Ma s’intende: dobbiamo gelosamente conservarcela la patente di Paese “civile”, “democratico”: quindi, porte aperte a chiunque, ci mancherebbe altro. Questa è la via che porta alla rovina; la via che porta alla sparizione dell’Italia costruita, bene o male, negli ultimi cent’anni.
Il timbro italiano è anch’esso sparito. Sparito nella Moda, sparito nell’edilizia e nell’urbanistica; sparito anche nel Cinema. La nostra edilizia attuale è una paccottiglia di cattivo gusto, di orrenda pretenziosità. La nostra urbanistica, inaugurata negli anni Settanta, è un insulto alle esigenze, alle necessità dell’essere umano.
Nel panorama cinematografico non c’è un Visconti, non c’è un Pietrangeli, un Germi, un Emmer, un Bolognini.
Nella Moda è scomparsa la grisaglia, fresca, assai fresca. Scomparsi il Tweed e il Cachemire. La Gabardina e la Flanella… Non restano che “tessuti” di natura sintetica… L’insulto al Bello.
Certo che oggi l’Italia è un’”espressione geografica”. Il suo Governo nulla conta nel quadro internazionale: non conta nemmeno come “l’asso di picche”. Il suo Sport, nemmeno a parlarne: un disastro la mancata partecipazioneai mondiali di calcio, per non parlare dell’Atletica un tempo dominata da Mennea, Tilli, Pavoni; dalla Simeoni, dalla Dorio.
L’Italia è perciò tornata una espressione geografica! Del resdto l'Italia è un paese nato dalle corporazioni (termine in realtà moderno per indicare le arti). E' infatti un dato acquisito che non può essere rilevata una chiara e diretta continuità con le istituzioni del mondo classico. La diffusa comparsa delle arti – prevalentemente nelle città dell’Italia centro-settentrionale e con tratti distintivi abbastanza generalizzati – è infatti da collocare nella piena età comunale. Le forme di associazionismo artigiano attestate prima del secolo XII erano organismi controllati dall’autorità pubblica, circoscritti ai pochi ambiti lavorativi ritenuti fondamentali per la sussistenza della società cittadina, e risultano limitati a un numero ristretto di centri urbani. Solamente dal terzo decennio del secolo XII, con tempi e sviluppi che variano da contesto a contesto, cominciarono a comparire associazioni artigiane su base volontaria. Collegate in taluni casi con i sodalizi confraternali, queste associazioni erano svincolate dall’autorità pubblica: una novità che testimonia la capacità degli appartenenti ai mestieri di organizzarsi in forme istituzionali proprie e di codificare in piena autonomia norme comportamentali, rese esplicite dalla redazione di statuti. Proprio questi statuti lasciano trasparire come le corporazioni esercitassero un’autorità su di un largo spettro di ambiti e prerogative, a partire dalle relazioni fra i singoli, grazie all’elaborazione di codici etici, fino al disciplinamento del quadro sia della produzione di beni e sia dell’approvvigionamento di materie prime. Non solo, le arti si ponevano come organismi preposti al regolamento delle strutture lavorative, soprattutto nella salvaguardia e nella trasmissione del sapere tecnico attraverso la regolamentazione dell’apprendistato. A questa autorità decisionale va aggiunto l’aspetto religioso, solidale e assistenziale, espletato attraverso il già citato collegamento con le confraternite religiose. L’autorità assunta dalle arti e in particolare la loro funzione di coordinamento e di sostegno delle singole botteghe sollecitavano un’adesione pressoché generalizzata, nonostante in questa prima fase l’iscrizione all’arte non fosse obbligatoria al fine di esercitare un mestiere.
Già a partire dal pieno secolo XII, dunque, le corporazioni assommarono un potere sia economico – attraverso la gestione del settore produttivo, spazio vitale per l’economia cittadina – sia giurisdizionale. L’assunzione di tale connotato quasi pubblico da parte delle corporazioni rese necessario l’instaurarsi di un rapporto dialettico con le istituzioni di governo. Le arti cominciarono così ad acquisire una valenza politica – espressa con modalità ed esiti diversi da città in città – che si avverte già verso la metà del secolo XII.
Comunque il potere economico assunto dalle arti non necessariamente implica uno sviluppo sul piano politico. Se vi furono realtà come Firenze dove le arti guadagnarono l’accesso al potere e mantennero la responsabilità assistenziale attraverso la gestione degli ospedali della città, dal lato opposto dello spettro, in una città pur economicamente importante come Milano, i paratici non riuscirono a trovare un sbocco politico, mentre in altre realtà, come Venezia, nonostante la forte e pervasiva presenza delle associazioni di mestiere che si intersecavano alle confraternite religiose la precoce affermazione del ceto mercantile e la subordinazione delle arti alla magistratura della Giustizia Vecchia mantenne saldamente in equilibrio i poteri, frenando qualsiasi pretesa da parte delle arti.
Va comunque detto che la storiografia ha sottolineato come le corporazioni uscissero trasformate da questa continua dialettica con le istituzioni cittadine: già a partire dagli ultimi decenni del secolo XIII le arti cominciarono a essere ordinate a seconda del peso politico esercitato da ciascuna. Contestualmente cominciarono a perdere il connotato solidaristico delle origini e si trasformarono in organismi con un assetto interno nettamente verticistico. A questa progressiva gerarchizzazione interna contribuirono anche le particolari congiunture economiche di metà secolo XIV che resero necessaria una più accentuata difesa degli spazi d’azione di quanti già appartenevano alle arti. La chiusura è ravvisabile nella tendenza a porre severe limitazioni all’accesso alle corporazioni – e di conseguenza all’esercizio dei mestieri e alla mobilità sociale – a quanti non facevano parte dei nuclei familiari degli iscritti all'arte. Le corporazioni si trasformarono così in gruppi privilegiati; una posizione che tuttavia sarà frenata con l’ascesa delle signorie cittadine e la successiva transizione verso gli stati territoriali. Le istituzioni corporative, ormai considerate come un freno all’autorità pubblica o come un valido strumento per attuare una strategia di controllo sul territorio, cominciarono a subire una politica volta a limitarne l’autonomia.
E' così, difatti. l'Italia L'Italia è sempre stato un Paese "incompiuto": il Risorgimento incompleto, la Vittoria mutilata, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta.
Inftti l’Italia è il porto franco di un paese franco. Un’espressione geografica in cui si possono scaricare migranti presi direttamente dagli scafisti, senza alcuna autorizzazione e senza alcun controllo. La missione delle Ong è racchiusa in un motto elegante: «Fuck Italia» (Fanculo Italia). Non un soccorso, doveroso sempre e comunque. Una consegna.
Come fosse un carico di sigarette o di stupefacenti. In questo modo quei bravi giovani delle Ong non salvano migranti in pericolo: portano clandestini nell’«espressione geografica» d’Europa alimentando le cospicue risorse economiche degli scafisti, che rappresentano ormai – grazie al laissez faire, al laissez passer troppo a lungo consentito dall’Italia – una formidabile lobby finanziaria e politica.
Finora soltanto un paio di Ong hanno firmato il nostro protocollo. Le altre dicono: mai persone armate a bordo. Si dà il caso che le persone armate siano della polizia di uno Stato che ha il pieno diritto di conoscere chi gli viene in casa e con quali modalità arriva. Su questo il governo deve essere fermissimo. Nessuna nave che non rispetta queste regole deve poter attraccare nei nostri porti.
Dobbiamo insomma diventare più protagonisti a difesa dei nostri interessi nazionali per ridurre il numero di quelli che ci considerano una pur importante «espressione geografica».
Per poter ridare una speranza concreta anche ai nostri giovani che cercano lavoro.
Gabriele e Alessandro, in bocca al lupo!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
Del resto l'Italia, senza più scuola, con moda, design e persino lo sport in declino, con una classe politica sempre più imbelle, è tornata ad essere, come diceva il Principe di Metternich, espressione geografica. La sua industria è stata svenduta dal neo-capitalismo, alleato a politici senza scrupoli. Offesa anche nell'Ambiente, dell'Italia forte e prospera di mezzo secolo fa non resta più nulla.
Il 2 agosto 1847 il principe di Metternich, ministro degli Esteri dell’imperatore d’Austria, scrisse al conte Dietrichstein: «La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono a imprimerle». Sono passati 171 anni ma penso che sì, sia proprio così, oggi il Principe di Metternich avrebbe sacrosanta ragione: l’Italia è un’espressione geografica. Da una classe politica imbelle, ma abilissima a curare i propri interessi materiali, e da un neo-capitalismo ingombrante, arido, legato in modo perverso al potere politico, l’Italia è stata in questi ultimi anni svenduta, sfruttata, offesa, sfigurata. Svenduta a Cina, Francia, Germania; sfruttata appunto da politici senza scrupoli, offesa e sfigurata da neo-palazzinari senza un grammo di gusto, senza un briciolo di senso estetico. L’Ambiente stesso ha ricevuto colpi durissimi, basti pensare al progetto ferroviario Torino-Lione, il famigerato TAV, sprovvisto di ogni carattere di ordine pratico, caldeggiato, imposto da conventicole di affaristi legati (ci risiamo) a una classe politica che per il proprio indecente protagonismo, la propria rumorosa invadenza, i propri, osceni appetiti monetari; dovrebbe soltanto vergognarsi di se stessa – se solo avesse una coscienza. Se fosse sensibile al sacro principio del ravvedimento…
L’Italia di cinquanta o sessant’anni fa rappresentava un Paese all’avanguardia in vari settori. All’avanguardia nella petrolchimica, nella lavorazione della gomma, nell’industria automobilistica, nel Design (non ancora chiamato così), nelle comunicazioni sia stradali che telefoniche, all’avanguardia nell’urbanistica, nel sistema scolastico influenzato da provvidenziali aspetti sociali quali la refezione ogni mattina fra le 10 e le 11: latte, pane, burro e biscotti per gli scolari italiani, ricchi o poveri che fossero, dal Trentino alla Sicilia. L’Italia di allora che, pur uscita dalla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, bene o male sapeva accudire i propri figli, ed era, ed è, terra priva di materie prime.
Che cosa resta di quell’Italia? Nulla. La Nazione se la sono mangiata, a quattro palmenti, non tanto i democristiani, i socialisti, i repubblicani del periodo 1946-1992, quanto i millantatori che sull’onda di Mani Pulite (1992-1993) pretesero di farci credere d’essere “portatori” di “giustizia”, “onestà”, “meritocrazia”: tutto il contrario, come s’è visto. Con Mani Pulite venne sancito, venne avallato, il saccheggio dell’Italia. Si spalancarono le porte a un’iniziativa privata gaglioffa, volgare, perfino becera. Si fecero ponti d’oro a cinesi e indiani i cui “negozi” sfigurano il centro di Roma; sfigurano, con le loro orrende chincaglierie, Corso Vittorio Emanuele, Via Ostiense, Via Marmorata, Via del Corso, e chi più ne ha, più ne metta. Ma s’intende: dobbiamo gelosamente conservarcela la patente di Paese “civile”, “democratico”: quindi, porte aperte a chiunque, ci mancherebbe altro. Questa è la via che porta alla rovina; la via che porta alla sparizione dell’Italia costruita, bene o male, negli ultimi cent’anni.
Il timbro italiano è anch’esso sparito. Sparito nella Moda, sparito nell’edilizia e nell’urbanistica; sparito anche nel Cinema. La nostra edilizia attuale è una paccottiglia di cattivo gusto, di orrenda pretenziosità. La nostra urbanistica, inaugurata negli anni Settanta, è un insulto alle esigenze, alle necessità dell’essere umano.
Nel panorama cinematografico non c’è un Visconti, non c’è un Pietrangeli, un Germi, un Emmer, un Bolognini.
Nella Moda è scomparsa la grisaglia, fresca, assai fresca. Scomparsi il Tweed e il Cachemire. La Gabardina e la Flanella… Non restano che “tessuti” di natura sintetica… L’insulto al Bello.
Certo che oggi l’Italia è un’”espressione geografica”. Il suo Governo nulla conta nel quadro internazionale: non conta nemmeno come “l’asso di picche”. Il suo Sport, nemmeno a parlarne: un disastro la mancata partecipazioneai mondiali di calcio, per non parlare dell’Atletica un tempo dominata da Mennea, Tilli, Pavoni; dalla Simeoni, dalla Dorio.
L’Italia è perciò tornata una espressione geografica! Del resdto l'Italia è un paese nato dalle corporazioni (termine in realtà moderno per indicare le arti). E' infatti un dato acquisito che non può essere rilevata una chiara e diretta continuità con le istituzioni del mondo classico. La diffusa comparsa delle arti – prevalentemente nelle città dell’Italia centro-settentrionale e con tratti distintivi abbastanza generalizzati – è infatti da collocare nella piena età comunale. Le forme di associazionismo artigiano attestate prima del secolo XII erano organismi controllati dall’autorità pubblica, circoscritti ai pochi ambiti lavorativi ritenuti fondamentali per la sussistenza della società cittadina, e risultano limitati a un numero ristretto di centri urbani. Solamente dal terzo decennio del secolo XII, con tempi e sviluppi che variano da contesto a contesto, cominciarono a comparire associazioni artigiane su base volontaria. Collegate in taluni casi con i sodalizi confraternali, queste associazioni erano svincolate dall’autorità pubblica: una novità che testimonia la capacità degli appartenenti ai mestieri di organizzarsi in forme istituzionali proprie e di codificare in piena autonomia norme comportamentali, rese esplicite dalla redazione di statuti. Proprio questi statuti lasciano trasparire come le corporazioni esercitassero un’autorità su di un largo spettro di ambiti e prerogative, a partire dalle relazioni fra i singoli, grazie all’elaborazione di codici etici, fino al disciplinamento del quadro sia della produzione di beni e sia dell’approvvigionamento di materie prime. Non solo, le arti si ponevano come organismi preposti al regolamento delle strutture lavorative, soprattutto nella salvaguardia e nella trasmissione del sapere tecnico attraverso la regolamentazione dell’apprendistato. A questa autorità decisionale va aggiunto l’aspetto religioso, solidale e assistenziale, espletato attraverso il già citato collegamento con le confraternite religiose. L’autorità assunta dalle arti e in particolare la loro funzione di coordinamento e di sostegno delle singole botteghe sollecitavano un’adesione pressoché generalizzata, nonostante in questa prima fase l’iscrizione all’arte non fosse obbligatoria al fine di esercitare un mestiere.
Già a partire dal pieno secolo XII, dunque, le corporazioni assommarono un potere sia economico – attraverso la gestione del settore produttivo, spazio vitale per l’economia cittadina – sia giurisdizionale. L’assunzione di tale connotato quasi pubblico da parte delle corporazioni rese necessario l’instaurarsi di un rapporto dialettico con le istituzioni di governo. Le arti cominciarono così ad acquisire una valenza politica – espressa con modalità ed esiti diversi da città in città – che si avverte già verso la metà del secolo XII.
Comunque il potere economico assunto dalle arti non necessariamente implica uno sviluppo sul piano politico. Se vi furono realtà come Firenze dove le arti guadagnarono l’accesso al potere e mantennero la responsabilità assistenziale attraverso la gestione degli ospedali della città, dal lato opposto dello spettro, in una città pur economicamente importante come Milano, i paratici non riuscirono a trovare un sbocco politico, mentre in altre realtà, come Venezia, nonostante la forte e pervasiva presenza delle associazioni di mestiere che si intersecavano alle confraternite religiose la precoce affermazione del ceto mercantile e la subordinazione delle arti alla magistratura della Giustizia Vecchia mantenne saldamente in equilibrio i poteri, frenando qualsiasi pretesa da parte delle arti.
Va comunque detto che la storiografia ha sottolineato come le corporazioni uscissero trasformate da questa continua dialettica con le istituzioni cittadine: già a partire dagli ultimi decenni del secolo XIII le arti cominciarono a essere ordinate a seconda del peso politico esercitato da ciascuna. Contestualmente cominciarono a perdere il connotato solidaristico delle origini e si trasformarono in organismi con un assetto interno nettamente verticistico. A questa progressiva gerarchizzazione interna contribuirono anche le particolari congiunture economiche di metà secolo XIV che resero necessaria una più accentuata difesa degli spazi d’azione di quanti già appartenevano alle arti. La chiusura è ravvisabile nella tendenza a porre severe limitazioni all’accesso alle corporazioni – e di conseguenza all’esercizio dei mestieri e alla mobilità sociale – a quanti non facevano parte dei nuclei familiari degli iscritti all'arte. Le corporazioni si trasformarono così in gruppi privilegiati; una posizione che tuttavia sarà frenata con l’ascesa delle signorie cittadine e la successiva transizione verso gli stati territoriali. Le istituzioni corporative, ormai considerate come un freno all’autorità pubblica o come un valido strumento per attuare una strategia di controllo sul territorio, cominciarono a subire una politica volta a limitarne l’autonomia.
E' così, difatti. l'Italia L'Italia è sempre stato un Paese "incompiuto": il Risorgimento incompleto, la Vittoria mutilata, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta.
Inftti l’Italia è il porto franco di un paese franco. Un’espressione geografica in cui si possono scaricare migranti presi direttamente dagli scafisti, senza alcuna autorizzazione e senza alcun controllo. La missione delle Ong è racchiusa in un motto elegante: «Fuck Italia» (Fanculo Italia). Non un soccorso, doveroso sempre e comunque. Una consegna.
Come fosse un carico di sigarette o di stupefacenti. In questo modo quei bravi giovani delle Ong non salvano migranti in pericolo: portano clandestini nell’«espressione geografica» d’Europa alimentando le cospicue risorse economiche degli scafisti, che rappresentano ormai – grazie al laissez faire, al laissez passer troppo a lungo consentito dall’Italia – una formidabile lobby finanziaria e politica.
Finora soltanto un paio di Ong hanno firmato il nostro protocollo. Le altre dicono: mai persone armate a bordo. Si dà il caso che le persone armate siano della polizia di uno Stato che ha il pieno diritto di conoscere chi gli viene in casa e con quali modalità arriva. Su questo il governo deve essere fermissimo. Nessuna nave che non rispetta queste regole deve poter attraccare nei nostri porti.
Dobbiamo insomma diventare più protagonisti a difesa dei nostri interessi nazionali per ridurre il numero di quelli che ci considerano una pur importante «espressione geografica».
Per poter ridare una speranza concreta anche ai nostri giovani che cercano lavoro.
Gabriele e Alessandro, in bocca al lupo!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
martedì 17 luglio 2018
l'Atletico Madrid ha vinto il mondiale russo
Sono un tifoso dell'Atletico Madrid e posso
dire che la mia squadra può sorridere, in maniera convinta, dopo il Mondiale di
Russia: sono davvero tante le stelle che hanno brillato di luce propria durante
la competizione iridata, che si è conclusa con la vittoria della Francia ma che
ha visto davvero tanti colchoneros mettersi in evidenza. I tre campioni del
mondo, certamente, ma non solo: se Antoine Griezmann si è consacrato come uno
dei calciatori più completi e forti del pianeta, al suo fianco si è espresso al
meglio un talento come Lucas Hernandez, titolare fisso sulla corsia mancina,
mentre Deschamps non ha avuto bisogno dell'apporto di Thomas Lemar, che pure
era stato il grande colpo della Liga prima dell'inizio delle ostilità in
Russia. Grande esperienza in Russia per Diego Godin e José Maria Gimenez, che
hanno costruito un vero muro per l'Uruguay, in grado di fermare persino
Cristiano Ronaldo. Sebbene a Madrid Simeone non li usi sovente insieme, questo
Mondiale ha confermato un affiatamento super che potrebbe fare molto comodo ai
colchoneros. Sebbene sia stata la Francia a ottenere coppa e gloria, quello
appena concluso è stato senza dubbio anche il Mondiale della Crozia: Sime
Vrsaljko ha disputato sette gare di altissimo livello, confermando uno degli
esterni più capaci d'Europa e non solo. Bene anche il collega Filipe Luis, che
ha raccolto l'eredità di Marcelo dopo l'infortunio, mentre chi non ha certo
brillato sono proprio gli spagnoli Saul (mai utilizzato dopo un Europeo Under
21 stellare) e Koke, che avranno comunque modo di rifarsi con il club. Molto
meglio, anche se il suo Mondiale è durato poco, Diego Costa. Aúpa Atleti siempre! Mario Pulimanti (Lido di
Ostia –Roma)
Soy un fan del Atlético de Madrid y puedo decir
que mi equipo puede sonreír, tan convencido, después de la Copa Mundial de
Rusia: hay tantas estrellas que han brillado espléndidamente durante la
competición Campeonato Mundial, que terminó con la victoria Francia, sino que
realmente se ha visto muchas colchoneros salir. Los tres campeones del mundo, sin
duda, pero no sólo si Antoine Griezmann se consagró como uno de los jugadores
más completos y fuertes en el planeta, a su lado se expresó mejor un talento
como Lucas Hernández, papel regular en el carril de la izquierda, mientras
Deschamps no tenía necesidad de ingesta de Thomas Lemar, que también había sido
un gran éxito en la Liga antes del comienzo de las hostilidades en Rusia. Gran
experiencia en Rusia por Diego Godin y José María Giménez, que han construido
un muro real para Uruguay, incapaz de detener incluso Cristiano Ronaldo. A
pesar de que Simeón en Madrid no se utilicen con frecuencia juntos, esta Copa
Mundial ha confirmado una armonía súper que podría hacer muy conveniente para
colchoneros. Si bien era la Francia para conseguir la copa y la gloria, la que
acaba de terminar no hubiera sido sin duda el Mundial Crozia Sime Vrsaljko ha
jugado siete partidos al más alto nivel, lo que confirma uno de los más capaces
en Europa y no sólo externa. También buen colega Filipe Luis, que recogió el
legado de Marcelo después de la lesión, mientras que los que ciertamente no son
precisamente el brillo españoles Saúl (nunca utilizado después de un estelar de
Europa Sub-21) y Koke, que todavía tendrá una forma de reconstruir con el club.
Mucho mejor, aunque su mundo no duró mucho tiempo, Diego Costa. Aupa Atleti
siempre! Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)Perciò io, i miei figli Gabriele ed Alessandro Pulimanti insieme ai
nostri 4 cagnolini Margot, Lupin, Neve e Nina in coro cantiamo: "Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri Simonetta, tanti auguri a te!!!!!!!"
la foto é di qualche
anno fa con io Simonetta più giovani e Gabriele ed Alessandro molto piccoli....
lassismo.
Dopo ciò che ho subito sono ora fortemente convinto che Ostia Ponente sia un quartiere ghetto, teatro dello spaccio, del degrado, della criminalità ai livelli d Secondigliano, Scampia, Forcella e i Quartieri Spagnoli a Napoli, Librino a Catania, Quarto Oggiaro a Milano, Begato a Genova, Corviale a Roma, Arghillà a Reggio Calabria, Zen a palermo, San Paolo a Bari.
Dopo ciò che ho subito sono ora fortemente convinto che Ostia Ponente sia un quartiere ghetto, teatro dello spaccio, del degrado, della criminalità ai livelli d Secondigliano, Scampia, Forcella e i Quartieri Spagnoli a Napoli, Librino a Catania, Quarto Oggiaro a Milano, Begato a Genova, Corviale a Roma, Arghillà a Reggio Calabria, Zen a palermo, San Paolo a Bari.
venerdì 15 giugno 2018
Violenza a Ostia Ponente (Nuova Ostia)
Violenza a Ostia Ponente (Nuova Ostia)
Episodi di violenza a Ostia Ponente sono all’ordine
del giorno. Cassonetti bruciati. Giornalisti aggrediti e minacciati. Basti
pensare, ad esempio, alle angherie subite da Federica Angeli, cronista di Repubblica che
vive sotto scorta da tanto tempo o l’aggressione nei confronti di Daniele
Piervincenzi, cronista della trasmissione tv Nemo, che è finito all’ospedale
con il naso fratturato. Ostia Nuova, che sembra Scampia, nel totale controllo
dei clan. Ma siamo a Roma. E al posto di Gomorra, hanno girato invece Suburra. L’altra mattina anche io, in quella zona,
sono stato vittima di un episodio di prepotenza. Infatti, mentre passeggiavo
sul Lungomare Duca degli Abruzzi con i miei piccoli Jack Russell, Margot e Lupin sono stato selvaggiamente aggredito prima verbalmente
poi anche fisicamente davanti alle macerie del chiosco Punta Ovest, sul
lungomare di Ponente di Ostia, da un individuo che staziona stabilmente in
questa struttura illegittima abbattuta dalle ruspe, seduto su una vecchia sedia
tra travi sporgenti, ferri arrugginiti ed immondizia. L'energumeno si lamentava (in modi
violentemente aggressivi, prima con le parole e poi con le mani) del fatto che
Margot aveva osato calpestare una aiuola adiacente alla spiaggia (Margot lo
aveva fatto per inseguire una lucertola, ma io l'avevo prontamente ripresa). A
questo punto ritengo che sia necessario sconsigliare a tutti di frequentare la
zona Ponente di Ostia, cioè la Nuova Ostia strappata ai clan e alla mafia, da
sempre preda di abusi e lassismo. Tanto è verto che sono ora fortemente
convinto che Ostia Ponente sia un quartiere ghetto, teatro dello spaccio, del
degrado, della criminalità ai livelli d Secondigliano, Scampia, Forcella e i
Quartieri Spagnoli a Napoli, Librino a Catania, Quarto Oggiaro a Milano, Begato
a Genova, Corviale a Roma, Arghillà a Reggio Calabria, Zen a Palermo e San
Paolo a Bari. A Ostia Ponente servono molte persone come Federica
Angeli. Difatti l’informazione, libera e coraggiosa, può e deve essere un alleato
prezioso per chi questo territorio prova a cambiarlo, impegnandosi per
l’avanzamento dei diritti delle persone, strumento imprescindibile per
sottrarre spazio alle mafie e ai loro fiancheggiatori. Altrimenti, per non
subire atti di violenza come quello che io ho subito l’altro giorno, sono
obbligato ad andarmene. Per non invecchiare in una Ostia che ad un chilometro
da Piazza Anco Marzio, il salotto buono della città, c’è un territorio e un
reticolo di strade (piazza Gasparri, Via Forni, Via Cagni, ex chioschi di
Lungomare Duca degli Abruzzi vicino al Porto) dove lo Stato non c’è ed è tutto
in mano alla mafia. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
giovedì 28 dicembre 2017
Buon Natale, papà! Buon Natale mamma!
Buon Natale, papà! Buon Natale mamma!
Mi trovo a Collevecchio. Davanti al camino, sfoglio
un album di fotografie. Sorrido vedendo le foto dei miei genitori.
Papà, Antonio
Valeriano Pulimanti. 20 aprile 1992.
Pasquetta amara. Quel giorno mio padre è morto. Ne è passato di tempo, ormai,
ma il ricordo è ancora vivo. Bruciante. Proprio come allora. Se ne è andato
all'ora di pranzo. Poco prima di addormentarsi, mi chiama. Sono le undici di
una pasquetta amara. Maledetta. "Mariuccio, ho appena fatto un sogno. Mi
sono spaventato un pò", mi dice. "Vuoi una camomilla?" rispondo.
"No. Stai qui. Ti ricordi quando eri piccolo, e ti raccontavo tutte le
sere una storia per farti dormire?" "Sì" replico.” Ne vuoi
sentire ora una?" "Ma, papà, sono grande per sentire ancora le
favole" "Allora ti racconterò una storia vera" mi dice. "Ma
le storie vere non finiscono sempre come vorresti tu". "Non importa,
Mariuccio". L'abbraccio forte. Non fa in tempo a raccontarmi nessuna storia,
si addormenta subito. Per l'ultima volta. Per sempre. Sul suo comodino, un
libro di Neruda. Stava leggendo questa poesia prima che mi chiamasse. "... Si muero sobreviveme con tanta
fuerza pura que despiertes la furia del pàlido y del frìo. Es una casa tan
transparente la ausencia que yo sin vida te veré vivir y si sufres, mi amor, me
moriré otra vez (.. Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura che tu risvegli
la furia del pallido e del freddo. E' una casa sì trasparente l'assenza che
senza vita io ti vedrò vivere e se soffri, amor mio, morirò
nuovamente....)". Ancora oggi, ogni tanto, mi torna in mente quella
faccenda..... E questa cosa mi accompagna e stranamente non mi fa paura. Da
quando papà non c’è più, mi sento ancor più legato a lui. Perché mi manca.
Probabilmente è il segno di una volontà che ci vuole legati per sempre. Mi
manca il suo umorismo, la sua acuta osservazione degli altri. Mi manca la sua
educazione, la sua cultura che non esibiva mai. Mi mancano i giorni di Natale
passati insieme a lui. Mi mancano le sue parole, i suoi messaggi, le sue
battute con i tempi comici perfetti. Mi manca la sua faccia tonda, aperta e
fiduciosa. Con un accenno di opulenza che lui per altro portava con molta
leggerezza. Mi manca la sua stuzzicante ingenuità sempre pronta a rilevarsi in
un sorriso. “La vita è solo un sogno.” Quella frase, le ultime parole di un
uomo che credevo invincibile. Immortale. Mi manchi, papà.
Mamma, Ernesta Aloisi. 29 luglio 2012. Ricordo il
dottore dell’ospedale San Camillo, col viso di falco, dirmi “sua madre è
deceduta!”. Era stata operata per la rottura del femore. Un intervento
perfetto. La fase post operatoria sembrava procedere regolarmente. Ma attorno
alle sei di pomeriggio del giorno dopo, domenica 29 luglio, il suo cuore
smetteva di battere. Non si sa da dove sia partita l’embolia. Mamma. Mi ha
sempre difeso come una leonessa difende i suoi cuccioli, anche a costo di
subire biasimi e critiche. Accendo la radio. “…poi mi viene in mente, se mi
metto lì a pensare, il bacio di una madre come solo lei sa dare…”. Diamine, non
potevano scegliere un altro momento per trasmettere “Come Gioielli” di Eros
Ramazzotti! Mamma. Lei, che mi ha guarito i graffi e le ferite con una carezza
magica. Lei, un posto caldo dove ho trovato sempre un abbraccio. Lei, con quell’odore
di buono che mi faceva tornare bambino. Lei, che mi lasciava andare anche se
avrebbe voluto tenermi stretto a sé. Lei, una canzone nella notte. Lei, una
ninna nanna speciale. Lei, uno sguardo che non aveva bisogno di parole. Lei,
quella che sapeva, sempre, cosa era la cosa migliore per me. Lei, quella mano
che mi ha tenuto mentre traballando imparavo a camminare. Lei, il bum bum del
cuore che sentivo appoggiando la testa sul suo petto. Lei, mamma, una parola:
la prima che ho detto. Lei, mamma, un sorriso: il primo che ho visto. Lei,
mamma, una voce: la prima che ho udito. Lei, mamma, un sapore: il primo che ho
assaggiato. Lei, mamma, una culla: la prima che ho avuto. Lei, mamma, che
soffrendo mi ha fatto nascere. Lei, che mi ha parlato nel cuore della notte.
Quando tutto il mondo era addormentato. E nessuno, tranne me, udiva le sue
parole. E, tenendomi fra le braccia, mi avvolgeva di un amore che aveva una
forza inaudita. In questa foto avevo sei anni. “Vieni!” sembra dirmi,
prendendomi la mano per condurmi a casa. Mi manchi, mamma. Queste sono le cose
che ho perduto. Ricordi… Tornano sempre, anche quando non dovrebbero… Brandelli
di passato. Stilettate di dolore, di angoscia.
Questo é il venticinquesimo Natale che papà non c’è
più.
Questo é il sesto Natale senza mamma.
Ora vorrei tanto telefonare per dire, sottovoce, che
li voglio sempre bene. Che li ricordo com’erano veramente: due genitori
speciali… Intelligenti. Soprattutto, buoni.
Buon Natale, papà!
Buon Natale, mamma! Quando mi
addormento in poltrona, mentre nel camino il fuoco si spegne lentamente, sulle
pagine lucide dell’album spiccano ancora le tracce delle mie lacrime.
Mario
Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
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