martedì 18 luglio 2017
martedì 11 luglio 2017
Corsa dei tori a Pamplona: tradizione da vietare?
Corsa
dei tori a Pamplona: tradizione da vietare?
La città di Pamplona in Spagna
è nota in tutto il mondo per la festa di San Fermín.
Migliaia di persone si danno appuntamento ogni
anno in questa località per vivere il rischio e l’emozione dei suoi famosi encierros,
ritratti per l’eternità da Ernest Hemingway nel suo romanzo Fiesta.
L’encierro è infatti la famosa corsa
dei tori che ogni anno puntualmente si corre a Pamplona, in occasione della Fiesta di San
Firmin, patrono di Navarra, tra
il 6 e il 14 luglio.
Evento che attira in questa graziosa cittadina spagnola dei Pirenei migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo.
In primis americani, australiani, sudafricani e neozelandesi che hanno
come passatempo anche quello di gettarsi dalla cima della statua di santa
Cecilia (alta 5 metri) nelle braccia della folla sottostante.
I festeggiamenti iniziano col discorso ufficiale del sindaco della città
e col lancio del chupinazo
(razzo) dal balcone del municipio in Plaza Consistorial, a mezzogiorno del 6
luglio, e finiscono a mezzanotte del 14 luglio quando i partecipanti, vestiti
di rosso e bianco, salutano la fiesta in Plaza del Ayuntamiento con una candela
accesa in mano e cantando “pobre de mi” (letteralmente “povero me”).
Per nove giorni le strade di Pamplona, resa famosa dallo scrittore Ernest Hemingway, che proprio all’encierro dedicò il suo primo romanzo
di successo, Fiesta (Il sole sorge
ancora), sono invase di giorno da centinaia di persone che corrono con i
tori e di notte dalla gente che festeggia fino a tarda sera.
Ma è proprio all’avvicinarsi
dell’alba che l’atmosfera si surriscalda soprattutto per coloro che
decidono di prendere parte attivamente alla corsa con l’obiettivo di entrare
trionfalmente nell’arena, la Plaza de
Toros, con un toro sbuffante alle calcagna.
I meno coraggiosi (ogni anno ci sono feriti e qualche volta anche morti
e si tratta sempre di turisti) si godono lo spettacolo di fronte al bar Zaldiki, in cima alla via che
parte dal Coralles del Gas, dove vengono tenuti i tori, su Santo Domingo, o in
uno degli anelli dell’arena, punto d’arrivo dell’encierro, dove, una volta
entrati i tori, che sono spinti nei recinti dove verranno tenuti fino alla corrida
della sera, uno sparo annuncia la fine dell’encierro a coloro che sono ancora
nel percorso.
Per accontentare la folla la vengono poi liberati i novillas ( i tori più giovani, con le
corna rivestite da un’imbottitura) e per una mezz’oretta la folla dei corridori
gioca al matador. Questa
corsa breve ma intensa che in soli tre minuti copre gli 825 metri del tracciato
si ripete tutti i giorni, dal 7 al 14 luglio.
I razzi indicano ai corridori i
vari momenti dell’encierro: il primo sparo annuncia l’apertura delle porte del
cortile, il secondo avvisa dell’uscita di tutti i tori, il terzo (già
nell’arena) segnala l’ingresso degli animali e il quarto avverte che i tori si
trovano già nel loro recinto e che l’encierro si è concluso.
Uno dei momenti più emotivi si
tiene pochi minuti prima dell’inizio dell’encierro, quando i corridori si
raccomandano a San Fermín cantando tre volte una litania davanti a una piccola
immagine religiosa situata nella Cuesta de Santo Domingo. Irrinunciabile per molti anche lo spettacolo della corrida.
Ogni sera se ne tiene una con sei dei tori che hanno partecipato alla
corsa della giornata. Tra una corsa e l’altra immancabile una pausa in uno dei
tanti bar di Pamplona dove
stappare bottiglie di champagne, birra e sangria sempre che non si venga
coinvolti in uno dei tanti “trenini” di persone che si formano e vanno in giro
per le viuzze della città al grido di “agua, agua, agua” quando si passa sotto
ai balconi delle case.
Tori a parte nei nove giorni dell’encierro
si tengono concerti, fuochi
d’artificio, feste e balli sfrenati in puro stile movida spagnola, anche se
l’attrazione principale rimangono comunque i tori che corrono per le vie della
città e il fanatismo della gente.
Durante le feste, difatti, tutte
le mattine il centro della città è attraversato da sfilate di giganti e
testoni, per la gioia dei bambini. Il programma di eventi comprende anche
sagre, concerti, spettacoli di danza e ovviamente corride di tori, solitamente
molto vivaci per la presenza nelle tribune di nutriti gruppi di amici. San
Fermín si conclude il 14 luglio a mezzanotte, quando tutti si riuniscono nella
piazza del Municipio e alla luce delle candele cantano il “Pobre de mí” (Povero
me), congedandosi dalla festa fino all’anno successivo. “Non
lasciarmi solo”, “Corrida è crudeltà”, “Nè tori in piazza nè vacche nel
piatto”.
Gli animalisti quest’anno hanno marciato
pacificamente nel centro di Pamplona cantando, ballando e innalzando cartelli e
striscioni che inneggiano ai tori e condannano le corride. Se i sondaggi
indicano che l’amore per la tauromachia, tradizione secolare considerata parte
del dna culturale del paese, è in calo in Spagna (il 58% è pronto a
rinunciarvi), “los toros” rimangono molto popolari nell’estate spagnola.
Quasi in ogni paesino encierros, le
corse con i tori, e corride attirano centinaia di migliaia di spettatori, molti
dei quali stranieri.
Con un impatto economico non
trascurabile, soprattutto in tempo di crisi: per l’Università di Extremadura il
settore pesa 2 miliardi di euro, circa l’1% del Pil, e 200mila posti di lavoro.
Il governo del premier conservatore Mariano Rajoy nel 2012 ha blindato la
“fiesta” dichiarandola bene culturale nazionale, quindi protetto da possibili
spinte abolizioniste.
Ma dalla vittoria nel 2015 delle giunte
di Podemos, in diverse grandi città del paese come Madrid, Barcellona o
Valencia il fronte antitaurino è ogni giorno più potente.
La Catalogna e le Canarie sono ormai
corrida-free, il comune di Madrid ha tagliato le sovvenzioni al settore, l’anno
scorso il fronte del no è riuscito a ottenere la fine della millenaria messa a
morte con una lancia del Toro de La Vega a Torredesillas.
Nelle arene e nelle corse di tori le
tensioni fra taurini e anti hanno raggiunto livelli allarmanti, in una spirale
di insulti, ma anche scontri e aggressioni, e attacchi personali alle famiglie
di toreri morti incornati nell’arena.
La Campagna animalista 2017 si
preannuncia incandescente.
L’obiettivo è ora di arrivare
all’abolizione in Spagna, cavalcando il calo di simpatia per la fiesta – i
giovani al 60% sarebbero contro – e la debolezza del governo pro-corrida di
Rajoy ora minoritario.
Da anni, in maniera simile alle critiche al
Palio di Siena, gli animalisti chiedono la fine di questa tradizione che definiscono
“barbarica”.
E rispetto alla gara senese, la violenza cui gli animali sono
sottoposti non è né incidentale, né non voluta.
Tra le proteste più spettacolari si
ricordano quelle proposte negli ultimi anni dalla PETA: la
contro-organizzazione di corse di attivisti nudi.
Si ripete, insomma, il conflitto fra gli
elementi più folcloristici delle tradizioni europee e l’etica
ambientalista/animalista che ne rintraccia l’obsolescenza e la drammaticità.
Ci si chiede se sia giusto sottoporre shock
psicologici e violenza fisica
agli animali solo per soddisfare dei futili desideri umani.
Certamente gli animali non devono essere mai
maltrattati. Ritengo che non sia però giusto tagliare i ponti con delle
tradizioni secolari, di cui è nutrita la nostra storia popolare, oltre che i
ricordi di ogni partecipante.
Mario
Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
Ejecución de los toros en Pamplona: la
tradición de prohibir?
La ciudad de Pamplona en España es conocida en todo el mundo por las fiestas de San Fermín.
Miles
de personas se reúnen todos los años en este lugar para experimentar el riesgo
y la emoción de su famoso toro corriendo, retratos para la eternidad por Ernest
Hemingway en su novela Fiesta.
El encierro es, de hecho, el famoso
encierro de toros cada año en vez que se ejecuta en Pamplona, durante las
fiestas de San Fermín, el patrón de Navarra, entre el 6 y 14 de julio.
Evento atrae en esta hermosa localidad del
Pirineo Español miles de turistas de todo el mundo.
Primeros americanos, australianos,
sudafricanos y neozelandeses que como un hobby también a arrojarse desde lo
alto de la estatua de Santa Cecilia (5 metros) en los brazos de la multitud a
continuación.
Las fiestas comienzan con el discurso
oficial del alcalde de la ciudad y con el lanzamiento del chupinazo (cohete)
desde el balcón del Ayuntamiento Plaza del Ayuntamiento, al mediodía del 6 de
julio y terminan a la medianoche del 14 de julio cuando los participantes, ropa
de color rojo y blanco, saludan la
fiesta en la Plaza del Ayuntamiento con una vela encendida en la mano y
cantando "pobre de mí" (literalmente, "pobre de mí").
Durante nueve días las calles de Pamplona,
hecho famoso por Ernest Hemingway, que acaba Encierro dedicó su primera
novela de éxito, Fiesta (The Sun Also Rises), son invadidos por día por cientos
de personas corriendo con los toros y en la noche
por personas celebrando hasta altas horas de la noche.
Pero es precisamente el enfoque del alba que la atmósfera se calienta especialmente para aquellos que deciden tomar parte activa en la carrera con el objetivo de entrar triunfalmente en la arena, la plaza de toros, con un toro bufando a sus talones.
Pero es precisamente el enfoque del alba que la atmósfera se calienta especialmente para aquellos que deciden tomar parte activa en la carrera con el objetivo de entrar triunfalmente en la arena, la plaza de toros, con un toro bufando a sus talones.
Cuanto menos valiente (cada año hay
lesiones y muertes veces y siempre es turistas) disfrutar del espectáculo
delante de la barra Zaldiki, en la parte superior del camino que conduce desde
el gas Coralles, donde se guardan los toros en Santo Domingo,
o en uno de los anillos de la arena, el punto del toro, que, una vez que entró
en los toros, que son impulsados en corrales donde se mantendrá hasta que la
corrida por la noche de llegada, una bala anuncia el fin del toro los que todavía están en el
camino.
Para complacer a la multitud luego son
liberados novillas (toros jóvenes con cuernos cubiertos con relleno), y durante
media hora la multitud de corredores juega Matador. Este
breve pero intensa carrera en tan sólo tres minutos cubre 825 metros de la
pista se repite todos los días, del 7 al 14 de julio.
Los cohetes indican a los conductores los distintos momentos del toro: el primer disparo anuncia la apertura de las puertas del patio, el segundo advierte la liberación de todos los toros, la tercera (ya en la arena) señala la entrada de animales y el cuarto advierte que los toros ya están en su recinto y que el encierro ha terminado.
Los cohetes indican a los conductores los distintos momentos del toro: el primer disparo anuncia la apertura de las puertas del patio, el segundo advierte la liberación de todos los toros, la tercera (ya en la arena) señala la entrada de animales y el cuarto advierte que los toros ya están en su recinto y que el encierro ha terminado.
Uno de los momentos más emotivos toma unos
minutos antes del inicio del toro, cuando los corredores se les aconseja a San
Fermín, cantando tres veces a la letanía delante de una pequeña imagen
religiosa situada en la Cuesta de Santo Domingo. Esencial
para muchos incluso el espectáculo de las corridas de toros.
Cada noche se llevó a cabo a seis toros que participaron en la prueba del día. Entre una raza y la otra una ruptura inevitable en uno de los muchos bares de Pamplona, donde descorchar botellas de champán, cerveza y sangría siempre que usted participe en una de las muchas "trenes" de las personas que se forman y dar la vuelta al calles estrechas de la ciudad gritando "agua, agua, agua" cuando se pasa por debajo de los balcones de las casas.
Toros en parte durante los nueve días del toro hay conciertos, fuegos artificiales, fiestas y el baile salvaje en cierto estilo de vida nocturna española, aunque la atracción principal siguen siendo los toros corriendo por las calles de la ciudad y el fanatismo de la gente .
Cada noche se llevó a cabo a seis toros que participaron en la prueba del día. Entre una raza y la otra una ruptura inevitable en uno de los muchos bares de Pamplona, donde descorchar botellas de champán, cerveza y sangría siempre que usted participe en una de las muchas "trenes" de las personas que se forman y dar la vuelta al calles estrechas de la ciudad gritando "agua, agua, agua" cuando se pasa por debajo de los balcones de las casas.
Toros en parte durante los nueve días del toro hay conciertos, fuegos artificiales, fiestas y el baile salvaje en cierto estilo de vida nocturna española, aunque la atracción principal siguen siendo los toros corriendo por las calles de la ciudad y el fanatismo de la gente .
Durante las vacaciones, de hecho, todas las
mañanas al centro de la ciudad es atravesada por los desfiles de gigantes y
cabezudos, para el deleite de los niños. El
programa de actos también incluye festivales, conciertos, espectáculos de
danza, y por supuesto las corridas de toros, por lo general muy brillantes
debido a la presencia en las gradas de los grupos alimentados de amigos. San
Fermín termina 14o de julio a la medianoche, cuando todos se reúnen en la plaza
del ayuntamiento y la luz de las velas cantando el "Pobre de mí"
(Pobre de mí), despidiéndose del partido hasta el año siguiente. "No
me dejes solo", "La tauromaquia es cruel", "Ni en los toros
cuadrados ni vacas en la olla".
derechos de los animales este año se manifestaron pacíficamente en el centro de Pamplona el canto, el baile y el aumento de los signos y pancartas alabando a los toros y condenar las corridas de toros. Si las encuestas muestran que la afición a los toros, tradición de siglos de edad, considerado parte del ADN cultural del país, está cayendo en España (58% está dispuesto a renunciar a ella), "los toros" siguen siendo muy populares en el Spagnol verano. Quasi toro corriendo en todos los pueblos, corriendo con los toros y las corridas de toros atraen a cientos de miles de espectadores, muchos de los cuales stranieri.Con un impacto económico significativo, sobre todo en tiempos de crisis: para el sector de la Universidad de Extremadura pesa 2 mil millones de euros, alrededor del 1% del PIB, y 200 mil puestos de trabajo. El gobierno del primer ministro conservador Mariano Rajoy en 2012 ha blindado la "fiesta", declarando que un bien cultural nacional, para preservarlo de posibles abolizioniste.Ma empujado por la victoria en 2015 de Seamless Podemos, en varias ciudades importantes del país como Madrid, Barcelona o Valencia frente antitaurino es más fuerte cada día. Cataluña y las Islas Canarias están ahora libres taurino, el municipio de Madrid ha recortado las subvenciones al sector, el año pasado el 'no' logró que el final de la puesta del milenio hasta la muerte con una lanza del Toro de la Vega Arenas Torredesillas.Nelle y tensiones toro corriendo entre la lucha contra los ataques personales a las familias de toros y han alcanzado niveles alarmantes, en una espiral de abuso, sino también el conflicto y la agresión, y murió toreros corneados en la arena. La campaña de derechos de los animales en el año 2017 promete ser caliente. El objetivo ahora es conseguir la abolición en España, montando la caída de simpatía por la fiesta - los jóvenes y el 60% estaría en contra - y la debilidad del gobierno Rajoy pro-taurinos ahora minoritario.Da años, similar a la la crítica del Palio di Siena, derechos de los animales se insta a poner fin a esta tradición que ellos llaman "bárbara" .Y en comparación con la carrera de Siena, la violencia que los animales son sometidos es casual ni voluta.Tra no los más espectaculares protestas son una reminiscencia de los propuso en los últimos años por PETA: la contra-organización de activistas nudi.Si corrió repeticiones, en definitiva, el conflicto entre los elementos de las tradiciones populares europeas y los derechos de los animales de ética / ambiental que hace un seguimiento de la obsolescencia y drammaticità.Ci se pregunta si es derecho a presentar shock psicológico y la violencia física a los animales sólo para satisfacer la inútil deseos animales umani.Certamente nunca deben ser objeto de abuso. Creo que no está bien, sin embargo, para cortar los lazos con las tradiciones seculares, que se nutre la historia de nuestro pueblo, así como las memorias de cada participante.
derechos de los animales este año se manifestaron pacíficamente en el centro de Pamplona el canto, el baile y el aumento de los signos y pancartas alabando a los toros y condenar las corridas de toros. Si las encuestas muestran que la afición a los toros, tradición de siglos de edad, considerado parte del ADN cultural del país, está cayendo en España (58% está dispuesto a renunciar a ella), "los toros" siguen siendo muy populares en el Spagnol verano. Quasi toro corriendo en todos los pueblos, corriendo con los toros y las corridas de toros atraen a cientos de miles de espectadores, muchos de los cuales stranieri.Con un impacto económico significativo, sobre todo en tiempos de crisis: para el sector de la Universidad de Extremadura pesa 2 mil millones de euros, alrededor del 1% del PIB, y 200 mil puestos de trabajo. El gobierno del primer ministro conservador Mariano Rajoy en 2012 ha blindado la "fiesta", declarando que un bien cultural nacional, para preservarlo de posibles abolizioniste.Ma empujado por la victoria en 2015 de Seamless Podemos, en varias ciudades importantes del país como Madrid, Barcelona o Valencia frente antitaurino es más fuerte cada día. Cataluña y las Islas Canarias están ahora libres taurino, el municipio de Madrid ha recortado las subvenciones al sector, el año pasado el 'no' logró que el final de la puesta del milenio hasta la muerte con una lanza del Toro de la Vega Arenas Torredesillas.Nelle y tensiones toro corriendo entre la lucha contra los ataques personales a las familias de toros y han alcanzado niveles alarmantes, en una espiral de abuso, sino también el conflicto y la agresión, y murió toreros corneados en la arena. La campaña de derechos de los animales en el año 2017 promete ser caliente. El objetivo ahora es conseguir la abolición en España, montando la caída de simpatía por la fiesta - los jóvenes y el 60% estaría en contra - y la debilidad del gobierno Rajoy pro-taurinos ahora minoritario.Da años, similar a la la crítica del Palio di Siena, derechos de los animales se insta a poner fin a esta tradición que ellos llaman "bárbara" .Y en comparación con la carrera de Siena, la violencia que los animales son sometidos es casual ni voluta.Tra no los más espectaculares protestas son una reminiscencia de los propuso en los últimos años por PETA: la contra-organización de activistas nudi.Si corrió repeticiones, en definitiva, el conflicto entre los elementos de las tradiciones populares europeas y los derechos de los animales de ética / ambiental que hace un seguimiento de la obsolescencia y drammaticità.Ci se pregunta si es derecho a presentar shock psicológico y la violencia física a los animales sólo para satisfacer la inútil deseos animales umani.Certamente nunca deben ser objeto de abuso. Creo que no está bien, sin embargo, para cortar los lazos con las tradiciones seculares, que se nutre la historia de nuestro pueblo, así como las memorias de cada participante.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
martedì 20 giugno 2017
Auto bruciate dai piromani ad Ostia
Recentemente ad
Ostia siamo ossessionati da un grande problema, essendo ostaggio di continui
episodi vandalici, per la precisione incendi dolosi, che coinvolgono le
autovetture e le facciate dei palazzi. Il fenomeno mi sembra che comunque non riguardi
solo Ostia ma anche molte altre città italiane. L'obiettivo è sempre lo stesso,
distruggere macchine o motorini parcheggiati sotto le case. Molte notti veniamo
infatti svegliati dalle urla e dalle fiamme che avvolgono l’ennesima
autovettura incappata sotto la mania scriteriata di questi presunti piromani. A
rischiare in particolare sono soprattutto le persone che abitano ai
pianterreni: il fuoco infatti lambisce spesso le finestre dei loro
appartamenti. Gli episodi dapprima più sporadici, ora sono sempre più
frequenti. Gli attentatori scelgono le auto privilegiando quelle della fascia
medio-alta e l'impressione degli investigatori è che il più delle volte si
proceda secondo un percorso casuale. Il fenomeno comincia a preoccupare.
Sono state attivate misure di prevenzione con posti di controllo e punti di
rilevazione. C'è qualche situazione interessante che polizia e carabinieri
stanno sviluppando, ma l'attività investigativa è complessa. Tra l'altro
non sempre i vigili del fuoco riescono a confermare l'origine dolosa delle
fiamme, proprio perché l'incendio distrugge anche le prove. La diavolina brucia
e non lascia traccia. Difatti dai primi accertamenti sembra che gli incendiari
utilizzino la diavolina solida, che viene sistemata in genere all´altezza della
ruota più vicina al serbatoio della benzina. In qualche caso sarebbe stata
impiegata anche diavolina liquida, ma questa circostanza non è stata ancora
accertata dai pompieri. I poliziotti e i carabinieri stanno effettuando diversi
controlli, sono stati ascoltati alcuni testimoni, persone che hanno dato
l'allarme e che possono ricordare qualche particolare utile a dare un volto e
un nome agli autori dei roghi. Per smascherare i responsabili, si rovista anche
nell'elenco dei piromani già finiti nei guai. Gli stessi agenti di polizia
invitano anche a fare ronde, a stare accorti ad ogni rumore strano, ad armarci
di telecamere in barba alla privacy. Non si sa se si tratti di piromania o di
racket dei garage a pagamento ma ho notato purtroppo che finora i risultati
sono stati scarsi. Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
venerdì 26 maggio 2017
Cani liberi a Collevecchio
Cani liberi a Collevecchio
Questi giorni sono andato spesso a Collevecchio,
in provincia di Rieti, paese di nascita di mio padre e di mia moglie. Ho
notato, con fastidio, che a Collevecchio alcuni cani circolano liberamente, sia
per le strade cittadine che nelle campagne limitrofe. Anch’io sono proprietario
di una cagnolina, Margot. Ma non la lascio mai libera fuori di casa. A Collevecchio
molti proprietari la pensano diversamente, invece. Ritengo che sia comunque
buona norma rispettare le disposizioni contenute nell'ordinanza del ministero
della Salute, entrata in vigore il 23 marzo 2009, che prevede tra l'altro,
l'obbligo, per i proprietari dei cani di utilizzare il guinzaglio in ogni luogo
e - nel caso di animali aggressivi - di applicare la museruola. Ciò non accade
a Collevecchio, dove ho visto anche dei cani maremmani liberi di circolare tranquillamente.
Forse i loro padroni non sanno che è sempre prevista la responsabilità civile
ex articolo 2052 del Codice civile e penale dei proprietari, in caso di danni o
lesioni a persone, animali o cose nonché l'obbligo di stipulare, in caso di
animali pericolosi, una polizza di assicurazione di responsabilità civile per
danni causati da proprio cane contro terzi. Bisogna, infine, rammentare che gli
animali non possono essere lasciati liberi di circolare senza le dovute cautele.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)
venerdì 28 aprile 2017
Fine di un matrimonio
Fine di un matrimonio
E’ molto difficile che un matrimonio sopravviva a
una crisi economica grave e all’angoscia che ne deriva, ma è pure molto
difficile che sopravviva all’agiatezza e alla noia.
Non solo, direi che le difficoltà economiche
uniscono e, addirittura caricano un matrimonio di progetti, ma il denaro
separa, e carica un matrimonio di problemi. Io credo che le difficoltà spesso
inizino quando le coppie risolvono i loro problemi e gli rimane il tempo di
veder morire la sera nei loro salottini, guardandosi in faccia.
Quando hai problemi, non vedi la faccia; vedi il
futuro. Quando non ti resta che la faccia, è un brutto affare.
Penso, infatti, che la noia tra i coniugi sia uno
dei grandi problemi che affliggono l’Italia. Anzi l’Europa. Anzi il mondo!
Bisognerebbe inventare una legge per porvi rimedio.
Credo inoltre che le grandi crisi domestiche si
origino così.
Per una coppia di sposi è molto facile avere un
progetto di vita comune: entrambi pensano allo stesso tempo ad andarsene di
casa, trovare un appartamento, ammobiliarlo, sfogliare i dépliant delle agenzie
di viaggio e pianificare una scopata.
Questo gli fa pensare che la vita abbia un senso e
che siano nati l’uno per l’altra.
Ma gli anni di matrimonio a poco a poco modificano
la situazione, con la persistenza di una goccia d’acqua: nulla garantisce che
il progetto di vita che desidera il marito coincida con il progetto di vita che
desidera la moglie; non solo, uno dei due finisce per intralciare l’altro.
Dopo un po’ sono due perfetti sconosciuti che si
incontrano, si guardano, si rifiutano e cercano rifugio altrove.
Ma non c’è comunque nulla da temere, poiché la
saggezza occidentale ha previsto tutto: ormai ci sono rifugi eccellenti, come
il lavoro, i pettegolezzi con le amiche. Il cinema, il teatro e il campionato
di calcio.
Chi crede che in una casa ci sia un mondo, si
sbaglia: ci sono due mondi. Nemmeno i figli rinnovano il primo progetto comune,
perché per i figli ciascuno ha un progetto diverso.
In definitiva ci sono due sistemi perché una coppia
consumata si prenda ancora per mano e rimanga unita.
Uno è trovare un nuovo progetto di vita comune, come
per esempio comprarsi un nuovo appartamento e altri mobili. Ma questo non è
sempre possibile.
L’altro sistema consiste in pratica nel non aver mai
avuto un progetto di vita.
E questo può sembrare terribile, lasciarsi vivere e
non essere nessuno. Ma proprio lì potrebbe esserci una delle chiavi della
felicità.
Certo però è triste vivere
così.
Puzza di sconfitta.
Mario
Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
giovedì 27 aprile 2017
Mare o campagna?
Mare o campagna?
Dico la verità: a mia moglie
piace la vita in campagna.
Ad una sua amica, Simonetta come
lei, dice: “Ti rendi conto lo squallore? Palazzi brutti, macchine, cartelloni
arrugginiti. Io sono nata in campagna in mezzo alle mucche. Questa roba non fa
per me. Prima o poi prendo Margot e me torno al paese”.
Si gira a guardarla. “A
Collevecchio, in Sabina. Ci sei mai stata?”
“No. E’ bella?”
“Ovvio, è Sabina, non ti basta?”
risponde con un’alzata di spalle.
L’amica tira un respiro. “Che
palle. Vabbé, andiamo al bar. Ti va un tramezzino?”
“Come ce li hanno, nel cellophane
o sotto il tovagliolo?”.
Lei guarda dura. “E secondo te io
vado in un bar dove il tramezzino sta nel cellophane?” La ritengo un’offesa
personale, Simo”.
Ed escono chiudendo la porta.
In casa lo spostamento dell’anta
causa la caduta di tre colonne di fogli di Diritto Notarile di Gabriele che
volano a terra come foglie morte. Così come gli appunti di letteratura tedesca
di Alessandro.
Vedete, Simonetta è così.
Le piace stare seduta a guardare
il sole che tramonta.
Ha sempre desiderato avere una
casa con un panorama meraviglioso, vicino al campo di olivi, alle vigne, al
giardino di rose, ai gelsomini che profumano l’aria della sera.
Avrebbe gradito, infatti,
crescere i nostri due figli alla maniera degli antenati.
Lei stessa avrebbe insegnato loro
a fare il vino e ad allevare le api.
Ed i nostri figli -a suo dire-
sarebbero cresciuti in pace e sarebbero vissuti in serenità all’ombra di grandi
alberi solitari, ascoltando il pigolio degli uccelli che, dopo essersi rincorsi
in cerimonie di corteggiamento, cercano il nido su querce così alte che
sembrano reggere il cielo.
Al contrario, a me piace il mare.
Il mare è lo specchio dei nostri
pensieri, e sfortunatamente anche di quelli più profondi e malinconici.
Riflette ciò che sta nascosto
nelle profondità del nostro animo, le nostre paure inconfessate, perfino il
volto della morte sembra trasparire, a volte, sotto la sua superficie liquida e
mutevole, dietro l’orizzonte che fugge sempre più lontano, che non si fa mai
raggiungere. Di sera, la luna sorge dal mare illuminandolo.
E la superficie scagliosa del
mare riflette i raggi della luna in mille sfaccettature tremolanti. Dite che sto parlando a coda di porco, intorcinata, non in
forma esplicita?
Vabbè,
ok.
Mi siedo sul divano, di fronte al mare.
Ascolto Bob Dylan, a luci spente.
Mi inganna l’oscurità.
Sono un mercante di libri maledetti.
Fuori dal tempo.
Forse, non ho capito nulla.
Né qui, né altrove.
E morirò.
In terre lontane?
A Collevecchio?
A Ostia?
Sicuramente, sotto una cupola stellata.
Alle radici del cuore.
Addio arcobaleno, ciao.
Con un sospiro, mi raggomitolo sul divano e
rimango ad ascoltare il mare.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)
martedì 28 febbraio 2017
Attenzione alla dolce morte: fino all’ultimo momento l’uomo è un essere vivente.
Attenzione alla dolce morte: fino
all’ultimo momento l’uomo è un essere vivente.
Molti vorrebbero una legge su
testamento biologico ed eutanasia, specialmente dopo la storia di Dj Fabo, che
ha trovato volontariamente la morte
a 39 anni in Svizzera, dove grazie all’Associazione Luca Coscioni ha potuto avviare
il percorso del suicidio assistito. Sono
perplesso. Infatti non sempre chi soffre, anche in un reparto ospedaliero di
lunga degenza vuole morire. A volte è la nostra inconsapevole incapacità di
accettare il dolore che ce lo fa pensare. Del resto non penso che debba essere
un altro uomo a dover decretare quando e come un suo simile deve morire. Il
compito della medicina è curare l’ammalato non sopprimerlo deliberatamente,
anche se negli ospedali alcuni medici segretamente, per togliere dolori orribili,
fanno coscientemente una dose di morfina che regala un sonno senza risveglio.
Comunque ho qualche perplessità, soprattutto sulla vera volontà di morire delle
persone. Del resto oggi, che il politicamente corretto regna in maniera
assoluta, è politicamente corretto pronunciarsi a favore dell’eutanasia. E così
i sostenitori dell’eutanasia credono di difendere la dignità umana chiedendo ai
medici di praticare l’eutanasia sui pazienti per i quali non esiste alcuna
possibilità di guarigione. La Chiesa Cattolica è contraria: Papa Benedetto XVI
ha detto che " l'eutanasia è una falsa soluzione al dramma della
sofferenza, una soluzione non degna dell'uomo", mentre Papa Francesco l’ha
definita “un grave delitto contro la vita”. Personalmente, credo si tratti di
un problema bioetico di notevole complessità, poco adatto ai ferrei e
irrinunciabili convincimenti e che dia adito, invece, sempre secondo la mia
modesta opinione, a dubbi personali, ripensamenti e perplessità. Da un lato, la
nostra educazione moderna, laica e illuminista, sensibile in sommo grado ai
diritti umani, ci porta a pensare che siamo legittimi proprietari della nostra
vita, liberi di condurla come ci piace e perciò anche di interromperla quando
l'esistenza ci appare troppo dolorosa o priva di significato. Come abbiamo il
diritto di vivere riteniamo di avere anche il diritto di morire. Dall'altro, la
nostra anima cristiana, cattolica, romantica, che sopravvive persino in
quest'epoca di sbadata secolarizzazione, magari in forma larvata e inconscia,
ma vigorosa, ci avverte che la sfera del razionale non spiega tutto e che la
vita umana possiede un valore incommensurabile e una sacralità, che nessun
dolore e nessuna disabilità autorizzano a scalfire. Conciliare e armonizzare
questi due poli dialettici all'interno della nostra coscienza non è compito
facile. Spesso la sintesi e l'equilibrio raggiunti sono provvisori e soggetti a
ripensamenti. In ogni caso ritengo che sostenere il diritto inappellabile
all'eutanasia come ad altre pratiche, non equivalga affatto ad affermare un
principio di libertà e di civiltà ma risponda piuttosto a una visione della
società che fa della fuga dalle responsabilità, individuali e collettive, una
propria costante. Ciò non significa però che anche quelle posizioni meritino
rispetto e debbano avere pieno diritto di cittadinanza nell'ambito di un
dibattito su un tema complesso e delicato come quello del fine vita. Infatti il
dolore e la morte sono temi con cui l'uomo contemporaneo non ama intrattenersi
e preferisce rimuovere ed esorcizzare, stordendosi nell'attivismo e nel
divertimento. In altre parole, rifiutando sia l’accanimento terapeutico
che l’eutanasia, sono diffidente verso un'eutanasia affidata alla discrezione
di un comitato di medici e infermieri, ai calcoli economici degli
amministratori, agli interessi egoistici dei familiari. Certo, tutti abbiamo un diritto di morire
bene, serenamente, evitando cioè sofferenze inutili. Perciò abbiamo il diritto
di essere curati e assistiti con tutti i mezzi ordinari disponibili (per
esempio il ricambio metabolico, l’alimentazione e l’idratazione, la terapia del
dolore, ecc.) senza ricorrere a cure pericolose o troppo onerose e con
l’esclusione di ogni accanimento terapeutico. Però c’è anche da considerare che
il diritto di morire con dignità non coincide con il diritto all’eutanasia, la
quale è invece un comportamento essenzialmente individualistico. Forse anche di
ribellione. Solo un ultimo particolare: ho letto che i rimedi al dolore ci
sono, e la necessità di chiedere la morte per sfuggire a un dolore
insostenibile esiste solo nei quesiti delle inchieste che vogliono far passare
tutti come sostenitori dell’eutanasia. Non a caso i più convinti sostenitori
dell’eutanasia non hanno mai parlato di medicina palliativa e invece continuano
a fare i loro sondaggi sull’eutanasia domandando se si preferisce morire
piuttosto che soffrire dolori insopportabili. E’ ovvio il risultato, chiunque
preferirebbe morire. Ma se i dolori sono trattabili, quasi tutti preferiscono
vivere sino alla fine naturale: non è infatti vero che la vita ha senso solo se
si è sani e autonomi, ma le esperienze di molti medici dimostrano che fino
agli ultimi istanti l’uomo è un essere vivente. Inoltre nella mia mente si
insinua pure un dubbio inquietante. Nelle nostre società ci sono tanti anziani,
tante pensioni da pagare, tante cure da prestare, e se l’eutanasia fosse una
soluzione economica, una risposta tecnica a un problema pratico, celata dietro
la nobile richiesta di una morte dignitosa? Questo pensiero mi fa ribollire il
sangue nelle vene, più della pressione alta. Ok, ora basta: esco dall’ufficio e
mi confondo in mezzo alla gente, sentendomi infreddolito e fragile, sotto il
tiepido sole dei primi di marzo che splende sui tetti con lo stesso calore e la
stessa indifferenza di sempre. Un grazie con l’inchino e il cappello
piumato e svolazzante a chiunque abbia letto queste mie parole.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)
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