mercoledì 11 maggio 2011

Cavolo, mi hanno rubato la macchina!


Esco per accompagnare Alessandro a scuola.
Ci dirigiamo a Piazza Cutinelli Rendina, dove ieri ho parcheggiato la macchina.
Ford Fiesta.
Azzurra.
Carrozzeria Berlina.
“Papà...papà...” sussurra Alex tra i denti.
“Papà cosa?”, sussulto scrutando già in panico la strada.
“Dove hai messo la macchina?”
Come un lampo che arriva a ciel sereno il tempo si ferma, quei secondi di stasi che precedono le prime gocce di un temporale.
Tutto sembra immobile e statico.
Sgomento, paura e panico....
Poi mi rendo conto.
Il lampo acceca la mia mente, distogliendola da quel torpore che per un attimo l’ha resa priva di ogni smorfia, di ogni battito di ciglia.
“Oh Signore!” esclamo “La macchina...si sono fregati la macchina!...porca troia!”
Squilla il telefonino. E’ mio fratello.
“Pronto? Stefano?...”
“ Ciao Mario! Come stai?”
“Come uno che sta affogando in un porcile...”
“Che succede? Qualche problema?”
“Sì!”
“Dimmi, che è successo?”
“Mi hanno fregato la macchina! Era parcheggiata qui, ora non c'è più!"
“Mario…ma che cosa stai dicendo?”
“Dico la verità...ti stupisci ancora che succedano simili cose?”
“Ma cosa ci fanno?... La tua macchina é del ’99!”
“Sarà stata pure dell’altro secolo, ma ora sto a piedi!”
“Non ti preoccupare, piuttosto ora chiama la Polizia" sentenzia. E riattacca.
Dolore.
Pulsazioni di una emicrania.
Inevitabile.
Ma certo non giusto.
Mi vergogno della mia fragilità, del mio mal di testa.
Ecco: sono un paranoico terminale.
Ma cavolo, mi hanno rubato la macchina!
Ecco Gabriele.
Lo informa dell’accaduto.
Gabry. Alex.
Giovani, articolazioni sciolte, infinite possibilità.
Stufi dei miei lamenti mi consigliano di pensare a chi sta veramente male.
Rispondo: si tengano pure la loro, di sofferenza.
Io mi tengo la mia.
Ottimi persuasori, comunque. Sto già molto meglio.
Va bene, va bene. Vado alla Stazione di Polizia. Anzi, no. Da quella dei Carabinieri. Mi è più vicina.
Vediamo di chiudere questa storia al più presto!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

mercoledì 4 maggio 2011

PROFUMO DI MARE


Ceno.
Gabriele esce. Pure Alessandro. Simonetta non c’é.
Bevo un bicchiere d’acqua e guardo l’orologio sul muro. 22,00.
Mi affaccio sul balcone.
Con la bottiglia in mano, guardo la chiara notte d’estate.
Sotto la mia finestra c’è una spiaggetta.
Dei neodiplomati mezzi ubriachi si stanno schizzando l’uno con l’altro, infradiciandosi i vestiti.
Guardo il mare scuro.
“Questa è casa mia” penso.
Rientro a casa.
Mi siedo sul divano.
Chiudo gli occhi e sento ondeggiare la stanza: ho bevuto troppo vino.
Poso il bicchiere sullo scolapiatti e mi rendo conto di avere ancora fame.
Devono esserci dei cracker nella credenza.
“Cazzo!” impreco.
Solo grissini.
Perfetto: esco.
Appena fuori, a Corso duca di Genova, alzo la faccia verso il cielo e prendo qualche bel respiro profondo.
Attraverso Piazza Cutinelli Rendina.
Passo per Via delle Triremi.
Arriva a Piazza Scipione l’Africano
Mi riempio i polmoni e tengo le braccia verso il mare. “Adoro Ostia”.
Mi fermo a comprare un gelato al bar di Gioacchino.
Passeggio sul lungomare Paolo Toscanelli.
Direzione. Pontile.
Mi incuriosisce la coppia di persone cha cammina davanti a me.
Se vedete due uomini in giacca e cravatta, entrambi con una borsa di pelle, uno dei quali regge in mano un mazzetto di giornalini su cui campeggia minacciosa la scritta “Svegliatevi”, cosa pensate?
Guarda che bella cravatta?
Quest’uomo mi ricorda qualcuno?
No, no, fidatevi. La quasi totalità delle persone non classifica dette manifestazioni dei suoi sensi come persone, o vestiti, o altro: pensa semplicemente “Tò, i Testimoni di Geova” e, se può, cambia strada.
Sono sicuri che siamo la fine del mondo è vicina, basandosi su ciò che è scritto nell’Apocalisse di Giovanni. Nella Bibbia.
Sbagliano. Vangelo di Matteo. Capitolo ventiquattro, versetto trentasei. Gesù parla della venuta della fine del mondo. “Ma quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno li sa, nemmeno gli angeli del cielo”.
Anche il versetto quattro, che dice di non credere a chi predice la fine dei giorni, è interessante: “Badate che nessuno vi seduca. Perché molti verranno nel mio nome”. Mi sembra chiaro. Nessuno sa quando sarà la fine del mondo. E non bisogna credere a chi dice che la fine del mondo è vicina, anche quando si presenta come emissario del Signore.
Quindi, c’é una contraddizione.
Quindi: se ciò che è scritto nella Bibbia è tutto vero, sono degli impostori.
D’altra parte, se quello che c’è scritto nella Bibbia non è necessariamente tutto vero, sono degli illusi. Non scordiamoci che la Bibbia è lo stesso libro che dice che il Sole gira intorno alla Terra, la quale avrebbe circa diecimila anni. In un testo che fornisce queste informazioni, se permettete, io non nutro una fiducia incondizionata, tale da prendere alla lettera tutti ciò che vi è scritto. Permettetemi di essere pignolo: é un libro che, in certi punti, andrebbe riletto con occhi attuali.
In entrambi i casi, non vedo perché uno dovrebbe dargli retta.
In ogni caso, sono fanatici. Io non sopporto i convinti.
Non ho niente contro le altre persone, finché si comportano in modo razionale e non travalicano la mia libertà.
Il che avviene piuttosto di rado.
La tua libertà finisce dove inizia quella degli altri.
In poche parole: ho le mie convinzioni, ma non ti impedisco di fare nulla. Non interagisco con la tua libertà.
Invece il mondo è pieno di persone che litigano, alla strenua difesa delle proprie idee.
La storia è piena di tali episodi.
Pensate, per esempio, a Cesare e Antonio.
Pensate a Churchill e Stalin.
Pensate a Zidane e Materazzi.
Arrivato a Piazza dei Ravennati, mi guardo alle spalle.
Poi attraverso la strada.
E’ mezzanotte passata.
E’ una sera fresca, senza vento.
Qualcosa dentro di me si è finalmente sciolto: l’iceberg che nei lunghi mesi invernali mi aveva oppresso non c’è più e la brezza marina mi da un senso di leggerezza.
Respiro l’aria fresca della chiara notte estiva e passo davanti all’ Old Wild West, che è definito un “Ristorante Tex Mex Steak House”.
Old Wild West. E’ qui che sta lavorando il ventiquattrenne Gabriele. Così si paga pure l’università.
Tra poco si laurea. In Legge. Come me.
Tre esami. Più la tesi. E vai!
Alessandro, 17 anni, invece è al penultimo anno del Classico.

Eh, sì: ho 2 figli che studiano, che studiano veramente, come il nipote di Totò e Peppino nella famosa lettera.

Saluto velocemente Gabriele. Riprendo a camminare.

Via Cardinal Ginnasi.

Giro per via dei Pallottini.

Passo davanti al Teatro Nino Manfredi, gestito da Luciano, Paolo e Felice.
Gli occhi mi brillano.
Non fingo, non esagero: sono amici.
Piazza della Stazione Vecchia. Piazzale della Posta. Incrocio Via Orazio dello Sbirro, Via Stefano Cansacchi, Via Giuliano da Sangallo, Via Pietro Ercole Visconti, Via delle Sirene, Via Franco Mezzadra, Piazza delle Repubbliche Marinare. Mi fermo poco prima di Via Francesco Grenet. Per l’esattezza, al 253 di Corso Duca di Genova. Sono arrivato a casa.
Tutti si impegnano al massimo per smuovere le cose.
Io, non più.
Mi sono arreso.
Da uno come me, cos’altro vi aspettate?
Gesù! Nel cassetto, al posto della novalgina, trovo una foto sbiadita: io e papà alla piscina del Foro Italico Avevo 8 anni. Lui 37. Dietro a noi, zio Gianni.
Prendo la foto, la osservo per un paio di secondi, fissandola con una luce intensa negli occhi.
Diamine, papà, perché non sei qui?
Chiudo gli occhi e lo vedo come se lo avessi davanti.
Poi riprendo la foto e la lascio lì, nel cassetto.
Stringo i pugni: non ho più il mal di testa.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).

martedì 19 aprile 2011

Manfridi al Manfredi


Il presidente del teatro Manfredi, Luciano Colantoni, ci invita tutti quanti al teatro stasera e domani.
Seguite il suo consiglio.
Non lo deludete....
altrimenti....
"Lucia chiudi tutto...."


...............

Lo spettacolo "Paesaggi: cronache e altre storie" è tratto dagli scritti di Giuseppe Manfridi uno dei più importanti autori italiani contemporanei (Anja, Ultrass.....) e diretto da Claudio Boccaccini (Anja, Sottobanco, Aspettando Godot, Per il resto tutto bene....).
19 giovani interpreti attraverso musiche,balli, brani ...recitati, danno vita ad una sorta di viaggio immaginario realizzando così uno spettacolo colorato e immenso pieno di divertimento e poesia.

Costo del biglietto intero € 12.00, ridotto abbonati € 10.00.

Info/ prenotazioni 0656324849

Cordialità

Luciano Colantoni

martedì 12 aprile 2011

Il teatro si chiude (ci vediamo a Collevecchio)




Ci vuole coraggio.
Per vivere.
Un coraggio da eroi.
A quanti fiumi di ingiustizia bisogna assistere in una vita intera.
Un’inondazione ininterrotta.
Ci sarebbero tutti i presupposti per effettuare una sequenza multipla di omicidi e andare a dormire candidi e rilassati, senza rimpianti.
L’ho capito solo ora.
Ora che nulla può più alterare il mio battito cardiaco.
Qualche volta ho inciampato, convulso, nella mancanza di senso di quello che stavo facendo e questi attimi laceranti mi hanno fatto soffrire come un cane zoppo e randagio.
Tutte le repliche hanno una fine.
E finiscono pure tutti i copioni.
E io sto esaurendo gli uni e gli altri.
Il teatro si chiude.
Torno a casa.
Mi infilo a letto.
Fuori sta piovendo.
Mi addormento.
E, dopo anni di mancanza, faccio un sogno.
Questo.
Ho nove anni e papà mi tiene per mano.
Sposto lo sguardo alla mia destra e anche mio nonno mi tiene per mano.
Camminiamo lungo via del Cavone, in un sabato mattina assolato ed invernale che non tornerà mai più.
Indosso, con orgoglio adulto, un piccolo cappotto marrone.
Fa freddo ma io ho le mani calde.
E sono felice. Perché sono al sicuro.
Come non lo sono stato mai più.
Loro sono allegri.
Poi, all’improvviso, senza motivo, domando quando accadrà che loro moriranno.
E loro, senza scomporsi, con grande sicurezza, mi dicono che loro non moriranno.
Io ci credo.
E sorrido mentre guardo, intorno a me, una campagna ancora pulita.
Invece mi stavano mentendo.
E, da quell’istante, sono cominciati tutti i miei guai.
E tutte le mie gioie.
Il sole è tramontato.
Il sogno è terminato.
Ma io, da quel momento, non mi sono più svegliato.
Ancora un attimo, papà.
Arrivo, arrivo.
Ci vediamo a Collevecchio.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

lunedì 11 aprile 2011

Buona Pasqua, papà! (L'amore si nutre di amore)




Ricordo mio padre. Antonio Valeriano Pulimanti.
La morte se l’è venuto a prendere un giorno di Pasquetta. Del novantadue.
Roma era un lungo tramonto.
Ma non fa niente, papà.
La morte non fa proprio niente quando poco prima che ti addormentassi, fortunatamente, io, Stefano e Antonella, tutti insieme ti avevamo promesso che quel dolore che sentivi non era nulla.
Noi saremmo rimasti, per tutto il resto della vita, i tuoi figli.
Ecco, questo siamo stati. I tuoi figli, insostituibili.
L’amore è l’insostituibilità.
Solo i figli sanno difendere i genitori.
Con una forza che li rende potentissimi.
E invincibili.
Io all’amore, ci credo.
Papà, ti voglio ragguagliare su cosa ti sei perso in questi ultimi venti anni, dopo la tua morte.
I telefoni cellulari.
Un cumulo di musica di merda.
I televisori al plasma.
La tivvù privata prima e la tivvù via cavo poi.
Plotoni di vegetariani che rompono i coglioni.
La morte dei negozi di dischi.
Le lampadine a basso consumo che fanno una luce di merda.
L’Ikea e i mobili tutti uguali nelle case da Pantelleria a Milano.
Il cambio di una classe politica corrotta con una nuova ugualmente corrotta ma più volgare.
Il tonno fresco col sesamo su tutte le barche degli arricchiti.
Il sesamo tra i denti e dunque il boom del filo interdentale.
I cinesi a tonnellate nei quartieri vicini alle stazioni.
Le colf ucraine, dominicane, rumene, albanesi, marocchine.
Terremoti e inondazioni.
Suicidi di imprenditori e uomini politici che pensavano che andare in carcere non stesse bene, un atto di maleducazione davvero intollerabile nei loro confronti.
Computer sparpagliati ovunque.
Ragazze di Tallin, Riga, Vilnius. Capitali di Estonia, Lettonia, Lituania.

Voragini senza la terraferma alla fine.
Insomma una serie di cose.
Mi sono rotto il cazzo, papà.
Sorrido mentre guardo il mare di Ostia ancora pulito.
E tutte le mie gioie.
Ma ora il sole è tramontato.
Il sogno è terminato.
Fuori, al di là dell’amore, è tutto uno stupro.
Papà, ancora un attimo, che ci sono.
Sì, sì...ora vorrei tanto telefonarti per dirti, sottovoce, che ti voglio sempre bene. Che ti ricordo com’eri veramente: un papà speciale. Un papà intelligente. Soprattutto un papà buono.
Buona Pasqua, papà!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).

mercoledì 6 aprile 2011

Come gabbiani in amore


Mi trovo vicino alla spiaggia di Castel Porziano, tra il mare e la macchia mediterranea delle tenute di Capocotta e Castel Porziano.



E’ una delle pochissime aree del litorale in cui la natura non ha lasciato il posto a palazzi e stabilimenti balneari.
Sta piovendo.
E io sto in bici.
Tremo.
Tiro su la bici e mi metto a pedalare lungo il lungo il sentiero, senza quasi accorgermi della pioggia.
Circa quattrocento metri più avanti, al centro di una radura tra le dune e il settimo cancello, c’è una grossa, bassa villa circondata da una recinzione sulla quale alcuni discreti cartelli avvertono che è proprietà privata.
Non si vedono luci, nonostante il buio provocato dal temporale.
Appoggio la bici a un cespuglio e percorro un viottolo in salita, che si inoltra tra la vegetazione giallastra e malsana e le felci verdi simili a merletti.
Quando arrivo in cima ala duna il vento sembra volermi buttare giù..
E’ uno shock, una volta in cima alla duna, trovarmi di fronte questo spettacolo, questo dell’impenetrabile emisfero grigio di nubi in corso e il mare gonfio di onde che si schiantano contro la riva in una continua, furibonda detonazione.
Alla mia destra la costa bassa e sabbiosa si allontana con un curva di circa un chilometro e mezzo e termina nella scogliera del settimo cancello, che sporge nel mare avvolta in una nebbia di spruzzi.
Mi detergo meglio gli occhi dalla pioggia per vedere meglio e penso.
Il vento sibila come un nazionalista di riguardo, sollevando spruzzi dalla superficie delle onde, lanciandole sulla spiaggia simili ai liquidi profili di un contingente di invasione, ma a metà spiaggia questi spruzzi si dissolvono.
Poi, il temporale si spegne improvvisamente.
Tiro un sospiro di sollievo, come se fossi stato strappato alla morte.
Tornando a casa, prendo una strada diversa da quella che ho percorso prima.
E’ un crepuscolo umido e cupo, come se uno dei nuvoloni del temporale non ce l’abbia fatta a squarciarsi, ma sia calato lentamente a terra insediandosi sulla spiaggia.
Sono felice come un bambino bello.
Inoltrandomi verso casa, vedo alcuni gabbiani, che volavano bassi con i lenti movimenti delle loro ali grigie. "Sono in amore", penso.
Il piacere del sesso lo hanno tutti gli animali, o almeno quasi tutti credo.
Come noi umani.
Il sesso, la ginnastica più popolare della storia.
Ma è solo adrenalina che pompa a tremila per sette minuti e ti accantona pure il raffreddore per quegli istanti, poi tutto riprecipita nel prima, un po’ peggio di prima, visto che non hai l’autonomia necessaria per ricominciare immediatamente con la giostra.
E’ anche vero che, come canta Antonello nostro: “…non c’è sesso senza amore…”
Mi viene in mente una poesia di Pablo Neruda.
"Oh invadimi con la tua bocca bruciante,
indagami, se vuoi,
coi tuoi occhi notturni,
ma lasciami nel tuo nome navigare e dormire."
Sì, come gabbiani in amore.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).

lunedì 4 aprile 2011

La preghiera di Mario Pulimanti




O Bambino bambinello, fammi luce nel cervello.
Madonnina benedetta, io ti prego, dammi retta.
Asinello dolce e pio, il successo fallo mio.
Un consiglio anche dal bue, che mi dice … preparati una costina di maiale al barbecue! Al barbecue!
Mi sono impigliato.
Lungo frastuono.
Bottiglie di lacrime.
Martellante disagio.
Collezioni di ragni e scarafaggi.
Il pianoforte di mia sorella.
Parchi pieni di bambini sul passeggino, di ciclisti e di gente che mangia il gelato.
Mascara sulle ciglia.
Riflesso giallastro di lampioni.
Barba lunga.
Sapore di pioggia e di carne alla griglia.
Capelli profumati di pulito, di frutta.
Respiro sul collo.
Viso abbronzato pieno di rughe.
Problemi di prostata.
File infinite di brutte ville a un piano.
Rumore di traffico.
Cartelloni pubblicitari.
Strade sopraelevate.
Vele che si muovono al vento.
Finestre del soggiorno.
Passeggiate domenicali.
Gente che passa frettolosa.
Pensieri critici.
Nostalgie terribili.
Capelli dietro la testa.
Immagini macabre.
Capolavori famosi.
Letti sfatti.
Gladiatori e corride.
Ghigliottina.
Confini incustoditi.
Sole che sorge a nord.
Vento che porta l’odore del mare.
Piccole risse.
Mani che si stringono.
Cestini pieni di porri e altre verdure.
Finestre.
Scale.
Ascensori.
Lei, che nel litigio indeterminato trova un’intima vertigine di soddisfazione che non la fa desistere. Mai. Mai.
Se desiste è solo per una presa d’aria per poi ricominciare daccapo.
Con nuovo vigore.
Io, invece, di indole, pur di scongiurare un litigio, sarei pronto a mettere l’orologio sopra al polsino della camicia.
Ma adesso basta.
C’è ben poco da fare prima dell’alba.
Ora voglio infilare gli occhiali da vista e guardare la vecchiaia.
Te lo giuro bambinello, tu che stai nella capanna davanti al bue e all’asinello.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma).