lunedì 14 ottobre 2013

Sono contrario all'amnistia

Renzi si è schierato contro l’ipotesi di rispondere al sovraffollamento carcerario con provvedimenti di clemenza, come l’amnistia e l’indulto. Sono d’accordo con lui, infatti in questo modo verrebbero scarcerate ventimila persone. Fatti salvi casi ben precisi, come il nullatenente che ruba un panino per mangiare e che rischia anche sei mesi di carcere, avrei qualche perplessità nell'applicare a pioggia l'amnistia o l'indulto. Che le nostre carceri siano sovraffollate e è una realtà che però si affronta costruendo nuovi penitenziari e non ricorrendo ancora una volta a indulti e amnistie. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

CANI SENZA GUINZAGLIO SULLE SPIAGGE DI OSTIA

CANI SENZA GUINZAGLIO SULLE SPIAGGE DI OSTIA Abito a Ostia e sabato ho pensato bene di farmi una salutare passeggiata sulla spiaggia, dal pontile al porto. Ho notato molti cani senza guinzaglio che corrono liberamente, anche se per legge dovrebbero stare sempre al guinzaglio, potendo essere liberati solo nelle apposite aree cani. Infatti é vietato condurre o far permanere qualsiasi tipo di animale, anche se munito di museruola e guinzaglio, ivi compresi quelli utilizzati dai fotografi o dai cine-operatori. Sono esclusi dal divieto i cani di salvataggio al guinzaglio impegnati per il servizio di salvamento ed i cani guida per i non vedenti. I concessionari hanno tuttavia facoltà, nell’ambito del proprio impianto e previa autorizzazione del Comune competente per territorio e delle autorità competenti sotto il profilo igienico-sanitario, di individuare aree debitamente attrezzate per l’accoglienza di animali domestici, salvaguardando comunque l’incolumità e la tranquillità dell’utenza balneare e dandone comunicazione agli Uffici regionali decentrati competenti per territorio. I Comuni, nelle zone di spiaggia libera, possono individuare, con apposita Ordinanza e previa comunicazione agli Uffici regionali decentrati competenti per territorio, aree ove è consentito l’accesso con animali, che devono essere appositamente segnalate ed attrezzate con l’indicazione contestuale dell’orario di utilizzo e delle relative prescrizioni d'uso. Le aree, sia libere che in concessione, destinate a tali scopi devono essere dotate di accesso indipendente. E’ consentito l’utilizzo dell’accesso di stabilimenti balneari contigui qualora sia stato acquisito formale assenso dei concessionari. Quindi tutti i cani di qualsiasi razza o taglia devono essere sempre accompagnati al guinzagli e la non osservanza comporta una sanzione amministrativa di 50€, se poi il cane per caso provoca un incidente o mette a repentaglio l'incolumità pubblica il proprietario sarebbe tenuto a risarcire i danni causati e il proprietario riceverebbe una condanna penale. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

venerdì 11 ottobre 2013

COSTITUZIONE, LA VIA MAESTRA

Sabato 12 ottobre è in programma una grande manifestazione a Roma in difesa e per l’applicazione della Costituzione. L'iniziativa, promossa da Lorenza Carlassare, don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky, invita i cittadini a mobilitarsi contro la crisi della democrazia e della società. Una manifestazione per ribadire l’applicazione dei principi stabiliti dalla nostra Costituzione, da troppo tempo disattesi, e contro la riforma dell’articolo 138. La manifestazione sarà, quindi, a favore del diritto allo studio, alla salute, a un lavoro e a una vita degna, per il rifiuto della guerra e la tutela dei beni comuni, principi fondativi del nostro Paese che rappresentano l’idea di una società equa in cui la Repubblica si adopera concretamente per rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale al raggiungimento del pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Purtroppo, è un’idea di società drammaticamente distante dall’immagine dell’Italia di oggi. Io parteciperò a questa manifestazione in difesa della Costituzione, sono italiano e voglio essere orgoglioso di esserlo. Forza Rodotà. W la Costituzione. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

FOLLIA PROFONDA

FOLLIA PROFONDA C’è silenzio. Poi, con un grugnito, il Bau Bau si sposta. Non cerco di alzarmi, non mi interessa più. Resto steso di schiena con il braccio penzolante, floscio, lungo il fianco e le dita sul pavimento e lascio vagare lo sguardo sul soffitto. Lassù vedo città e montagne. Vedo stelle e nubi. Levito, volo e nient’altro conta. Non conta che da qualche parte, nell’angolo della stanza, il Bau Bau stia inserendo la spina dell’apparecchio nella parete. Non conta quando sento il rumore della sega elettrica. Tutto ciò che conta è continuare a volare, sicuro di poter raggiungere le stelle. Over the rainbow. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

Vajont, errore umano

Vajont, errore umano Il 9 ottobre 1963 l'esondazione della diga del Vajont spazzò via il paese di Longarone. Ci furono quasi 2000 i morti, fra i quali 500 bambini. L’esondazione della diga del Vajont fu causata da una frana gigantesca del monte Toc, dal quale si staccarono trecento milioni di metri cubi di terra e rocce che precipitarono nell’acqua sottostante provocando un’onda di quasi duecento metri che travolse il paese di Longarone nel fondovalle veneto. La tragedia del Vajont fu causata dalla dissennatezza umana perché si sapeva bene che non si doveva costruire li. Hanno dovuto costruire per mere questioni economiche, tutto qua. I segnali precursori furono evidenti a tutti, tant’è che vi fu un comitato cittadino contro la diga che riuscì a farsi sentire a dovere. Addirittura una giornalista coraggiosa come Tina Merlin per le sue inchieste sulla diga venne addirittura denunciata per “diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico”. Quindi questo disastro si sarebbe evitato se una maggiore considerazione della vita umana avesse prevalso su interessi economici e strategici. Il colpevole c’è ed è vergognosamente umano. Per questo, a cinquant’anni di distanza, quel disastro è ancora una ferita aperta. E’ giusto tenere vivo il ricordo e non rassegnarsi alle verità di comodo e agli scaricabarili di chi cercò di attribuire alla natura colpe che sono invece tutte dell'uomo. Questo disastro si sarebbe evitato se una maggiore considerazione della vita umana avesse prevalso su interessi economici e strategici. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

lunedì 7 ottobre 2013

Il suono del mare

Chiudo le finestre e il rumore del traffico si spegne come fosse la tivvù. Mi passo la mano sui miei capelli. Bianchi. Ho delle priorità e, per quanto mi riguarda, la vanità non ne ha mai fatto parte. Esco. Sono un pò teso, ultimamente. Camminare sul lungomare mi rilasserà i nervi. Pontile. Gabbiani. Il suono del mare. Tra 30 anni, sarò in riva al mare a dar loro da mangiare. O non ci sarò più. Odio le formalità. Preferisco dare del "tu" alle persone. Incontro un’amica. Ha un accento che non sono mai riuscito a identificare. Probabilmente ucraina. Ha qualche problema con i verbi, che nelle frasi occupano i posti più impensati. E’ alta, con lunghi capelli neri macchiati di grigio. “Mario dimmi: lo sai, tu, cos’è l’amore?”. “Che c’è che non va?”, chiedo allora io, preoccupato, rivolgendomi a lei. “Io l’ho visto, sai, l’amore. L’ho conosciuto, l’ho incontrato.” mi dice seria. “Ummh, spiegami, ti ascolto” dico. “Igorek. Ogni singolo battito.”. “Igorek?” rispondo. “Siamo stati insieme per nove anni. Un mese fa mi ha lasciata” . “Mi dispiace” replico io. “L’amore. Ah, l’amore. L’amore sono le lunghe attese. I silenzi sospesi nell’ansia di una parola, di un sorriso” dice. “Certo” rispondo. “ L’amore è fatto di dolore e di malinconia” continua “ L’amore è fatto di ansia e di ritorni. Non si consuma in un attimo”. “Ok” annuisco. “L’amore ti sveglia di notte, con i pensieri che diventano sogni e i sogni che diventano pensieri. L’amore è fatto di aria fresca e fiori. Di lacrime e risate. L’amore era Igorek” , aggiunge singhiozzando. “Uh, sì,mi dispiace” le dico, bluffando come uno che rilancia di un milione a poker con quattro quinti di colore in mano, mentre le offro il mio fazzoletto bianco celeste. “Grazie, Mario” risponde asciugandosi frettolosamente le lacrime. Vedo che la mia amica non é più in vena. Le porgo un cioccolatino. Sorride. "Grazie". Mi saluta. E se ne va. Mi viene incontro Gabriele. Mio figlio. Il grande. Sensibile, intelligente, dottore in Legge. E aspirante Notaio. Riesce sempre ad andare dritto al cuore della questione. Mi chiede le chiavi della casa della nonna. Alla Garbatella. Rimango interdetto. Ma poi capisco che deve andarci a studiare con la sua dolce metà: Francesca, l’incantevole. Lo accontento. "Bé, allora ci vediamo, papà". Entro in un bar. La tivvù é accesa. Vengo così informato che è ripreso il processo per il naufragio della Costa Concordia al Giglio, che vede come unico imputato l'ex comandante Francesco Schettino. Però è assente l'amica moldava del comandante Domnica Cemortan, che era in plancia di comando al momento dell'inchino, rimasta nel suo Paese per motivi di salute della figlia. Quando squilla il cellulare, sussulto. Simonetta. Mi aspetta a casa. Dobbiamo andare a cena con una coppia di amici. Liliana. E Valter. Brillanti. Simpatici. Molto. Perfetto. Simonetta é di Collevecchio. Un paese molto tranquillo. Lì, certe volte mi sorprendo ancora ad ascoltare il silenzio. Lì, mi illudo di sentire le voci dei miei nonni. E' un attimo di speranza che pago con una fredda delusione, e che si dirada con il passare del tempo e lo sbiadire dei ricordi. Meglio non guardare più solamente al passato e a ciò che ho perduto. Conviene guardare, invece, al presente e al futuro. E va bene. Sono un frustrato pendolare di Ostia. Certo non c'è da essere sconsolati. Ho un bel lavoro, molte relazioni sociali e affettive, alcune importanti -come l'amore per la mia famiglia- e mi resta ancora un pò di tempo per rimediare al resto. Cammino. Come un vecchio. Metto un piede davanti all'altro: un lento, regolare trascinarmi. Riesco a malapena a mettere un piede davanti all'altro. In mezzo alla gente. La gente come me. Quelli che stanno a poche fermate dalla mediocrità, quelli dei desideri irrealizzabili, e a cui realtà non é certo desiderabile. Quelli che invidiano, ma lusingano, quelli che non vuoi conoscere, che soltanto a parlarci ti sembra una perdita di tempo. Quelli che spuntano da qualche parte, ridendo alla battute che non hai neanche ancora fatto. Quelli che ti fanno pena e che odi, quelli che temi e che in parte ti affascinano, quelli che potresti essere tu, e viceversa: sono loro la causa di sensi di colpa, rabbia e frustrazione, conflitto interno, distorsioni di personalità, manie di grandezza, paranoia, megalomania, incubi, problemi di abuso di sostanze e persino dell'emicrania. Dovrei cambiare atteggiamento. Dovrei affrontare la realtà, modificare il mio atteggiamento e guardare da un'altra parte. Ma non lo farò. Non posso farlo. Non ancora. Laureato. Specializzato. Sottopagato. Tra pochi anni mi congederò con la mia brava pensione statale. Sono dispiaciuto. Il mio fallimento. Mi sento disintegrato. Mi sento come se fossi stato preso a botte fino allo sfinimento. Ci sono pezzi di me che continuano a cadere. Intanto frequento ricevimenti. Come quello di ieri sera. Gli invitati sono decisamente di serie b e molti si trovano lì soltanto perché così è stato loro ordinato. I pochi ospiti di relativa importanza sono alcuni politici locali intervenuti nella speranza di ritagliarsi un po’ di spazio sui giornali e un corpulento parlamentare, membro di una qualche commissione per i rapporti comunitari, che sembra annoiarsi più di me. Queste serate servono per la raccolta di fondi e riunioni con i sostenitori. I parlamentari e i loro portaborse partecipano ogni sera a cinque o sei di questi eventi sia per scroccare da mangiare e bere sia per stringere la mano agli elettori, intascare assegni e in qualche occasione anche per affrontare argomenti di natura elettorale. Mentre il ricevimento era in corso nei saloni di un elegantissimo Hotel, ho incontrato vecchi amici. Hanno tutti dei bambini. Hanno tutti un mutuo. Hanno tutti lavoro, rughe, problemi alle articolazioni, progetti, speranze, motivi per essere ottimisti, perdono i capelli. Sono stati tutti felici di vedermi. Nessuno si é preoccupato di nulla. Infatti a malapena sembravano prestarmi attenzione. E’ un sollievo così grande realizzare che a nessuno importa davvero di me. Beh, non così tanto. Famiglie italiane in crisi. Diamine, é vero! Sono sempre di più le famiglie italiane in difficoltà per pagare la rata del mutuo. Quelle con problemi di insolvenza sono circa duecentomila, mentre altre cinquecentomila sono a rischio. Mi incammino sul lungomare, aggiro Piazza Rendina, passo per via Grenet e supero infine l’incrocio di Corso duca di Genova. E qui che abito. Al civico 253. Il cielo è nero come l’inchiostro, punteggiato di stelle e con qualche spruzzata di nuvole. E' macchiato dalle scie degli aerei che atterrano e decollano dal vicino Aeroporto di Fiumicino. Citofono. "Ho capito" dice Alessandro "Scendo subito". Salgo in macchina. Accendo lo stereo. Billie Holiday. Chiudo gli occhi. Penso a stamattina. In ufficio. Un collega. E' alto quasi un metro e ottanta, magro e porta occhiali da vista con una sottile montatura metallica. I suoi capelli biondo-rossicci tendenti al grigio sono decisamente lunghi e lo fanno assomigliare a un hippy avanti negli anni. Ma ha negli occhi un che di malizioso che gli da un’aria giovanile. E’ single e, dal database dei dipendenti statali, che sono andato a consultare, ho scoperto che ha 40 anni, ma gliene sarebbero dati cinque di meno. Mentre io, purtroppo, i miei anni li dimostro tutti, e i miei capelli neri, dopo essere ingrigiti, chissà perché, ora sono tutti bianchi. Interrompe i miei pensieri. “Stai ingrassando”. “Non faccio moto e conduco una vita troppo sedentaria”. Da oltre un mese ha preso l’abitudine di fare un salto nel mio ufficio a chiacchierare del più e del meno con una giovane consulente assegnata al mio ufficio. Ma adesso vuole spingersi oltre e in quel momento sta cercando di escogitare qualcosa che attiri la sua attenzione. Li lascio soli. Davanti a me non c'è più la consulente, giovane, né il collega, quarantenne. C'é Alessandro. Forte, imbattibile, nulla può ostacolare la sua volontà. Fresco Universitario, da poco iscritto al corso di laurea in Lingue, Culture, Letterature e Traduzione. Neo-patentato, vuol farmi vedere la sua abilità alla guida. Accende la macchina e si lascia andare a un grido d'entusiasmo. Partiamo. Un giovane motociclista ci taglia la strada. "Paralitici." ci urla. Accostiamo davanti a un bar. "Hai perso la lingua?" gli chiedo. Alex si volta verso di me "Scusami, papà. Ho bisogno di un caffè". Certo, per vivere bene é necessaria la comunicazione , e per comunicare servono capacità d'ascolto e tolleranza. Qualità indispensabili. Sono questi i temi su cui dovrebbe insistere la scuola. Ma in una fase storica come l'attuale caratterizzata da conflitti, incertezze e polemiche é difficile anche per gli educatori svolgere il proprio mestiere. Basti pensare al bambino di otto anni deriso a scuola perché colpevole di avere una mamma nordafricana. Il bambino sarebbe stato sottoposto ad angherie da parte dei compagni e anche a violenze fisiche, che hanno spinto i genitori a cambiare scuola al figlio. Dopo l'ultima aggressione l'alunno aveva minacciato il suicidio qualora non fosse stato trasferito in un'altra scuola. Bullismo. Teppismo. Nonnismo...e poi... delinquenza. Dietro la cassa, una grande foto di Wojtyla. Il Papa Santo. In sottofondo prima una chitarra acustica, poi la ben nota voce nasale da tenore. Un canadese: Neil Young. Tornando a casa, mi complimento con Alex. Prima di cena mi concedo un gin and tonic, in poltrona. Notevole. Ho una gran fame questa sera. Insieme ai miei amici, divoro i tonnarelli mare e monti di Simonetta. Ed il rombo al forno con patate, pomodorini e olive. Quando Liliana e Valter vanno via, esco sul balcone. Intorno a me, il suono del mare. Alla prossima. Giurin giuretto, parola di lupetto. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

mercoledì 2 ottobre 2013

Case chiuse, sì o no?

E’ inutile fare finta di non vedere, la prostituzione esiste dall’antichità, persino il precario trova il modo di andarci. E così Sveva Belviso, ex vicesindaco di Roma, e Giovanni Azzolini, sindaco di Mogliano Veneto, hanno pensato di lanciare una campagna telefonica per abrogare la legge Merlin e riaprire le case di tolleranza, non essendo dignitoso per le donne che la prostituzione dilaghi per le strade d'Italia. Ci vogliono controlli e tutela sanitaria alle prostitute, gridano gli abroga-Merlin, appartenenti al comitato promotore di questo referendum contro la prostituzione in strada e per la riapertura della case chiuse. La legge Merlin, approvata alla fine degli anni cinquanta tra numerose critiche, non vieta alle persone di prostituirsi. Vieta lo sfruttamento o il favoreggiamento. Chi svolge questa attività in proprio, quindi, non viene punito. Tuttavia, non c’è nessuna norma per il controllo degli introiti da prestazioni sessuali a pagamento, né una regolamentazione della parte tributaria. Quindi riaprire le case chiuse, abrogando la legge Merlin, eliminerebbe lo sfruttamento dalle strade trasformando in pratica il mestiere più antico del mondo in un’attività imprenditoriale. Difatti tale abrogazione consentirebbe di regolamentare l'esercizio dell'attività di prostituzione, assoggettandola giustamente all'imposizione fiscale, come ogni forma di lavoro autonomo. E, siccome eliminare la prostituzione sembra un'impresa impossibile, tanto vale regolamentarla, trasformando le prostitute in libere professioniste del sesso. Anch’io sono favorevole alla riapertura delle case chiuse: meglio le case chiuse della strada perché, anche se é vero che si possono creare situazioni di sfruttamento anche all’interno di questi ambienti, sarebbe però più facile in questo modo far rispettare le regole. Del resto così potremmo anche saldare il debito pubblico nel giro di poco tempo: vuoi mettere una buona parte dei guadagni di ogni prostituta che invece di darli al pappone li pagherebbe di tasse? Inoltre, legalizzando la prostituzione, non ci sarebbe criminalità e godremmo di una maggiore sicurezza sanitaria, così come accade in altri paesi del nord Europa. A volte penso che forse siano proprio alcune donne a non volerle riaprire: se lo facessero tante brave ragazze non potrebbero più farlo di nascosto per comprarsi la borsa nuova o l'ultimo vestito di lusso. Non scordiamoci, infine, che nelle case chiuse ci sarebbe una maggiore tutela sanitaria. Il sesso sarebbe più sicuro. E’ notizia recente quella di una prostituta sieropositiva che continuava a lavorare sui marciapiedi di una importante città italiana offrendo anche rapporti sessuali non protetti dietro compenso maggiorato Il sesso sicuro è molto importante. Ecco perché io ho deciso di non fare più l'amore sulle impalcature. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)