martedì 18 luglio 2017

incendi dolosi ed incuria ambientale


L'Italia continua a bruciare anche se le cause naturali che possono scatenare un incendio boschivo sono estremamente rare. La presenza di una gran quantità di combustibile, la vegetazione, e di comburente, l’aria, non basta da sola a provocare il fuoco. Quello che manca, in un bosco, è il calore necessario per una reazione chimica a catena. I roghi, quando non dipendono da irresponsabilità o distrazione, sono quasi tutti dolosi, ossia appiccati con l’intenzione di radere al suolo la vegetazione. In parte si spiegano con la tradizione agropastorale che considera il fuoco un mezzo per procurarsi nuovo pascolo o, nel caso dei contadini, per rigenerare la fertilità del terreno. Nel resto dei casi, l’incendio doloso si lega quasi sempre a interessi speculativi legati all’edilizia, ma non solo: in alcune regioni il numero di incendi crea o conferma assunzioni di operai forestali precari. Non raramente è capitato che ad accendere un rogo siano stati proprio coloro che erano pagati per spegnerlo. A Roma sicuramente gli incendi sono causati da appalti bloccati, manutenzione del verde che non riparte. Un giro d'affari da centinaia di migliaia di euro, rimasto incagliato nell'inchiesta su Mafia Capitale e che ora potrebbe fare gola alla malavita. Comunque, al di là degli incendi, è davvero sconcertante l'incuria e l'assoluto disinteresse per la qualità dell'ambiente che si riscontra in alcune zone del nostro Paese. Sembra quasi che essere nati in territori straordinari non sia un privilegio da difendere con le unghie e denti, ma al massimo una risorsa da sfruttare, senza curarsi delle conseguenze Purtroppo però questa incultura e questa assenza di rispetto non sono un'esclusiva di certa Italia. Anche percorrendo strade delle nostre regioni capita non raramente di trovarsi di fronte a veri e propri scempi ambientali. L'amore per la propria terra dovrebbe essere un elemento naturale e imprescindibile della cultura di ciascuno di noi. Purtroppo, girando l'Italia, vien da constatare che molto spesso non sia così. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

martedì 11 luglio 2017

Corsa dei tori a Pamplona: tradizione da vietare?


Corsa dei tori a Pamplona: tradizione da vietare?

 

La città di Pamplona in Spagna è nota in tutto il mondo per la festa di San Fermín.

 Migliaia di persone si danno appuntamento ogni anno in questa località per vivere il rischio e l’emozione dei suoi famosi encierros, ritratti per l’eternità da Ernest Hemingway nel suo romanzo Fiesta.

L’encierro è infatti la famosa corsa dei tori che ogni anno puntualmente si corre a Pamplona, in occasione della Fiesta di San Firmin, patrono di Navarra, tra il 6 e il 14 luglio.

Evento che attira in questa graziosa cittadina spagnola dei Pirenei migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo.

In primis americani, australiani, sudafricani e neozelandesi che hanno come passatempo anche quello di gettarsi dalla cima della statua di santa Cecilia (alta 5 metri) nelle braccia della folla sottostante.

I festeggiamenti iniziano col discorso ufficiale del sindaco della città e col lancio del chupinazo (razzo) dal balcone del municipio in Plaza Consistorial, a mezzogiorno del 6 luglio, e finiscono a mezzanotte del 14 luglio quando i partecipanti, vestiti di rosso e bianco, salutano la fiesta in Plaza del Ayuntamiento con una candela accesa in mano e cantando “pobre de mi” (letteralmente “povero me”).

Per nove giorni le strade di Pamplona, resa famosa dallo scrittore Ernest Hemingway, che proprio all’encierro dedicò il suo primo romanzo di successo, Fiesta (Il sole sorge ancora), sono invase di giorno da centinaia di persone che corrono con i tori e di notte dalla gente che festeggia fino a tarda sera.

Ma è proprio all’avvicinarsi dell’alba che l’atmosfera si surriscalda soprattutto per coloro che decidono di prendere parte attivamente alla corsa con l’obiettivo di entrare trionfalmente nell’arena, la Plaza de Toros, con un toro sbuffante alle calcagna.

I meno coraggiosi (ogni anno ci sono feriti e qualche volta anche morti e si tratta sempre di turisti) si godono lo spettacolo di fronte al bar Zaldiki, in cima alla via che parte dal Coralles del Gas, dove vengono tenuti i tori, su Santo Domingo, o in uno degli anelli dell’arena, punto d’arrivo dell’encierro, dove, una volta entrati i tori, che sono spinti nei recinti dove verranno tenuti fino alla corrida della sera, uno sparo annuncia la fine dell’encierro a coloro che sono ancora nel percorso.

Per accontentare la folla la vengono poi liberati i novillas ( i tori più giovani, con le corna rivestite da un’imbottitura) e per una mezz’oretta la folla dei corridori gioca al matador. Questa corsa breve ma intensa che in soli tre minuti copre gli 825 metri del tracciato si ripete tutti i giorni, dal 7 al 14 luglio.

I razzi indicano ai corridori i vari momenti dell’encierro: il primo sparo annuncia l’apertura delle porte del cortile, il secondo avvisa dell’uscita di tutti i tori, il terzo (già nell’arena) segnala l’ingresso degli animali e il quarto avverte che i tori si trovano già nel loro recinto e che l’encierro si è concluso.

Uno dei momenti più emotivi si tiene pochi minuti prima dell’inizio dell’encierro, quando i corridori si raccomandano a San Fermín cantando tre volte una litania davanti a una piccola immagine religiosa situata nella Cuesta de Santo Domingo. Irrinunciabile per molti anche lo spettacolo della corrida.

Ogni sera se ne tiene una con sei dei tori che hanno partecipato alla corsa della giornata. Tra una corsa e l’altra immancabile una pausa in uno dei tanti bar di Pamplona dove stappare bottiglie di champagne, birra e sangria sempre che non si venga coinvolti in uno dei tanti “trenini” di persone che si formano e vanno in giro per le viuzze della città al grido di “agua, agua, agua” quando si passa sotto ai balconi delle case.

Tori a parte nei nove giorni dell’encierro si tengono concerti, fuochi d’artificio, feste e balli sfrenati in puro stile movida spagnola, anche se l’attrazione principale rimangono comunque i tori che corrono per le vie della città e il fanatismo della gente.

Durante le feste, difatti, tutte le mattine il centro della città è attraversato da sfilate di giganti e testoni, per la gioia dei bambini. Il programma di eventi comprende anche sagre, concerti, spettacoli di danza e ovviamente corride di tori, solitamente molto vivaci per la presenza nelle tribune di nutriti gruppi di amici. San Fermín si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando tutti si riuniscono nella piazza del Municipio e alla luce delle candele cantano il “Pobre de mí” (Povero me), congedandosi dalla festa fino all’anno successivo.  “Non lasciarmi solo”, “Corrida è crudeltà”, “Nè tori in piazza nè vacche nel piatto”.

Gli animalisti quest’anno hanno marciato pacificamente nel centro di Pamplona cantando, ballando e innalzando cartelli e striscioni che inneggiano ai tori e condannano le corride. Se i sondaggi indicano che l’amore per la tauromachia, tradizione secolare considerata parte del dna culturale del paese, è in calo in Spagna (il 58% è pronto a rinunciarvi), “los toros” rimangono molto popolari nell’estate spagnola.

Quasi in ogni paesino encierros, le corse con i tori, e corride attirano centinaia di migliaia di spettatori, molti dei quali stranieri.

Con un impatto economico non trascurabile, soprattutto in tempo di crisi: per l’Università di Extremadura il settore pesa 2 miliardi di euro, circa l’1% del Pil, e 200mila posti di lavoro. Il governo del premier conservatore Mariano Rajoy nel 2012 ha blindato la “fiesta” dichiarandola bene culturale nazionale, quindi protetto da possibili spinte abolizioniste.

Ma dalla vittoria nel 2015 delle giunte di Podemos, in diverse grandi città del paese come Madrid, Barcellona o Valencia il fronte antitaurino è ogni giorno più potente.

La Catalogna e le Canarie sono ormai corrida-free, il comune di Madrid ha tagliato le sovvenzioni al settore, l’anno scorso il fronte del no è riuscito a ottenere la fine della millenaria messa a morte con una lancia del Toro de La Vega a Torredesillas.

Nelle arene e nelle corse di tori le tensioni fra taurini e anti hanno raggiunto livelli allarmanti, in una spirale di insulti, ma anche scontri e aggressioni, e attacchi personali alle famiglie di toreri morti incornati nell’arena.

La Campagna animalista 2017 si preannuncia incandescente.

L’obiettivo è ora di arrivare all’abolizione in Spagna, cavalcando il calo di simpatia per la fiesta – i giovani al 60% sarebbero contro – e la debolezza del governo pro-corrida di Rajoy ora minoritario.

Da anni, in maniera simile alle critiche al Palio di Siena, gli animalisti chiedono la   fine di questa tradizione che definiscono “barbarica”.

E rispetto alla gara senese, la violenza cui gli animali sono sottoposti non è né incidentale, né non voluta.

Tra le proteste più spettacolari si ricordano quelle proposte negli ultimi anni dalla PETA: la contro-organizzazione di corse di attivisti nudi.

Si ripete, insomma, il conflitto fra gli elementi più folcloristici delle tradizioni europee e l’etica ambientalista/animalista che ne rintraccia l’obsolescenza e la drammaticità.

Ci si chiede se sia giusto sottoporre shock psicologici e violenza fisica agli animali solo per soddisfare dei futili desideri umani.

Certamente gli animali non devono essere mai maltrattati. Ritengo che non sia però giusto tagliare i ponti con delle tradizioni secolari, di cui è nutrita la nostra storia popolare, oltre che i ricordi di ogni partecipante.

 

 Mario Pulimanti  (Lido di Ostia –Roma)

 

Ejecución de los toros en Pamplona: la tradición de prohibir?


La ciudad de Pamplona en España es conocida en todo el mundo por las fiestas de San Fermín.

 Miles de personas se reúnen todos los años en este lugar para experimentar el riesgo y la emoción de su famoso toro corriendo, retratos para la eternidad por Ernest Hemingway en su novela Fiesta.

El encierro es, de hecho, el famoso encierro de toros cada año en vez que se ejecuta en Pamplona, ​​durante las fiestas de San Fermín, el patrón de Navarra, entre el 6 y 14 de julio.

Evento atrae en esta hermosa localidad del Pirineo Español miles de turistas de todo el mundo.

Primeros americanos, australianos, sudafricanos y neozelandeses que como un hobby también a arrojarse desde lo alto de la estatua de Santa Cecilia (5 metros) en los brazos de la multitud a continuación.

Las fiestas comienzan con el discurso oficial del alcalde de la ciudad y con el lanzamiento del chupinazo (cohete) desde el balcón del Ayuntamiento Plaza del Ayuntamiento, al mediodía del 6 de julio y terminan a la medianoche del 14 de julio cuando los participantes, ropa de color rojo y blanco, saludan la fiesta en la Plaza del Ayuntamiento con una vela encendida en la mano y cantando "pobre de mí" (literalmente, "pobre de mí").

Durante nueve días las calles de Pamplona, ​​hecho famoso por Ernest Hemingway, que acaba Encierro dedicó su primera novela de éxito, Fiesta (The Sun Also Rises), son invadidos por día por cientos de personas corriendo con los toros y en la noche por personas celebrando hasta altas horas de la noche.
Pero es precisamente el enfoque del alba que la atmósfera se calienta especialmente para aquellos que deciden tomar parte activa en la carrera con el objetivo de entrar triunfalmente en la arena, la plaza de toros, con un toro bufando a sus talones.

Cuanto menos valiente (cada año hay lesiones y muertes veces y siempre es turistas) disfrutar del espectáculo delante de la barra Zaldiki, en la parte superior del camino que conduce desde el gas Coralles, donde se guardan los toros en Santo Domingo, o en uno de los anillos de la arena, el punto del toro, que, una vez que entró en los toros, que son impulsados ​​en corrales donde se mantendrá hasta que la corrida por la noche de llegada, una bala anuncia el fin del toro los que todavía están en el camino.

Para complacer a la multitud luego son liberados novillas (toros jóvenes con cuernos cubiertos con relleno), y durante media hora la multitud de corredores juega Matador. Este breve pero intensa carrera en tan sólo tres minutos cubre 825 metros de la pista se repite todos los días, del 7 al 14 de julio.
Los cohetes indican a los conductores los distintos momentos del toro: el primer disparo anuncia la apertura de las puertas del patio, el segundo advierte la liberación de todos los toros, la tercera (ya en la arena) señala la entrada de animales y el cuarto advierte que los toros ya están en su recinto y que el encierro ha terminado.

Uno de los momentos más emotivos toma unos minutos antes del inicio del toro, cuando los corredores se les aconseja a San Fermín, cantando tres veces a la letanía delante de una pequeña imagen religiosa situada en la Cuesta de Santo Domingo. Esencial para muchos incluso el espectáculo de las corridas de toros.
Cada noche se llevó a cabo a seis toros que participaron en la prueba del día. Entre una raza y la otra una ruptura inevitable en uno de los muchos bares de Pamplona, ​​donde descorchar botellas de champán, cerveza y sangría siempre que usted participe en una de las muchas "trenes" de las personas que se forman y dar la vuelta al calles estrechas de la ciudad gritando "agua, agua, agua" cuando se pasa por debajo de los balcones de las casas.
Toros en parte durante los nueve días del toro hay conciertos, fuegos artificiales, fiestas y el baile salvaje en cierto estilo de vida nocturna española, aunque la atracción principal siguen siendo los toros corriendo por las calles de la ciudad y el fanatismo de la gente .

Durante las vacaciones, de hecho, todas las mañanas al centro de la ciudad es atravesada por los desfiles de gigantes y cabezudos, para el deleite de los niños. El programa de actos también incluye festivales, conciertos, espectáculos de danza, y por supuesto las corridas de toros, por lo general muy brillantes debido a la presencia en las gradas de los grupos alimentados de amigos. San Fermín termina 14o de julio a la medianoche, cuando todos se reúnen en la plaza del ayuntamiento y la luz de las velas cantando el "Pobre de mí" (Pobre de mí), despidiéndose del partido hasta el año siguiente. "No me dejes solo", "La tauromaquia es cruel", "Ni en los toros cuadrados ni vacas en la olla".
derechos de los animales este año se manifestaron pacíficamente en el centro de Pamplona el canto, el baile y el aumento de los signos y pancartas alabando a los toros y condenar las corridas de toros. Si las encuestas muestran que la afición a los toros, tradición de siglos de edad, considerado parte del ADN cultural del país, está cayendo en España (58% está dispuesto a renunciar a ella), "los toros" siguen siendo muy populares en el Spagnol verano. Quasi toro corriendo en todos los pueblos, corriendo con los toros y las corridas de toros atraen a cientos de miles de espectadores, muchos de los cuales stranieri.Con un impacto económico significativo, sobre todo en tiempos de crisis: para el sector de la Universidad de Extremadura pesa 2 mil millones de euros, alrededor del 1% del PIB, y 200 mil puestos de trabajo. El gobierno del primer ministro conservador Mariano Rajoy en 2012 ha blindado la "fiesta", declarando que un bien cultural nacional, para preservarlo de posibles abolizioniste.Ma empujado por la victoria en 2015 de Seamless Podemos, en varias ciudades importantes del país como Madrid, Barcelona o Valencia frente antitaurino es más fuerte cada día. Cataluña y las Islas Canarias están ahora libres taurino, el municipio de Madrid ha recortado las subvenciones al sector, el año pasado el 'no' logró que el final de la puesta del milenio hasta la muerte con una lanza del Toro de la Vega Arenas Torredesillas.Nelle y tensiones toro corriendo entre la lucha contra los ataques personales a las familias de toros y han alcanzado niveles alarmantes, en una espiral de abuso, sino también el conflicto y la agresión, y murió toreros corneados en la arena. La campaña de derechos de los animales en el año 2017 promete ser caliente. El objetivo ahora es conseguir la abolición en España, montando la caída de simpatía por la fiesta - los jóvenes y el 60% estaría en contra - y la debilidad del gobierno Rajoy pro-taurinos ahora minoritario.Da años, similar a la la crítica del Palio di Siena, derechos de los animales se insta a poner fin a esta tradición que ellos llaman "bárbara" .Y en comparación con la carrera de Siena, la violencia que los animales son sometidos es casual ni voluta.Tra no los más espectaculares protestas son una reminiscencia de los propuso en los últimos años por PETA: la contra-organización de activistas nudi.Si corrió repeticiones, en definitiva, el conflicto entre los elementos de las tradiciones populares europeas y los derechos de los animales de ética / ambiental que hace un seguimiento de la obsolescencia y drammaticità.Ci se pregunta si es derecho a presentar shock psicológico y la violencia física a los animales sólo para satisfacer la inútil deseos animales umani.Certamente nunca deben ser objeto de abuso. Creo que no está bien, sin embargo, para cortar los lazos con las tradiciones seculares, que se nutre la historia de nuestro pueblo, así como las memorias de cada participante.


Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

 

martedì 20 giugno 2017

Auto bruciate dai piromani ad Ostia


Recentemente ad Ostia siamo ossessionati da un grande problema, essendo ostaggio di continui episodi vandalici, per la precisione incendi dolosi, che coinvolgono le autovetture e le facciate dei palazzi. Il fenomeno mi sembra che comunque non riguardi solo Ostia ma anche molte altre città italiane. L'obiettivo è sempre lo stesso, distruggere macchine o motorini parcheggiati sotto le case. Molte notti veniamo infatti svegliati dalle urla e dalle fiamme che avvolgono l’ennesima autovettura incappata sotto la mania scriteriata di questi presunti piromani. A rischiare in particolare sono soprattutto le persone che abitano ai pianterreni: il fuoco infatti lambisce spesso le finestre dei loro appartamenti. Gli episodi dapprima più sporadici, ora sono sempre più frequenti. Gli attentatori scelgono le auto privilegiando quelle della fascia medio-alta e l'impressione degli investigatori è che il più delle volte si proceda secondo un percorso casuale.  Il fenomeno comincia a preoccupare. Sono state attivate misure di prevenzione con posti di controllo e punti di rilevazione. C'è qualche situazione interessante che polizia e carabinieri stanno sviluppando, ma l'attività investigativa è complessa. Tra l'altro non sempre i vigili del fuoco riescono a confermare l'origine dolosa delle fiamme, proprio perché l'incendio distrugge anche le prove. La diavolina brucia e non lascia traccia. Difatti dai primi accertamenti sembra che gli incendiari utilizzino la diavolina solida, che viene sistemata in genere all´altezza della ruota più vicina al serbatoio della benzina. In qualche caso sarebbe stata impiegata anche diavolina liquida, ma questa circostanza non è stata ancora accertata dai pompieri. I poliziotti e i carabinieri stanno effettuando diversi controlli, sono stati ascoltati alcuni testimoni, persone che hanno dato l'allarme e che possono ricordare qualche particolare utile a dare un volto e un nome agli autori dei roghi. Per smascherare i responsabili, si rovista anche nell'elenco dei piromani già finiti nei guai. Gli stessi agenti di polizia invitano anche a fare ronde, a stare accorti ad ogni rumore strano, ad armarci di telecamere in barba alla privacy. Non si sa se si tratti di piromania o di racket dei garage a pagamento ma ho notato purtroppo che finora i risultati sono stati scarsi. Mario Pulimanti  (Lido di Ostia –Roma)

venerdì 26 maggio 2017

Cani liberi a Collevecchio


Cani liberi a Collevecchio

Questi giorni sono andato spesso a Collevecchio, in provincia di Rieti, paese di nascita di mio padre e di mia moglie. Ho notato, con fastidio, che a Collevecchio alcuni cani circolano liberamente, sia per le strade cittadine che nelle campagne limitrofe. Anch’io sono proprietario di una cagnolina, Margot. Ma non la lascio mai libera fuori di casa. A Collevecchio molti proprietari la pensano diversamente, invece. Ritengo che sia comunque buona norma rispettare le disposizioni contenute nell'ordinanza del ministero della Salute, entrata in vigore il 23 marzo 2009, che prevede tra l'altro, l'obbligo, per i proprietari dei cani di utilizzare il guinzaglio in ogni luogo e - nel caso di animali aggressivi - di applicare la museruola. Ciò non accade a Collevecchio, dove ho visto anche dei cani maremmani liberi di circolare tranquillamente. Forse i loro padroni non sanno che è sempre prevista la responsabilità civile ex articolo 2052 del Codice civile e penale dei proprietari, in caso di danni o lesioni a persone, animali o cose nonché l'obbligo di stipulare, in caso di animali pericolosi, una polizza di assicurazione di responsabilità civile per danni causati da proprio cane contro terzi. Bisogna, infine, rammentare che gli animali non possono essere lasciati liberi di circolare senza le dovute cautele.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

 

venerdì 28 aprile 2017

Fine di un matrimonio


Fine di un matrimonio

 

E’ molto difficile che un matrimonio sopravviva a una crisi economica grave e all’angoscia che ne deriva, ma è pure molto difficile che sopravviva all’agiatezza e alla noia.

Non solo, direi che le difficoltà economiche uniscono e, addirittura caricano un matrimonio di progetti, ma il denaro separa, e carica un matrimonio di problemi. Io credo che le difficoltà spesso inizino quando le coppie risolvono i loro problemi e gli rimane il tempo di veder morire la sera nei loro salottini, guardandosi in faccia.

Quando hai problemi, non vedi la faccia; vedi il futuro. Quando non ti resta che la faccia, è un brutto affare.

Penso, infatti, che la noia tra i coniugi sia uno dei grandi problemi che affliggono l’Italia. Anzi l’Europa. Anzi il mondo!

Bisognerebbe inventare una legge per porvi rimedio.

Credo inoltre che le grandi crisi domestiche si origino così.

Per una coppia di sposi è molto facile avere un progetto di vita comune: entrambi pensano allo stesso tempo ad andarsene di casa, trovare un appartamento, ammobiliarlo, sfogliare i dépliant delle agenzie di viaggio e pianificare una scopata.

Questo gli fa pensare che la vita abbia un senso e che siano nati l’uno per l’altra.

Ma gli anni di matrimonio a poco a poco modificano la situazione, con la persistenza di una goccia d’acqua: nulla garantisce che il progetto di vita che desidera il marito coincida con il progetto di vita che desidera la moglie; non solo, uno dei due finisce per intralciare l’altro.

Dopo un po’ sono due perfetti sconosciuti che si incontrano, si guardano, si rifiutano e cercano rifugio altrove.

Ma non c’è comunque nulla da temere, poiché la saggezza occidentale ha previsto tutto: ormai ci sono rifugi eccellenti, come il lavoro, i pettegolezzi con le amiche. Il cinema, il teatro e il campionato di calcio.

Chi crede che in una casa ci sia un mondo, si sbaglia: ci sono due mondi. Nemmeno i figli rinnovano il primo progetto comune, perché per i figli ciascuno ha un progetto diverso.

In definitiva ci sono due sistemi perché una coppia consumata si prenda ancora per mano e rimanga unita.

Uno è trovare un nuovo progetto di vita comune, come per esempio comprarsi un nuovo appartamento e altri mobili. Ma questo non è sempre possibile.

L’altro sistema consiste in pratica nel non aver mai avuto un progetto di vita.

E questo può sembrare terribile, lasciarsi vivere e non essere nessuno. Ma proprio lì potrebbe esserci una delle chiavi della felicità.

Certo però è triste vivere così.
Puzza di sconfitta.
 
 Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

giovedì 27 aprile 2017

Mare o campagna?


Mare o campagna?

Dico la verità: a mia moglie piace la vita in campagna.

Ad una sua amica, Simonetta come lei, dice: “Ti rendi conto lo squallore? Palazzi brutti, macchine, cartelloni arrugginiti. Io sono nata in campagna in mezzo alle mucche. Questa roba non fa per me. Prima o poi prendo Margot e me torno al paese”.

Si gira a guardarla. “A Collevecchio, in Sabina. Ci sei mai stata?”

“No. E’ bella?”

“Ovvio, è Sabina, non ti basta?” risponde con un’alzata di spalle.

L’amica tira un respiro. “Che palle. Vabbé, andiamo al bar. Ti va un tramezzino?”

“Come ce li hanno, nel cellophane o sotto il tovagliolo?”.

Lei guarda dura. “E secondo te io vado in un bar dove il tramezzino sta nel cellophane?” La ritengo un’offesa personale, Simo”.

Ed escono chiudendo la porta.

In casa lo spostamento dell’anta causa la caduta di tre colonne di fogli di Diritto Notarile di Gabriele che volano a terra come foglie morte. Così come gli appunti di letteratura tedesca di Alessandro.

Vedete, Simonetta è così.

Le piace stare seduta a guardare il sole che tramonta.

Ha sempre desiderato avere una casa con un panorama meraviglioso, vicino al campo di olivi, alle vigne, al giardino di rose, ai gelsomini che profumano l’aria della sera.

Avrebbe gradito, infatti, crescere i nostri due figli alla maniera degli antenati.

Lei stessa avrebbe insegnato loro a fare il vino e ad allevare le api.

Ed i nostri figli -a suo dire- sarebbero cresciuti in pace e sarebbero vissuti in serenità all’ombra di grandi alberi solitari, ascoltando il pigolio degli uccelli che, dopo essersi rincorsi in cerimonie di corteggiamento, cercano il nido su querce così alte che sembrano reggere il cielo.

Al contrario, a me piace il mare.

Il mare è lo specchio dei nostri pensieri, e sfortunatamente anche di quelli più profondi e malinconici.

Riflette ciò che sta nascosto nelle profondità del nostro animo, le nostre paure inconfessate, perfino il volto della morte sembra trasparire, a volte, sotto la sua superficie liquida e mutevole, dietro l’orizzonte che fugge sempre più lontano, che non si fa mai raggiungere. Di sera, la luna sorge dal mare illuminandolo.

E la superficie scagliosa del mare riflette i raggi della luna in mille sfaccettature tremolanti. Dite che sto parlando a coda di porco, intorcinata, non in forma esplicita?

Vabbè, ok.

Mi siedo sul divano, di fronte al mare.
Ascolto Bob Dylan, a luci spente.
Mi inganna l’oscurità.
Sono un mercante di libri maledetti.
Fuori dal tempo.
Forse, non ho capito nulla.
Né qui, né altrove.
E morirò.
In terre lontane?
A Collevecchio?
A Ostia?
Sicuramente, sotto una cupola stellata.
Alle radici del cuore.
Addio arcobaleno, ciao.
Con un sospiro, mi raggomitolo sul divano e rimango ad ascoltare il mare.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

martedì 28 febbraio 2017

Attenzione alla dolce morte: fino all’ultimo momento l’uomo è un essere vivente.


Attenzione alla dolce morte: fino all’ultimo momento l’uomo è un essere vivente.

 

Molti vorrebbero una legge su testamento biologico ed eutanasia, specialmente dopo  la storia di Dj Fabo, che ha trovato volontariamente la morte a 39 anni in Svizzera, dove grazie all’Associazione Luca Coscioni ha potuto avviare il percorso del suicidio assistito. Sono perplesso. Infatti non sempre chi soffre, anche in un reparto ospedaliero di lunga degenza vuole morire. A volte è la nostra inconsapevole incapacità di accettare il dolore che ce lo fa pensare. Del resto non penso che debba essere un altro uomo a dover decretare quando e come un suo simile deve morire. Il compito della medicina è curare l’ammalato non sopprimerlo deliberatamente, anche se negli ospedali alcuni medici segretamente, per togliere dolori orribili, fanno coscientemente una dose di morfina che regala un sonno senza risveglio. Comunque ho qualche perplessità, soprattutto sulla vera volontà di morire delle persone. Del resto oggi, che il politicamente corretto regna in maniera assoluta, è politicamente corretto pronunciarsi a favore dell’eutanasia. E così i sostenitori dell’eutanasia credono di difendere la dignità umana chiedendo ai medici di praticare l’eutanasia sui pazienti per i quali non esiste alcuna possibilità di guarigione. La Chiesa Cattolica è contraria: Papa Benedetto XVI ha detto che " l'eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell'uomo", mentre Papa Francesco l’ha definita “un grave delitto contro la vita”. Personalmente, credo si tratti di un problema bioetico di notevole complessità, poco adatto ai ferrei e irrinunciabili convincimenti e che dia adito, invece, sempre secondo la mia modesta opinione, a dubbi personali, ripensamenti e perplessità. Da un lato, la nostra educazione moderna, laica e illuminista, sensibile in sommo grado ai diritti umani, ci porta a pensare che siamo legittimi proprietari della nostra vita, liberi di condurla come ci piace e perciò anche di interromperla quando l'esistenza ci appare troppo dolorosa o priva di significato. Come abbiamo il diritto di vivere riteniamo di avere anche il diritto di morire. Dall'altro, la nostra anima cristiana, cattolica, romantica, che sopravvive persino in quest'epoca di sbadata secolarizzazione, magari in forma larvata e inconscia, ma vigorosa, ci avverte che la sfera del razionale non spiega tutto e che la vita umana possiede un valore incommensurabile e una sacralità, che nessun dolore e nessuna disabilità autorizzano a scalfire. Conciliare e armonizzare questi due poli dialettici all'interno della nostra coscienza non è compito facile. Spesso la sintesi e l'equilibrio raggiunti sono provvisori e soggetti a ripensamenti. In ogni caso ritengo che sostenere il diritto inappellabile all'eutanasia come ad altre pratiche, non equivalga affatto ad affermare un principio di libertà e di civiltà ma risponda piuttosto a una visione della società che fa della fuga dalle responsabilità, individuali e collettive, una propria costante. Ciò non significa però che anche quelle posizioni meritino rispetto e debbano avere pieno diritto di cittadinanza nell'ambito di un dibattito su un tema complesso e delicato come quello del fine vita. Infatti il dolore e la morte sono temi con cui l'uomo contemporaneo non ama intrattenersi e preferisce rimuovere ed esorcizzare, stordendosi nell'attivismo e nel divertimento.  In altre parole, rifiutando sia l’accanimento terapeutico che l’eutanasia, sono diffidente verso un'eutanasia affidata alla discrezione di un comitato di medici e infermieri, ai calcoli economici degli amministratori, agli interessi egoistici dei familiari.  Certo, tutti abbiamo un diritto di morire bene, serenamente, evitando cioè sofferenze inutili. Perciò abbiamo il diritto di essere curati e assistiti con tutti i mezzi ordinari disponibili (per esempio il ricambio metabolico, l’alimentazione e l’idratazione, la terapia del dolore, ecc.) senza ricorrere a cure pericolose o troppo onerose e con l’esclusione di ogni accanimento terapeutico. Però c’è anche da considerare che il diritto di morire con dignità non coincide con il diritto all’eutanasia, la quale è invece un comportamento essenzialmente individualistico. Forse anche di ribellione. Solo un ultimo particolare: ho letto che i rimedi al dolore ci sono, e la necessità di chiedere la morte per sfuggire a un dolore insostenibile esiste solo nei quesiti delle inchieste che vogliono far passare tutti come sostenitori dell’eutanasia. Non a caso i più convinti sostenitori dell’eutanasia non hanno mai parlato di medicina palliativa e invece continuano a fare i loro sondaggi sull’eutanasia domandando se si preferisce morire piuttosto che soffrire dolori insopportabili. E’ ovvio il risultato, chiunque preferirebbe morire. Ma se i dolori sono trattabili, quasi tutti preferiscono vivere sino alla fine naturale: non è infatti vero che la vita ha senso solo se si è sani e autonomi, ma le esperienze di molti medici dimostrano che fino agli ultimi istanti l’uomo è un essere vivente. Inoltre nella mia mente si insinua pure un dubbio inquietante. Nelle nostre società ci sono tanti anziani, tante pensioni da pagare, tante cure da prestare, e se l’eutanasia fosse una soluzione economica, una risposta tecnica a un problema pratico, celata dietro la nobile richiesta di una morte dignitosa? Questo pensiero mi fa ribollire il sangue nelle vene, più della pressione alta. Ok, ora basta: esco dall’ufficio e mi confondo in mezzo alla gente, sentendomi infreddolito e fragile, sotto il tiepido sole dei primi di marzo che splende sui tetti con lo stesso calore e la stessa indifferenza di sempre. Un grazie con l’inchino e  il cappello piumato e svolazzante a chiunque abbia letto queste mie parole.

 

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)