mercoledì 29 aprile 2015

Stadi violenti in Italia ma non in Spagna

Stadi violenti in Italia ma non in Spagna Io sono un tifoso dell’Atletico Madrid e in Spagna non c’è violenza negli stadi come qui in Italia. Negli stadi italiani infatti c’è troppa tolleranza verso gli ultras,i cui leader spesso vengono colpiti dai daspo, cioè dal divieto di frequentare gli stadi di calcio, ma ciò non impedisce loro di continuare a dettare legge, fino al punto di imporre alle squadre di sfilare a capo chino sotto la curva, come è più volte accaduto nei mesi scorsi. È questa sudditanza nei confronti degli ultras che legittima poi illegalità e violenza. Sarebbe opportuno che le società italiane chiudessero ogni rapporto con gli ultras. E allora anche il clima dentro gli stadi comincerebbe a cambiare. Se invece si continuano a legittimare gli ultras , a giustificare le loro gesta, a considerarli interlocutori, non ci sarà tessera del tifoso o tornello che tenga. In Spagna, come dicevo, non c’è violenza. Noi tifosi Colchoneros siamo una comunità leale ed orgogliosa. Infatti l'Atletico è il club della classe operaia di Madrid: lo stemma ne rappresenta l'essenza. Il bianco e il rosso a strisce sulla maglia derivano dal fatto che, tempo fa, le divise erano facilmente ricavabili dai fondi dei materassi (di quel colore). Perciò, “AUPA ATLETI!” , come canta anche Joaquín Sabina, poeta degli eccessi e delle battaglie perse nonché, come me, fervente tifoso dell’Atletico Madrid. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

martedì 28 aprile 2015

Governo disinteressato al futuro della P.A.

Governo disinteressato al futuro della P.A. Qualche mese fa il Governo ha annunciato l’introduzione della staffetta generazionale, un meccanismo che avrebbe assicurato la liberazione di ventimila posti di lavoro in quattro anni. Ora questa ipotesi del ricambio generazionale prende forma, ma lo fa colpendo i lavoratori. Infatti la possibilità di procedere a nuove assunzioni, per favorire l’ingresso di nuovo personale nella pubblica amministrazione, viene subordinato alla speranza che ci siano dipendenti prossimi alla pensione, disponibili ad optare per il part time ed a versare di tasca propria i contributi necessari per il raggiungimento della pensione. Un’ipotesi irrealistica. Infatti dopo dieci anni di fermo contrattuale ed incessante perdita del potere di acquisto, quanti dipendenti pubblici potranno aderire ad una tale iniziativa che, oltre a dimezzare lo stipendio, impone un’ulteriore decurtazione per il versamento dei contributi volontari? Questa non è altro che l’ennesima beffa che si inquadra nel progetto di smantellamento della pubblica amministrazione. A questo punto sono sempre più convinto che i nostri governanti non abbiano a cuore il futuro della Pubblica Amministrazione. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

mercoledì 1 aprile 2015

Svolta politica in Spagna

Il 2015 potrebbe essere un anno di svolta per la vita politica spagnola. Sono tante le tornate elettorali in programma. Si parte con le elezioni comunali e regionali del prossimo 24 maggio (si vota tutte le comunità ad eccezione di Catalogna, Andalusia, Paesi Baschi e Galizia), si concluderà con l'evento più atteso: le politiche di novembre. Lo scenario che sembra delinearsi all'orizzonte è assolutamente inedito, questo perché ad un anno dalla sua fondazione il partito della sinistra radicale Podemos sta vedendo aumentare i suoi consensi con grandissima velocità. Nato dal movimento degli Indignados e tenuto unito dal carisamtico leader Pablo Iglesias, Podemos ha ottenuto il suo primo grande successo alle ultime Europee, quando è riuscito a conquistare cinque seggi. Quella percentuale nel frattempo è cresciuta, tanto che oggi Podemos potrebbe essere il primo partito. Lo svela un sondaggio commissionato da Cadena Ser, l'emittente radiofonica di El Pais, il primo quotidiano del paese per diffusione. I risultati sono inaspettati, soprattutto per le proporzioni: molti spagnoli hanno infatti dichiarato che voterebbe per Podemos se le elezioni si tenessero oggi. Podemos raccoglie i suoi voti soprattutto nell'elettorato di sinistra, ma è evidente che molti nuovi sostenitori vengano anche dal fronte popolare. La notizia è ancora più clamorosa se si pensa che la Spagna sta raccogliendo oggi i frutti della politica fatta di tagli e sacrifici imposta dal Presidente del Governo spagnolo. Se i numeri del sondaggio dovessero confermarsi, anche in parte, assisteremmo ad un cambiamento storico: per la prima volta infatti nel paese non esisterebbe il bipolarismo perfetto fatto dell'alternanza tra popolari e socialisti. Questo porterebbe ad un periodo di maggiore instabilità politica, a meno che non vengano fatte alleanze di governo, ipotesi che per il momento Iglesias esclude nel modo più assoluto. La profonda crisi del bipartitismo e l’irruzione di due nuove forze potrebbero quindi trasformare quello spagnolo in un sistema quadripartitico con certe similarità con la prima Repubblica italiana. Mancano ancora dieci mesi alle elezioni, ma il 2015 spagnolo si preannuncia caldo, i due grandi partiti hanno il tempo per provare ad arginare l'emorragia di voti, ma l'ascesa di Podemos è qualcosa con cui sarà necessario fare i conti. Il 24 maggio, molto probabilmente, si farà molta più chiarezza e capiremo quale sarà il futuro politico della Spagna. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

venerdì 23 gennaio 2015

L’Expo 2015 non deve essere una passarella delle multinazionali

L’Expo 2015 non deve essere una passarella delle multinazionali L’Expo é un’Esposizione Universale di natura non commerciale (dunque non è una fiera), organizzata dalla nazione che ha vinto una gara di candidatura e prevede la partecipazione di altre nazioni invitate tramite canali diplomatici dal Paese ospitante. La prima Esposizione Universale è stata quella di Londra nel 1851 e il suo successo ha spinto altre nazioni a organizzare iniziative della stessa natura, come quella di Parigi del 1889, ricordata per la Tour Eiffel. Ogni Esposizione Universale è dedicata a un tema di interesse universale. L’Esposizione Universale si realizza in un sito appositamente attrezzato ed è un’occasione di incontro e condivisione che promuove un’esperienza unica dei partecipanti e visitatori attraverso la conoscenza e la sperimentazione innovativa del tema. Il ruolo di un’Esposizione Universale più che esporre le maggiori novità tecnologiche è orientato all’interpretazione delle sfide collettive cui l’umanità è chiamata a rispondere. Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale che l’Italia ospiterà dal primo maggio al 31 ottobre 2015 in materia di alimentazione e di nutrizione. Per sei mesi Milano diventerà una vetrina mondiale in cui i Paesi mostreranno il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Expo Milano 2015 sarà la piattaforma di un confronto di idee e soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile offrendo, inoltre, a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre. Ritengo che Expo avrà comunque un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della bio¬di¬ver¬sità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro fami¬glie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio. “Nutrire il Pia¬neta, Ener¬gia per la vita”, recita il logo di Expo. Ma Expo è diven¬tata una delle tante vetrine per nutrire le multinazionali, non certo il pianeta. Come si può pen¬sare infatti di garan¬tire cibo e acqua a sette miliardi di per¬sone affi¬dan¬dosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro pro¬fitto senza pre¬stare la minima atten¬zione ai biso¬gni pri¬mari di milioni di persone ? Expo si pre¬senta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che pro¬du¬cono quel cibo globalizzato o spazzatura, che deter¬mina, nello stesso tempo, un miliardo di affamati e un miliardo di obesi. Due facce dello stesso pro¬blema che abi¬tano que¬sto nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre peri¬fe¬rie sempre più degradate. Expo non parla di tutto ciò. Non parla di diritto all’acqua pota¬bile e di acqua per l’agricoltura familiare. Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla. Non si rivolge e non coin¬volge i poveri delle mega¬lo¬poli di tutto il mondo, non si inter¬roga su cosa man¬giano, non parla ai con¬ta¬dini pri¬vati della terra e dell’acqua, scac¬ciati attraverso il land e water grabbing, (la ces-sione di grandi esten¬sioni di ter¬reno e di risorse idri¬che a un paese stra-niero o a una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo svi¬luppo dell’industria estrat¬tiva ed energetica, dalla perdita di sovra¬nità sui semi per via degli Ogm e costretti quindi a diven¬tare pro¬fu¬ghi e migranti. E non cam¬bia certo la situa¬zione qual¬che invito a sin¬goli per¬so¬naggi della cultura prove¬nienti da ogni angolo della terra e impe¬gnati nella lotta per la giu¬sti¬zia sociale. Al mas¬simo serve per creare qual¬che diversivo. In Expo a fianco della pas¬se¬rella delle mul¬ti¬na¬zio¬nali si dispiega la pas¬se-rella del cibo di eccel¬lenza. Expo parla solo alle fasce di popo¬la¬zione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia ali¬men¬tare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spaz¬za¬tura per le grandi masse e in quello delle ecce¬denze e degli scarti per i poveri. Per que¬sto motivo ritengo che le auto¬rità poli¬ti¬che che stanno orga¬niz-zando Expo dovrebbero porre al cen¬tro la sovra¬nità ali¬men¬tare e il diritto alla terra negati dallo stra¬po¬tere e dal con¬trollo delle mul¬ti¬na¬zio¬nali, in par¬ti¬co¬lare quelle dei semi. Inoltre, sarebbe opportuno che l’Expo si pronunciasse contro gli Ogm, che sono il para¬digma di que¬sta espro¬pria¬zione della sovra¬nità dei con¬ta-dini e dei cittadini, il perno di un modello glo¬ba¬liz¬zato di agri¬coltura e di pro¬du¬zione di cibo che inquina con i diser¬banti, consuma ener¬gia da petro-lio, è idro¬voro e con¬tri¬bui¬sce al 50% del riscal¬da¬mento climatico. L’Expo dovrebbe anche affermare il diritto all’acqua pota¬bile per tutti attraverso l’approvazione di un Pro¬to¬collo Mon¬diale dell’acqua, con il quale si con¬cre¬tizzi il diritto umano all’acqua e ai ser¬vizi igienico-sanitari san¬cito dalla riso¬lu¬zione dell’Onu del 2011. Per di più l’Expo dovrebbe rimetere in discus¬sione gli accordi di part¬ner-ship tra Expo e le grandi mul¬ti¬na¬zio¬nali, che, lungi dal rap¬pre¬sen¬tare una soluzione, costi¬tui¬scono una delle ragioni che impe¬di¬scono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua. In più sarebbe giusto controllare il destino delle aree di Expo non lascian-dole uni¬ca¬mente in mano alla spe¬cu¬la¬zione e agli appe¬titi della cri¬mi¬na¬lità orga¬niz¬zata e che, su quei ter¬reni, venga indi¬cata una sede per un’istituzione internazionale fina¬liz¬zata a tute¬lare l’acqua, potrebbe essere l’Autho¬rity mon¬diale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a dispo¬si-zione di tutta l’umanità. Una sede dove i movi¬menti sociali, le reti mon¬diali dell’acqua, le orga¬niz-zazioni popo¬lari e i governi locali e nazio¬nali discu¬tano la poli¬tica per la vita. Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costi¬tuzione di una rete di città che assu¬mano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a con¬cre¬tiz¬zare local¬mente la sovra¬nità ali¬men¬tare, il diritto all’acqua, la sua natura pub¬blica, la non chiu¬sura dei rubi¬netti a chi non è in grado di pagare, la costi¬tu¬zione di un fondo per la coo¬pe¬ra¬zione inter¬na¬zio¬nale verso coloro che non hanno accesso all’acqua pota¬bile nel mondo. Una sede nella quale alle isti¬tu¬zioni e ai movi¬menti sociali, venga resti¬tuita la sovra¬nità sulle scelte essen¬ziali che riguar¬dano il futuro dell’umanità. “La Terra ha abba¬stanza per i biso¬gni di tutti, ma non per l’avidità di alcune per¬sone” affer¬mava Gan¬dhi. E que¬sta verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

martedì 30 dicembre 2014

Vorrei il nuovo Presidente della Repubblica fuori dai giochi di potere

Le dimissioni di Giorgio Napolitano sono ormai imminenti: il Presidente della Repubblica lascerà non oltre il 14 gennaio 2015. Che cosa accade in caso di dimissioni del presidente della Repubblica è scritto in maniera abbastanza chiara nell’articolo 86 della Costituzione: il Presidente annuncia ai presidenti delle Camere le sue dimissioni, il Presidente del Senato Pietro Grasso assume il ruolo di Presidente supplente, mentre la presidenza del Senato viene assunta a turno dai suoi vice-presidenti. Dal giorno della comunicazione ufficiale delle dimissioni, il Presidente della Camera ha quindici giorni per convocare il parlamento in seduta congiunta ed iniziare le procedure per l’elezione del nuovo Presidente. Chi sarà eletto? Circolano da giorni ormai tanti nomi candidati ufficiosamente o candidabili dai partiti: Romano Prodi, Emma Bonino, Roberta Pinotti, Anna Finocchiaro, Laura Boldrini, Walter Veltroni, Ignazio Visco, Giuliano Amato, Ferdinando Imposimato e Pier Carlo Padoan. Quindi tutti politici. Io sono convinto che, invece, sarebbe bene non cercare il Presidente della Repubblica solo nella casta politica dato che la Costituzione, nella scelta di candidati alla presidenza della Repubblica, parla di cittadini italiani e non di politici. Infatti si potrebbe candidare un premio nobel, un giornalista, uno scrittore, un magistrato oppure anche un cittadino qualsiasi che si sia distinto in qualcosa di particolare come, per esempio, lo scienziato Carlo Rubbia, il giurista Stefano Rodotà,il magistrato Ilda Boccassini, il giornalista Alessandro Cecchi Paone, l’economista Giorgio Alesina o lo stilista Giorgio Armani. Certo, il potere dei politici è più forte delle regole costituzionali, anche perché ci sono troppi intrallazzi e collusioni. Peccato, però. L’Italia sarebbe sicuramente una nazione migliore se non ci fossero questi interessi di parte a bloccare lo sviluppo del nostro paese. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

mercoledì 24 dicembre 2014

Vida gitana y colchonera de Mario Pulimanti

Versione italiana Vida gitana y colchonera de Mario Pulimanti Señores estimados tengo el gusto de presentarme así: Nombre: Mario 1º Apellido: Pulimanti 2º Apellido: Aloisi. Hijo de Antonio Valeriano Pulimanti Merlini y Ernesta Aloisi Talocci. Sono nato a casa. Al Testaccio, in via Bodoni 45. Allora, si nasceva a casa. E’ nata lì anche mia sorella, Antonella Maria. Mio fratello Stefano è nato invece alla Garbatella. Sempre a casa. A Via Enrico Cravero 20 Ci eravamo trasferiti lì da poco. Simonetta è nata invece a Collevecchio. A via Cavone 1. Come la sorella, Antonella. Sì, avete capito bene: ho una sorella che si chiama Antonella e pure una cognata con lo stesso nome. Viceversa, i mie due figli sono nati in ospedale. Gabriele, il mio primogenito, è nato all’ospedale San Giacomo, alle 20 e 30 di sabato 18 ottobre 1986. Mentre nasceva, la TV stava trasmettendo la sigla di apertura della trasmissione”Fantastico 7” con Pippo Baudo, Lorella Cuccarini, Alessandra Martines, il trio Lopez-Marchesini-Solenghi e Nino Frassica. La sigla era “Tutto matto” cantata da Lorella Cuccarini. Alessandro, il mio secondogenito, è nato all’ospedale Grassi di Ostia, alle 4 del mattino di mercoledì 9 novembre 1994. Mentre nasceva, la radio stava trasmettendo lo splendido brano di Willie Nelson “Georgia in my mind”. Mi alzo dal letto e mi muovo a passi incerti verso il bagno e la promessa di pulizia della doccia. Fa caldo come in un carcere del Burkina Faso. Sento il sudore scivolarmi come un dito freddo e sudicio per la schiena e, mentre regolo il miscelatore, prova nel mio intimo il desiderio di sciogliersi come una statua di sale sotto al forza del getto caldo e mescolarmi con l’acqua e con l’acqua scomparire per sempre, giù in fondo alla terra. Non riesco ad agire perché per tutto il tempo, nonostante gli scoppi d’indignazione, penso di commettere un terribile errore, una sequela di terribili errori. Sono un cacciatore di stelle cadenti. Le cose non possono stare come io sono sempre più certo che stiano. Al liceo, quando traducevo il latino, brillavo solo se il testo comportava grandi difficoltà. Ristagnavo nella media se il professore assegnava un tranquillo Cicerone, ma trionfavo sulle trappole, e la mia versione risultava la migliore, se l’insegnante proponeva un Tito Livio come si deve o un canto dello spinoso Lucrezio. Adoro Joaquín Sabina, poeta degli eccessi e delle battaglie perse nonché, come me, fervente tifoso dell’Atletico Madrid. L'Atletico è il club della classe operaia di Madrid: lo stemma ne rappresenta l'essenza. Il bianco e il rosso a strisce sulla maglia derivano dal fatto che, tempo fa, le divise erano facilmente ricavabili dai fondi dei materassi (di quel colore). “Atleti, Atleti, Atletico di Madrid Atleti, Atleti, Atletico di Madrid. Jugando, ganando, peleas como el mejor (giocando, vincendo, combatti come il migliore)”. “Che cosa sto facendo?” mi chiedo sgomento mentre ritraggo il pugno che ha appena sfiorato la parete, contrito; mentre distruggo deliberatamente la mia carriera. Ho sempre creduto di avere un romanzo in testa. Pensavo che la svolta del mio destino, il mio colpo di fortuna, mi avrebbe consentito di scriverlo. Ho scarabocchiato migliaia di frasi banali in questi mesi, e non riesco a trovarlo. Non c’é. Se c’è, é nascosto. Nei confini di un giardino. Dall’ottantaquattro mi trovo a Ostia, nel cuore dell’Italia. Ho raccontato ad un mio amico che sono un maniaco omicida uscito da un manicomio criminale grazie a un cavillo giuridico. Per questo, secondo me, mi abbraccia ogni volta che ci vediamo: vuole farmi vedere che mio è amico oppure vuole accertarsi che io non abbia addosso un’ arma. Non sono sicuramente un lettore con la puzza sotto il naso perché, accanto a molti classici, gli scaffali della mia libreria sono pieni di romanzi di evasione. Simonetta, lettrice dei fiori.. A volte si perde in una specie di mondo degli spiriti. Colpa delle stelle. Finché le stelle staranno in cielo. Belle per sempre. Spesso arriva in punta di piedi. E’ una donna temprata da mille battaglie familiari, forse un po’ scettica e miscredente, caratteristica che cade a pennello quando si tratta di smorzare gli impeti di Gabriele e di Alessandro. Tutto per amore. Gabriele, grandi speranze. Alessandro, una mano piena di nuvole. I segni rossi del coraggio. Con la passione della giovane età, in alcune occasioni si fanno trascinare dalle idee eccessive che nutrono. Suona il campanello. Apro la porta. Alzo gli occhi e guardo mia sorella e mio fratello. Che sorpresa! Stefano, in piedi accanto alla porta, mi scruta perplesso. Poi mi abbraccia. “Sei il mio fratellone, no?”. Con le mani appoggiate ai braccioli del divano, Antonella si rimbocca il vestito. Antonella, di noi tre, è quella anomala. Magra, con un’espressione costantemente tesa, animata, da sprazzi di vera energia. Così era mamma. Mamma Ernesta, più dolce delle lacrime. Tenera come la notte. Papà Valeriano, bello per sempre. Non c’è ritorno. Comunque, ora sono di buonumore. Nel giro di pochi minuti uscirò con Stefano a godermi Ostia. Incontriamo un tossico. Un tossico vero. Va fuori di testa. Discorsi mistici. Jonesco puro. Ci guardiamo come due cammellieri dopo il passaggio di una tempesta di sabbia. D’impulso rispondo: “Non importa che la tua fede discenda da Geremia e da Gesù, da Allah e da Maometto, o da Brama e Buddha, qualcuno ti dirà che sbagli e per questo ti combatterà”. Fa un ampio sorriso. E se ne va. “Che vuoi dire?” fa Stefano. “Cavolo ne so. Era lì che parlava e mi è venuta in mente questa risposta.” Mento, consapevole che senza una buona dose di ipocrisia non c’è più vita sociale. La stupidità è l’abito con cui i cinici vestono i puri. Stefano apre un pacchetto di sigarette. Ne accende una. Fa una risata sonora, con il fumo che gli esce dalla bocca e dalle narici. “Gli integralisti sono pazzi” dice. “Meglio evitarli. Mi ci è voluto tanto per impararlo, ma ci sto arrivando” rispondo sorridendo. “Bene. Spero che ce la farai”. E mi da un colpetto sulla spalla facendomi un cenno d’intesa. Il tempo è stupendo. Mi sento bene. Sono circa le sei di pomeriggio quando ci fermiamo su una panchina di fronte al Pontile. Ostia è bellissima a quest’ora del giorno. Ci saluta un musulmano. Si chiama ‘Abdu-l-‘Alîm (Abdulalim): servo dell'Onnisciente (عبد العليم). Lavora sotto casa mia, a un autolavaggio dove spesso porto la mia macchina. Dice: “gli ebrei sono gente del Corano. Come Gesù, che è riconosciuto come un profeta molto importante dall’Islam ma non è un dio. Esiste un solo Dio e soltanto Maometto ha comunicato al popolo la vera parola di Dio. Ma David e Ibrahim, che voi chiamate Abramo, sono importanti profeti per l’Islam e noi li rispettiamo per ciò che hanno fatto. Sono stati Ibrahim e suo figlio Ishmael a costruire la Kaeeba e a imporre la pratica dell’Haji, il pellegrinaggio alla Mecca.” Comincio a spazientirmi. “Grazie per la lezione di teologia, ma tutto questo cosa c’entra con il mio saluto?” Poi, silenzio. Il silenzio religioso che c’è prima del rosario. Perché un minuto dopo, quando arriva il rosario di maledizioni e imprecazioni e contumelie e promesse di morte lenta e vendetta cattiva, il silenzio non c’è più. E nella giaculatoria del porca puttana e del maledetto bastardo e del se gli metto le mani addosso, si proietta il film penoso e neorealista della povertà imminente, della mensa popolare, del cappello in mano. A questo punto ‘Abdu-l-‘Alîm va via. Offeso. Del resto prendi la storia di quel bravo ragazzo, scapolo, che abbandona il mestiere di falegname per mettersi a battere le strade dicendo alla gente che Dio li ama e che devono amarsi fra loro. Il giovanotto, in più, dà seguito alle sue parole: ti guarisce i lebbrosi, ti restituisce la vista ai ciechi, resuscita il suo amico Lazzaro, impedisce che una poveretta venga lapidata per essersi fatta scopare da un barbuto diverso dal marito eccetera, chi più ne ha più ne metta. Miracoli, massime, buone azioni a valanga, ecco il programma di Gesù. Ebbene, cosa ci ricava alla fine il ragazzo? A trentatré anni lo arrestano perché nessuno lo regge più, gli improvvisano un processo farsa e lo inchiodano su due tavole. Splendida ricompensa! E’ chiaro che da allora la vocazione alla gentilezza non va tanto per la maggiore. Bisogna essere un santo per fare il Gesù, dopo quello che è successo! Con queste parole voglio dimostrare che l’amore è dinamite. Che le persone che parlano d’amore passano per terroristi in una società retta dall’interesse e governata dalla paura. Non viviamo nel mondo delle fate! Un’amica mi raggiunge e rimane in piedi accanto a me. E’ struccata; il suo viso è luminoso e delicato. Indossa jeans e una t-shirt. Porta dei sandali aperti. “Spero che tu non mi consideri troppo spregiudicata se ti invito a cena stasera”, dice scherzando. “A cena?” La guardo come se avessi scarsa familiarità con la lingua parlata dalla ragazza. Mi dice: “Più siamo diversi e più siamo uguali”. Sciocchezze buddiste. Declino l’invito. Tengo fermo il timone dell’Enterprises. Stefano fa la faccia di quello che arriva alla maturità senza aver mai aperto un libro. Rientriamo a casa. La casa dei destini intrecciati. Stefano si avvicina al carrello dei liquori e si prepara un bicchierone di whisky. Con soda. Per me vodka tonic. “Sta andando tutto bene?” dice Simonetta con un sospiro, abbassando la testa. Non so cosa fare. Tento di abbracciarla. Rimango seduto con il mio imbarazzo. La guardo a bocca aperta. “Non preoccuparti” dico. Il suo sguardo si distende. Sorride e mi stringe il braccio. Risponde al cellulare. Mmmh, quanto è buona questa vodka! Stefano annuisce, guardandosi il drink. Dalle finestre aperte davanti a me vedo il buio che scende su Ostia. Entra un venticello caldo profumato di mare. La gente di Ostia possiede il mondo. Aupa Atleti! Vamos Colchoneros! “Yo me voy al Manzanares, al estadio Vicente Calderon, donde acuden a millares, los que gustan del fútbol de emoción. Porque luchan como hermanos, defendiendo sus colores, en un juego noble y sano, derrochando coraje y corazón. Atleti, Atleti, Atletico di Madrid. Atleti, Atleti, Atletico di Madrid. (E vado al Manzanares,allo stadio Vicente Calderon,dove accorrono a migliaia quelli che amano il calcio emozionante perché lottano come fratelli difendendo i loro colori in un gioco nobile e sano dando senza risparmiarsi coraggio e cuore). Accompagno Stefano alla macchina. Poi faccio l’ultima passeggiata notturna sul lungomare. “Atleti, Atleti, Atletico di Madrid Atleti, Atleti, Atletico di Madrid”. Alzo il viso verso la luna e lascio che la pioggia si mischi alle mie lacrime. Un grazie con l’inchino e il cappello piumato e svolazzante a tutti voi lettori che avete avuto il coraggio di leggermi fino alla fine. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma) ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------ VERSIONE SPAGNOLA Vida y gitana COLCHONERA de Mario Pulimanti Señores Estimados tengo el gusto de presentarme Así: Nombre: Mario 1 Apellido: Pulimanti 2º Apellido: Aloisi. Hijo de Antonio Valeriano Pulimanti Merlini y Ernesta Aloisi Talocci. Yo nací en casa. En Testaccio, Via Bodoni 45. Entonces, él nació en el hogar. E 'nacido allí también mi hermana, Maria Antonella. Mi hermano Stephen nació en lugar Garbatella. Siempre en casa. A Via Enrico Cravero 20 Nos habíamos mudado allí recientemente. Simonetta nació en Collevecchio lugar. A partir de Piano 1. Como su hermana, Antonella. Sí, has leído bien: Tengo una hermana llamada Antonella y también una hermana del mismo nombre. Por el contrario, mis dos hijos nacieron en el hospital. Gabriele, mi primogénito, nació en San Giacomo, a las 20:30 del Sábado, 18 de octubre 1986. Aunque nacido, la televisión estaba transmitiendo el tema de apertura de la muestra "Fantastico 7" con Pippo Baudo, Lorella Cuccarini, Alessandra Martines, el trío López-Marchesini-Solenghi y Nino Frassica. El tema fue "Todo loco" cantada por Lorella Cuccarini. Alessandro, mi segundo hijo, nació el hospital Grassi en Ostia, a las 4 am el miércoles 9 de noviembre de 1994. Aunque nacido, la radio estaba transmitiendo la hermosa canción de Willie Nelson "Georgia on My Mind". Me levanto de la cama y me muevo en pasos inciertos para el baño y la promesa de la limpieza de la ducha. Hace calor como en una prisión de Burkina Faso. Me siento el sudor deslizándose como un dedo frío y sucio para la espalda y, mientras me puse la mesa de mezclas, pruebe en mi corazón el deseo de fundirse como una estatua de sal bajo la fuerza del chorro y se mezcla con agua caliente y con agua desaparecer para siempre, en el fondo de la tierra. No puedo actuar porque todo el tiempo, a pesar de los estallidos de indignación, creo que de haber cometido un tremendo error, una cadena de errores terribles. Soy un cazador de estrellas fugaces. Las cosas no pueden permanecer como estoy cada vez más seguro de que lo son. En la escuela secundaria, al traducir la brillavo América sólo si el texto implicaba grandes dificultades. Promedio Ristagnavo si el profesor le asigna una tranquila Cicerón, pero trionfavo en trampas, y mi versión mostró el mejor, si el profesor propuso un Livy y cuando usted tiene una canción o la espinosa Lucrecio. Me encanta Joaquín Sabina, y poeta de los excesos de batallas perdidas y, como yo, un ferviente partidario del Atlético de Madrid. El Atlético es el club de la clase obrera en Madrid: el emblema representa la esencia. Las franjas blancas y rojas en el tallo camiseta del hecho de que, hace mucho tiempo, los uniformes eran fáciles de obtener a partir de los fondos de los colchones (que de colores). "Atleti, Atleti, Atlético de Madrid Atleti, Atleti, Atlético de Madrid. Jugando, Ganando, peleas como el mejor ". "¿Qué estoy haciendo?", Le pregunto estremecimiento consternación mientras que el golpe que apenas ha tocado la pared, contrito; mientras deliberadamente destruir mi carrera. Siempre he creído que tener una novela en la cabeza. Pensé que el punto de inflexión de mi destino, mi golpe de suerte, me permitiría escribo. Garabateé miles de frases banales en los últimos meses, y yo no lo encuentro. No hay. Si lo hay, está oculta. En los confines de un jardín. Dall'ottantaquattro estoy en Ostia, en el corazón de Italia. Le dije a un amigo mío que es un maníaco homicida liberado de una prisión psiquiátrica debido a un tecnicismo legal. Por eso, para mí, me abraza cada vez que veo: él me quiere ver que mi amigo es o quiere estar seguro de que yo no lo tengo en un 'arma. Ciertamente no son un jugador con el snob, ya que, junto con muchos clásicos, los estantes de mi biblioteca están llenos de novelas de evasión. Simonetta, un lector de flores .. A veces se pierde en una especie de mundo de los espíritus. Bajo la misma estrella. Mientras las estrellas en el cielo se mantendrá. Belle siempre. A menudo llega de puntillas. Es una mujer endurecida por una familia de mil batallas, tal vez un poco "escépticos e incrédulos, una característica que cae cepillo cuando se trata de bajar el tono de las oleadas de Gabriele y Alessandro. Todo por amor. Gabriele, grandes esperanzas. Alessandro, una mano llena de nubes. Las marcas rojas de coraje. Con la pasión de la juventud, en algunas ocasiones son guiados por las ideas que alimentan excesivo. Suena el timbre. Abro la puerta. Miro hacia arriba y veo a mi hermana y mi hermano. ¡Qué sorpresa! Stephen, de pie junto a la puerta, me miró perplejo. Entonces él me abraza. "Tú eres mi hermano, ¿verdad?". Con las manos apoyadas en los brazos del sofá, Antonella enrolla su vestido. Antonella, los tres de nosotros, que es anormal. Lean, con una expresión tensa constantemente, animada por destellos de energía real. Así fue mamá. Mamá Ernesta, dulce de lágrimas. Tender como la noche. Papá Valeriano, hermosa siempre. No hay regreso. De todos modos, ahora estoy en un buen estado de ánimo. A los pocos minutos voy a salir con Stefano disfrutar Ostia. Nos encontramos con un drogadicto. Un verdadero tóxico. Freak out. Discursos místicos. Jonesco puro. Parecemos dos camelleros después del paso de una tormenta de arena. En un impulso, respondo: "No importa lo que su fe es descendiente de Jeremías y Jesús, Alá y Mahoma, o Brahma y Buda, alguien te dirá que te equivocas y vamos a luchar." Sonríe. Se va. "¿Qué quieres decir?" Hace Stefano. "El hombre que sabía. Fue allí que hablaba y yo he llegado con esta respuesta ". Barbilla, conscientes de que sin una buena dosis de hipocresía hay más vida social. La estupidez es el vestido con el que los cínicos visten puro. Stefano se abre un paquete de cigarrillos. Se enciende una. Hace una carcajada, con el humo que sale de la boca y la nariz. "Los fundamentalistas son una locura", dice. "Es mejor evitarlos. Me tomó tiempo para aprender, pero me estoy poniendo allí, "dije sonriendo. "Bueno. Espero que lo hará ". Me da una palmada en el hombro haciéndome un guiño. El tiempo es precioso. Me siento bien. Hay alrededor de las seis de la tarde cuando nos detuvimos en un banco frente al muelle. Ostia es hermoso en esta época del día. Saluda a un musulmán. Se llama 'Abdu-l-'Alim (Abdulaim): siervo Omnisciente (عبد العليم). El trabajo en mi casa, a un lavado de autos donde suelen llevar mi coche. Él dice: "Judios son el pueblo del Corán. Al igual que Jesús, que es reconocido como un profeta importante en el Islam pero no un dios. Sólo hay un Dios y Mahoma anunció al pueblo la verdadera palabra de Dios. Pero David y Ibrahim, quien se llama a Abraham, son profetas importantes en el Islam y los respetamos por lo que hicieron. Fueron Ibrahim y su hijo Ismael para construir Kaeeba e imponer la práctica Hajj, la peregrinación a la Meca ". Empiezo a impacientarse. "Gracias por la lección de teología, pero todo esto que ver con mi saludo?" Entonces, el silencio. El silencio religioso que está delante del rosario. Debido a que un minuto más tarde, cuando se trata de rosario de maldiciones e imprecaciones e insultos y promesas de muerte lenta y venganza mal, el silencio ya no está allí. Y en el corto oración y el hijo de puta mierda Santo y si pongo mis manos sobre él, la película se proyecta la pobreza dolorosa y neorrealista inminente, el comedor, el sombrero en la mano. En este punto, 'Abdu-l-'Alim desaparece. Ofendido. Por otra parte tomar la historia de ese gran hombre, un soltero, que abandona a un carpintero para conseguir batir las calles diciendo a la gente que Dios los ama y que deben amarse unos a otros. El joven, además, da seguimiento a sus palabras: te cura leprosos, que devuelve la vista a los ciegos, resucitó a su amigo Lázaro, evita que una mujer pobre siendo apedreado a muerte por hacerse follar por un hombre barbudo que no sea su esposo y así sucesivamente, algunos más así sucesivamente y así sucesivamente. Milagros, máximas, buenas acciones avalancha, aquí es el programa de Jesús. Pues bien, lo que se pone al final el chico? A treinta y tres años lo arrestaron porque nadie más tiene, el improvisar un juicio con uñas y en dos mesas. Hermosa recompensa! Es claro que desde la vocación a la bondad no es tanto el mayor. Usted tiene que ser un santo para que Jesús, después de lo que ha sucedido! Con estas palabras quiero demostrar que el amor es dinamita. Que las personas que hablan de amor pasan a los terroristas en una sociedad regida por el interés y gobernado por el miedo. No vivimos en el mundo de las hadas! Un amigo se unió a mí y está a mi lado. Y 'el maquillaje; su cara es brillante y delicado. Con pantalones vaqueros y una camiseta. Gate sandalias abiertas. "Espero que no me considera demasiado imprudente si invitas a cenar esta noche", bromea. "La cena?" Me parece que tengo poca familiaridad con el idioma hablado por la chica. Yo dije: "Cada vez más somos diferentes somos los mismos". Tonterías budista. Rechazar la invitación. Sigo sosteniendo los dell'Enterprises timón. Stefano es la cara de lo que llega a la madurez sin nunca abrió un libro. Volvemos a casa. La casa de los destinos entrelazados. Stefano se acerca al carrito de las bebidas y prepara un vaso de whisky. Con soda. Para mí vodka tonic. "Va a estar bien?" Simonetta dice con un suspiro, bajando la cabeza. No sé qué hacer. Yo trato de abrazarla. Me siento con mi vergüenza. La miro con asombro. "No te preocupes", le digo. Su mirada se relaja. Él sonríe y sacude mi brazo. Contesta el teléfono. Hmmm, lo bueno que este vodka! Stefano asiente, mirando hacia abajo a su bebida. A través de las ventanas abiertas en frente de mí Veo la oscuridad que desciende en Ostia. Escriba una cálida brisa perfumada del mar. Los habitantes de Ostia posee el mundo. Aupa Atleti! Vamos colchoneros! "Yo me voy a Manzanares, en el Estadio Vicente Calderón, donde ACUDEN a millares, Los Que gustan del fútbol de emoción. Luchan Porque Como hermanos, Defendiendo SUS colores, en un Juego y noble sano, derrochando coraje y Corazón. Los deportistas, atletas, el Atlético de Madrid. Los deportistas, atletas, el Atlético de Madrid. Stefano acompañar la máquina. Entonces hago la última noche paseo por el paseo marítimo. "Atleti, Atleti, Atlético Madrid Atleti, Atleti, Atlético de Madrid". Levanto mi cara a la luna y dejé que la lluvia se mezcla con mis lágrimas. Gracias a la proa y el sombrero de plumas y que fluye a todos ustedes, los lectores que han tenido el coraje de leer hasta el final. Mario Pulimanti (Lido di Ostia en Roma)

martedì 2 dicembre 2014

Noi Colchoneros, tifosi non violenti

Noi Colchoneros, tifosi non violenti Prima della partita Atletico Madrid-Deportivo La Coruña, ci sono stati scontri vicino allo stadio Vicente Calderon tra i tifosi delle due squadre che si sono dati appuntamento di prima mattina per picchiarsi. Purtroppo un supporter del Deportivo è stato recuperato dal fiume Manzanares ed è morto in ospedale per arresto cardiaco dopo i soccorsi. Il match si è giocato regolarmente ed è finito 2-0 per l'Atletico. Io sono un tifoso dell’Atletico Madrid e condivido ciò che ha detto il Presidente della mia squadra Enrique Cerezo Torres che ha subito condannato l'accaduto con un comunicato ufficiale affermando giustamente che queste cose non hanno nulla a che vedere col calcio. Infatti non sono tifosi quelli che si danno appuntamento per una rissa di gruppo ma sono invece semplici teppisti che usano il calcio come sfogo e scusa per scatenare la propria violenza repressa. Del resto noi tifosi Colchoneros siamo una comunità "rosso bianca" leale ed orgogliosa. Infatti l'Atletico è il club della classe operaia di Madrid: lo stemma ne rappresenta l'essenza. Il bianco e il rosso a strisce sulla maglia derivano dal fatto che, tempo fa, le divise erano facilmente ricavabili dai fondi dei materassi (di quel colore). Perciò, “AUPA ATLETI!” , come canta anche Joaquín Sabina, poeta degli eccessi e delle battaglie perse nonché, come me, fervente tifoso dell’Atletico Madrid. Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)