sabato 31 gennaio 2009

Errore di GOOGLE

E' stato un errore umano". E' questa la spiegazione di Google ai problemi riscontrati da milioni di internauti che hanno usato il motore di ricerca tra loe 15,30 e le 16,25 di oggi pomeriggio. Sul blog del motore di ricerca, è stato pubblicato pochi minuti fa il "post" con le spiegazioni e le scuse di Google. "Il messaggio comparso nel periodo in questione, che indicava qualunque link risultato di una ricerca come sospoetto e a rischio di contenere materiale pericoloso è stato chiaramente un errore", spiega il blog di Google.

"Quel messaggio compare solo per i siti che vengono dichiarati effettivamente a rischio
dopo un controllo accurato da parte di una organizzazione non-profit,
la StopBadware.org, e la lista, proprio per la sua delicatezza la lista dei siti a rischio viene gestita manualmente e non dalle macchine".

E' durato circa una quarantina di minuti. Le funzionalità del motore di ricerca più usato al mondo sono tornate normali da pochi minuti, ma durante il breve periodo per la rete si è diffusa una ondata di messaggi molto preoccupati.

Centinaia di utenti sparsi per tutto il mondo hanno segnalato di aver incontrato dei problemi nel fare le ricerche. In pratica ad ogni pagina di risposta veniva aggiunta la frase "questo sito può contenere materiale pericoloso" e se si cliccava sul link della ricerca, compariva una pagina che invitava a non andare avanti perché il sito era potenzialmente pericoloso. Problemi erano stati rilevati anche con Google News.

Il problema tecnico di Google ha mandato in tilt il sito di riferimento per la sicurezza online, StopBadware.org, che ospitava la pagina di avvertimento sui siti pericolosi. Il messaggio, infatti che è comparso per diversi minuti quando si tentava di fare una ricerca su Google si è tramutato in un involontario attacco DoS ("Denial of Service" - viene usato dai pirati informatici per impedire l'accesso ai siti), saturando la banda del
server di StopBadware.org, organizzazione dedicata alla lotta contro il software "maligno", a cui aderiscono istituzioni accademiche Usa e aziende informatiche e che è anche la fonte di Google per questo tipo di dati.

"Milioni di persone hanno tentato di accedere alla pagina che metteva in guardia sulla potenziale pericolosità dei risultati di ricerca di Google - spiega il blog di StopBadware.org - e questo ha
mandato in tilt il nostro sito.
Al momento tutte le funzionalità sono

state ripristinate".
Mario Pulimanti

venerdì 30 gennaio 2009

Non ti fermare mai



Non riesco a dormire.

Telefono a un amico.

Nessuna risposta. Forse sta facendo un riposino post coitum.

Mi rimetto a letto.

E' stata una giornata strana.

Fredda e triste, perfetta per un’esumazione. Ci siamo stretti gli uni agli altri, le mani in tasca e la testa incassata tra le spalle, mentre l’operaio che manovrava lo scalpello immergeva ripetutamente l'arnese nella lapide di mio suocero.

Come un flash, mi viene in mente nonno Angelino con in braccio un bambino.

Sono io, e gli sto chiedendo cosa mamma mi ha messo nel piatto.

“E’ vitello.”

“E cos’è?”

“E’ una vacca bambina.”…e mi pizzica una guancia.

Sorrido, ma questo non tranquillizza le farfalle che ho nello stomaco.

Tutte le persone di mezza età divagano.

Certo. Quando si passano i cinquanta, si ottiene dallo Stato la licenza di divagare.

Quando alla fine mi addormento, ho il sorriso sulle labbra.

Mi mastico il labbro superiore.

Non ho preso la valeriana e la mia insonnia lo sa.

Rigirarsi, sindrome della gamba inquieta, incapacità di trovare una posizione comoda.

Alle tre del mattino saltano sul treno dei sintomi anche le palpitazioni cardiache e il respiro corto, so abbastanza di psicologia da riconoscere un attacco di panico.

E’ terribile.

Resto immobile per qualche minuto, cercando di riportare la respirazione sotto controllo.

Salto dal letto, faccio qualche flessione sulle braccia, bevo due bicchieri d’acqua, faccio zapping tra i canali tivvù con il volume a zero e alla fine mi siedo per terra in un angolo e mi stringo le ginocchia al petto, oscillando avanti e indietro.

E’ piacevole svegliarsi ascoltando qualcuno che ti sciorina davanti tutti i tuoi problemi.

Oggi non ho nemmeno quella soddisfazione. Simonetta dorme.

Alle sei, in uno sforzo quasi isterico di semplificare la mia vita, vado in bagno e telefono in ufficio.

“Mario, sei tu?”.

“Ho bisogno di sapere l’esito dell’interrogazione sulla pesca e lo sviluppo rurale, Lorenzo. Sto pensando a troppe cose, troppo in fretta.”

“Mario, hai una voce tremenda. Stai bene?”

“No. Credo di aver avuto un crollo nervoso. Probabilmente è solo un attacco di panico. Non ho preso la valeriana e sto dando la testa nel muro.”

“Come mai non l’hai presa?”

Il momento della verità.

Me lo sono scordato.

Aspetto che si metta a urlare, che mi insulti. Voglio che lo faccia, cazzo.

“Capisco.”

Maledizione, perché deve essere così maledettamente gentile?

“Potrei non venire al lavoro, Lorenzo.”

“Devi scegliere quello che è meglio per te, Mario.”

“Non ti dispiace rispondere all’interrogazione al posto mio, allora?”

“Ok. Ci penso io.”

Stringo il cellulare così forte che le mie nocche sbiancano.

“Non puoi essere così schifosamente altruista su questa cosa! Dammi dello sfruttatore! Dimmi che dovrei pensarci io!”

“Chiamami quando tornerai al lavoro, Mario”

Riaggancio. Sollevo il cellulare sopra la testa, con l’intenzione di fracassarlo contro le piastrelle del pavimento.

Mi accontento di posarlo sul lavandino.

Gabriele bussa alla porta.

“Papà? Stai bene?”

Entra e si siede accanto a me.

“Cavolo”, impreco. “Cavolo! Io non sono così debole!”

Lui ride.

“Tu non sei debole, sei umano.”

“E tu lo trovi divertente?”

"Certo, papà."

Squilla il cellulare. Il suo.

Risponde.

Infilo il cappotto ed esco.

Schiumo di rabbia.

Qualcuno ha dimenticato di dire a Ostia che l’inverno sta finendo, dato che una pesante grandinata ha inondato ogni cosa, e io rischio di rompermi il collo scivolando su una pozzanghera ghiacciata.

Decido: vado alla Garbatella.

Arrivo.

La casa é vuota.

Mamma é andata a Testaccio, da Antonella.

Guardo una foto di papà.

Lui amava ripetermi che “ la vita non è una corsa che si può vincere. La fine della corsa è la stessa per tutti: si muore. Il punto non è vincere la corsa, Mariuccio. Il punto è come la si corre. In altre parole, non si tratta di vincere o di perdere, ma di come si gioca la partita. E tu, Mariuccio, corri. Non ti fermare mai.”

Arivarono Natali. Capodanni. San Valentini. Pasque.

Arrivò la Pasquetta del novantadue.

E continuai a correre.

Afferro la foto e la tengo stretta a me, e piango, piango, piango, finché non esce più niente.

Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

domenica 25 gennaio 2009

Menopausa maschile



E' sabato.
Improvvisamente, mi sveglio. Ahi, la testa. Che male! Sbadiglio con la mascella che scricchiola per l'accumuolo notturno di calcio, poi impiego un minuto per ritrovare l'orientamento. Postumi da valeriana. Mi costringo a mettere i piedi a terra, penso di fare qualche esercizio per gli addominali, decido che non sono ancora pronto e vado a fare una doccia tiepida. Il sapone che promette di aprirmi gli occhi non lo fa. Quando esco dalla doccia sono assonnato come prima e in più o i brividi. "Basta", dico alla mia faccia allo specchio. Cristo, ho cinquantatre anni. Non ho mai avuto un brufolo dai tempi della scuola media, ma adesso c'é un foruncolo che mi fissa come un terzo occhio in mezzo alla fronte. Ho le crisi della mezza età. Sarà menopausa maschile? Meglio uscire. Ostia ha l’odore dell’inverno e cioè il tanfo di spazzatura e gas di scarico ha una sfumatura di vento freddo. E' adeguatamente ventosa, la temperature è poco sopra i cinque gradi, i marciapiedi umidi per la recente pioggia. Riprende a piovere e le nuvole grigie si fondono con i toni bruno e nero della cittadina e degli alberi morti, i pochi che ci sono. Le fogne non funzionano e dovunque brandelli di cose morte si trasformano in fango alla prima pioggia. Come al solito ci sono in giro nuvole di fumo passivo sufficienti a far ammalare di cancro degli animali da laboratorio. Oggi di pensieri ce n’è un’insalata. Penso a papà. Pasquetta del novantadue. E' allora che sono diventato quello che sono oggi. Penso a Nonna Jole. Non posso dimenticarmi il suo volto saggio e profumato, gli occhi celesti e i capelli grigi raccolti dietro la testa. Brrr. Mi sento gelare a questi ricordi. Lasciamo stare. Penso a mia moglie. E' una donna che si preoccupa di tutto. La lista delle cose di cui si preoccupa in ogni dato momento è interminabile: il benessere dei figli, per esempio, o l’inadeguatezza del nostro stipendio, o il taglio delle spese scolastiche minacciato nella scuola di nostro figlio Alessandro, o la macchia d’umidità sopra la finestra, o lo scricchiolio delle sue giunture ogni volta che si alza la mattina, o il libro che da tempo nostro figlio Gabriele deve restituire alla biblioteca comunale e non riesce più a trovare, o il riscaldamento del pianeta. Ma in questo momento particolare ci sono due cose che le danno ulteriori motivi di preoccupazione: la minacciosa certezza dell’avanzare del tempo (Tempus fugit!) nonché lo stato della salute mentale di suo marito (vale a dire, del sottoscritto). Mi dice: “Guardati intorno. Ci sono uomini che fanno jogging, che coltivano ortaggi, che vanno in bicicletta, che costruiscono case. La tua specialità è quella di essere negato per qualsiasi lavoro manuale”. Questo vale anche per l’educazione dei figli. Mi accusa di essere come Ulisse, l’Odisseo che lascia il figlio appena nato e quando lo riabbraccia ha venti anni e si è fatto uomo: Telemaco. Difatti, a suo dire, mi sono ritrovato Gabriele ventiduenne senza aver fatto nulla, perché ha pensato sempre a tutto lei. Del resto dice che la mia filosofia di vita è l’utilitarismo spinto. In poche parole sarei un integralista dell’edonismo estremo. Ognimodo ho due figli svegli. Beh, per dirla giusta a volte non mi sento del tutto realizzato nella vita professionale e in quella creativa. Malumori passeggeri. Ah, tra Gabriele e il quattordicenne Alessandro qualsiasi contatto è fuori discussione finché non raggiungono la privacy impenetrabile del salotto di casa. Il casino è che il grande non ama avere il piccolo tra i piedi. Ma giunti a casa….Fin da piccoli, col pretesto di disegnare, scrivere e colorare, in realtà si assestano colpi di matita e pastelli negli occhi, nelle orecchie ed in altre parti del corpo, mentre guardo impotente Simonetta che, sfigatissima, sembra avere il sorriso teso e lo sguardo perso di chi non desidera altro che essere trasportata il più lontano possibile. Non sono certo un uomo con una posizione appetibile. Sono un funzionario statale bloccato al nono livello da molto tempo. Da quando va avanti questa storia? Da 20 anni. Funzionario statale suona, comunque, un po’ stalinista, a mio parere. Bando alle rassegnazioni. Ehilà, che strana giornata ieri. Da subito. Ero già fuori di testa al pronti-via. Pazzesco: all’improvviso una collega pomposa, che pensa di essere una giurista doc, si è sentita in dovere di spiegarmi i motivi per cui è stato emesso un certo parere del Consiglio di Stato. Ma era troppo pallosa e deprimente, per cui mentre parlava a un certo punto staccavo la spina e pensavo al teatro. Lei un paio di volte mi ha guardato strana, per cui mi sa che spesso mi ha detto delle cose che dopo gliele ho chieste un’altra volta. Tipo una volta che mi sono rimesso in onda e ho sentito che faceva: bla, bla, bla il parere del Consiglio di Stato di dicembre. Al che le faccio: "Quand’è che è stato emesso il parere?" Ma credo che era quello che aveva appena detto. Il parere è di dicembre. Ma a dirla tutta: non ero stato mica io a chiederle queste cose, capito. Cioè sarebbe stato più facile concentrarmi se avesse parlato con meno spocchia e boria. Vabbè, la roba più importante è che poi è andata via lei e la sua vanagloria. Ne ho fatta di strada, dai tempi in cui avevo i capelli neri. Adesso, che li ho come quelli di Kit Carson, posso dire che sono cresciuto come persona: una volta la collega tracotante l’avrei invitata a fare un viaggio fino al buco del culo del mondo. Il che mi fa pensare, solo per un attimo, che sarebbe stato meglio se l’avessi fatto, come insegnano gli episodi di bullismo scolastico. La verità è che sia a scuola che al lavoro vengono premiati i più furbi e prepotenti e non quelli più bravi. A essere sinceri, non è che voglio sbrodolarmi addosso dicendo che sono più competente di colleghi che hanno reggenze e incarichi che io non ho. Ci mancherebbe! Basta pensare al lavoro. Allora decido di andare a Cineland. Gioco a boowling. Con Ferruccio. Il boowling mi offre un rifugio dai problemi, buttare giù un birillo dopo un'altro mi mette in uno stato quasi zen. Dimentico il mio lavoro, la mia insonnia, i miei problemi. Torno a casa. Mi preparo un drink. Finisco di bere il mio gin and tonic, che la cena è quasi pronta. Bene. Sento un odorino. Ora posso concludere. Insomma, alla prossima. Mario Pulimanti (Lido di Ostia -Roma)

mercoledì 21 gennaio 2009

Sono solo


Sono solo.
Moglie e figli a Collevecchio.
Esco con due amici, uno magro e l’altro no.
Davanti a una birra “c’è la luna piena?” mi domanda quello grasso.
Lo vedo gustarsela con grande piacere, perciò gli dico, scherzando “La luna piena ti trasforma in un maiale mannaro”.
“Può darsi” ribatte.
I suoi occhi diventano due fessure. A volte ho lo splendido dono di far affiorare il lato peggiore delle persone.
“Non ti arrabbiare, Porky” sogghigno. “Era solo una battuta”.
Incrocia le braccia. “Per tua informazione, ho appena perso cinque chili.”
“Ma non li hai persi…li hai nascosti nel culo.”
“Mario, sei proprio un idiota patentato a diciotto carati” ribatte.
“Ehi, amico, perché sei così di cattivo umore? La tua pasticceria ha finito i bomboloni?”
Mi punta l’indice sotto il naso. “Fai un’altra battuta sul grasso e…”
“E cosa fai, mi mangi?”
L’amico magro si mette faccia a faccia con me, urlandomi “potreste per favore comportarvi in modo più professionale, voi due?”
“Attento -gli dico- quando avrà finito con me potrebbe ancora avere fame.”
L’amico grasso alza gli occhi al cielo, voltandomi le spalle.
“Scusa, Palladiburro, ma io volevo solo scherzare” dico.
Il magro abbocca e mi abbraccia.
L’altro strige i pugni, mi guarda, poi borbotta qualcosa e se ne va.
“Quello non ha il senso dell’umorismo. Probabilmente mangia per compensare una vita sessuale insoddisfacente.”
“Non credo proprio che sia questo il suo problema” risponde il magro.
Poi lo saluto e vado a casa.
Mi infilo nel letto e chiudo gli occhi.
Mi ci vogliono cinque secondi per capire che ho più possibilità di vincere al lotto che di addormentarmi.
Così accendo il televisore.
Replica. Sport. Cavolata. Film già visto. Cavolata. Cavolata. Replica. Cavolata. Televendite.
Alla fine mi fermo su una promozione che elogia gli effetti anti invecchiamento dei succhi vegetali.
Un uomo di novant’anni fa decine di flessioni sulle braccia e proclama che il frullato di sedano è un elisir di lunga vita.
Può mai abboccare qualcuno?
Io sì, e richiedo la consegna urgente.
Finisco nel bel mezzo di un seminario su come migliorare la memoria e dormo a intermittenza fino alle sette, quando suona il telefono.
Mi rizzo sul letto, pensando che sia Simonetta, o mia madre.
“Mario? Sono Lorenzo. Sembra che ci siano dei problemi su una interrogazione.”
“Aspetta un attimo. E’ quella dei pomodori cinesi?”
“Sì, Mario.”
“Sarò lì in meno di un’ora.”
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

venerdì 16 gennaio 2009

Ridere fa bene (Carnevale 2009)



Non ho l’aria condizionata. Per risparmiare.
Il che significa che in estate in casa mia c’è più o meno la stessa temperatura che all’inferno, ma con più umidità. Nel tentativo di raggranellare spiccioli, dunque, ho trasformato il mio appartamento in una serra. Nel periodo estivo é così caldo che delle orchidee selvatiche spuntano sui cuscini del divano. Esco. Nelle strade vicino a casa mia ci sono più tombini che asfalto e io mi devo contorcere ogni volta che la mia macchina prende una buca. Sto andando a trovare un amico. Il condominio dove vive è il più bello dell’isolato, il che non significa molto. Ci sono comunque dei graffiti sul marciapiede e sui muri, nel portone ci sono tre evidenti buchi di strana provenienza. Parcheggio davanti all’edificio, sulla strada. Scendo dalla macchina provando lo stesso senso di disagio che ho sempre a Nuova Ostia. Il portone blindato ha la serratura rotta e mi permette di entrare facilmente. L’atrio puzza di sporcizia e di marcio. Altri graffiti sulla parete, qualcuno ha spaccato due delle tre luci del corridoio. Il mio amico ha un appartamento al piano terra. Il numero è stato tolto dalla porta. Busso. Mi apre la porta. Entro. Ride. Sembra posseduto da uno degli Orsetti del Cuore. Il motivo? E' contento perché é arrivato il carnevale del 2009! Incredibile, vive in questo tugurio, eppure ride per il carnevale. Mmmh...a questo punto mi mostro freddo fino alla scortesia, perché secondo me sta esagerando. Eppure lui continua a ridere, contento. E' proprio vero quando si dice "Beati i puri di cuore". E lui, vedendomi perpòesso, mi fa: "Mariuccio, la vita va presa ridendo, senza pensarci troppo sopra!" Mi ha convinto. Rido anch'io. Passiamo due ore in allegria, tra battute spiritose e birra a volontà, poi lo saluto. Ritorno a casa, più contento di quando ne sono uscito. Mi metto al pc. E scrivo le cose che state ora leggendo, non per rilevare un codice segreto che apra una porta nascosta su un mondo d’insperate possibilità, ma per dire una cosa, sì ovvia, ma ugualmente importante, che mi fatto capire il mio amico: ridere stimola il sistema cardiovascolare tanto quanto l'esercizio fisico. Ridere fa bene al cuore, mentre la depressione aumenta il rischio di mortalità. Quindi non dobbiamo offenderci se a volte amici, colleghi o semplici conoscenti scherzano su questioni che ci toccano. È umano, naturalmente, ma riuscire a ridere di noi stessi è salutare. Come ho detto fa bene al cuore. Una medicina che va bene per tutti, grandi e piccoli, uomini e donne. Quindici minuti quotidiani di sane risate rappresentano una cura molto efficace per il sistema cardiovascolare. Tanto è vero che il riso fa buon sangue ed il ridere anche di noi stessi è la migliore medicina perché il buon umore sembra attivare le reti del cervello che sono coinvolte nel benessere psicofisico. L'umore ha un grande impatto sulla nostra salute psicologica e fisica. Il nostro senso dell’umorismo, intendendo con questa espressione anche la capacità di stabilire amicizie ma anche rapporti di coppia duraturi, è una potente medicina anti-stress. Vivere con il sorriso sulle labbra -anche quando si viene derisi o criticati ingiustamente- aiuta ad affrontare meglio le difficoltà della vita, non costa nulla e non ha effetti collaterali. Ho sempre saputo che il riso aiuta la salute e che ridere difende dal logorio. L'umorismo è una necessità, risultato di un impulso a eludere la ragione, ricreando in noi adulti uno stato infantile della mente, come rimozione di inibizioni interne. E’ basato spesso su un meccanismo psicologico che cela l'orgoglio di sentirsi migliori degli altri. Perché l'umorismo permette di parlare di cose che in società sono inammissibili. In questo senso ha a che fare con l'aggressività, come la sessualità. Si possono dire battute sessuali senza scandalizzare. Mentre la volgarità dà fastidio. Eppure persino questo tipo un po’ becero di umorismo affranca, ridendo, da uno dei tabù imposti dalla società e assorbito nella coscienza. Ecco perché i bambini si divertono a dire parolacce, a parlare di cose proibite. Sembra che sia terapeutico anche l'umorismo nero, perché aiuta ad allontanare l'ansia nei confronti della morte. Scarica tensioni, eliminando le quali restano più energie per affrontare la giornata, il lavoro, lo studio, la famiglia. Non si migliorano così le capacità intellettive, ma queste vengono sfruttate meglio. Mentre se si è tesi non si riesce a concentrarsi, per essere creativi. Curarsi ridendo, guarire ridendo, è forse più difficile da quando il carnevale dura tutto l'anno, e non solamente nei pochi giorni in cui il Buffone diventava Re. Buon Carnevale a tutti! Mario Pulimanti (Lido di Ostia-Roma)

giovedì 15 gennaio 2009

"Australia" con Nicole Kidman




Vado a letto.
Per le successive tre ore, il sonno è una faccenda stop- and- go, brevi periodi intervallati da attacchi di ansia, domande ossessive e dubbi.
Mi costringo a fare qualche flessione sullem braccia e un po’ di addominali,.
Mnutile.
Mi alzo, faccio una doccia calda e mi vesto con una giacca marrone, calzoni in tinta e camicia a righine.
Avventurandomi nel soggiorno scopro che non sono stato il solo ad avere una nottata intensa.
Per il mio supremo stupore, Gabriele rimane a guardarmi sul divano.
Ha studiato tutta la notte, e ora non ha sonno.
“Adesso capisco come mai tanti ragazzi vanno fuori corso”
Lui non replica.
E’ troppo stanco per rispondere alle mie battute goliardiche. Del resto sta frequentando Giurisprudenza con ottimi risultati. Bravo, Gabry!
Entro in cucina.
Mi preparo un caffè.
Penso al lavoro.
Il grado mi consente di alzarmi più tardi, di operare sulle pratiche senza problemi di giurisdizione, di dare ordini quando è necessario e di scegliere i provvedimenti di cui occuparmi.
Mi ci sono voluti più di trenta anni per raggiungere questo livello di autonomia e adesso me lo godo. Probabilmente è questo il motivo per cui nessuno dell’ufficio viene a bussare alla mia porta per impartirmi ordini o lamentarsi del mio lavoro. Il grado ha i suoi privilegi.
Sono spiritoso, attento, romantico e innamorato di me.
Eppure, devo ammettere che una parte di me ha deciso che è corretto mostrare anche il rovescio della medaglia.
Ho qualcosa che non va.
E non sono difetti trascurabili.
Ho i capelli bianchi.
Lascio sollevata la tavoletta del water.
Conservo una giovanile passione per i film horror di seri B e la musica pop anni Ottanta.
Certo, non ho mogli in quattro diverse città.
Né tengo la mamma mummificata su una sedia a dondolo in soffitta.
E mi piace la Kidman!
Australiana, pelle del colore della porcellana, lineamenti perfetti e delicati, donna di indubbia bellezza, Nicole Kidman è la mia attrice preferita.
Brava come nel dolente Ritratto di signora, bella come nel cimiteriale The others, scaltra come nell'effeminato The hours con cui, mettendosi un nasone finto per essere Virginia Woolf, riuscì a vincere un Oscar.
Ho ancora nella mente lei, nel personaggio sensuale, scatenato ed a tratti demenziale di Satine (perfetta in questo ruolo di seducente cortigiana) in Mouline rouge, che sussurra al suo partner, Ewan McGregor: “la cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare!”.
Ormai ho raggiunto la pace dello spirito, se non proprio quella dei sensi, ma, ascoltando queste parole pronunciate così sensualmente, non posso non amare Nicole Kidman!
E ora è arrivato nella sale “Australia”, un film di Baz Lurhmann, dove una splendida Nicole Kidman è Lady Sarah Ashley, una ricca nobildonna inglese, che eredita una tenuta in Australia con 2000 capi di bestiame. e inizia una relazione con un altro allevatore della zona, interpretato da Hugh Jackman.
Del suo ruolo in Australia Nicole ha detto che è stato “molto bello tornare a cavalcare e stare in mezzo a mucche e tori, anche se sono assolutamente false le voci secondo cui ho dovuto addirittura imparare a castrare un toro: non l'ho mai fatto! Per non parlare delle vesciche ai piedi e i muscoli a pezzi....”
Chiudo gli occhi, fingendo di essere il mandriano.
Sto impazzendo?
Sto cominciando a pensarlo sul serio.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)

mercoledì 14 gennaio 2009

Auguri, Senatore


E’ uno di quelli tosti.
Mi guardo intorno nel mio ufficio, una nocca premuta contro la tempia, cercando di scacciare il dolore con la volontà.
Se ne saranno accorti i colleghi?
Sicuramente.
Ho i muscoli del collo così tesi che li si potrebbe suonare, sono fradicio di sudore e non riesco a controllare il tremito.
Non ho mai avuto un dolore così intenso.
E’ come se avessi la testa in una morsa che viene stretta poco a poco, finché gli occhi non sono sul punto di schizzare fuori.
Forse mia moglie ha ragione.
Dovrei andare da un dottore.
Ma l’idea mi terrorizza.
E se il dottore scoprisse qualcosa di veramente grave?
E se avessi bisogno di un intervento chirurgico?
Preferisco affrontare il dolore piuttosto che permettere a qualche ciarlatano di frugarmi nel cervello.
“Stai bene, Mario?”
Una collega. Femmina. Aspetto scialbo, fianchi pesanti, capelli castani, corti, con taglio tutte punte, tipo Peter Pan.
“Mal di testa.”
Riesco a fare una smorfia di sorriso.
“Vuoi un analgesico?”
“Sì, grazie.”
Lei va alla scrivania.
“Saridon?” domanda lei da dietro il tramezzo che forma il suo cubicolo.
“Benissimo.”
Mi porge la pillola, inarcando un sopracciglio.
“Devo proprio ringraziarti per questo.”
“Non c’é problema. Soffro anch’io di emicranie. Avrei ucciso pur di far passare il dolore.”
“Lo sai, lavoriamo qui da anni e non so niente di te.”
Lei sorride. I denti davanti sono storti.
“Sono sposata, con una figlia.”
Mi sforzo di sorridere. Chi poteva immaginare che un brutto coso come lei avesse una famiglia?
“E tu? Sei sposato?”
“Sì. Due figli, però.”
“Già, bé, come diceva Eduardo i figli so pezzi de core.”
“Senti, adesso devo tornare al lavoro. Grazie per il Saridon.”
“Figurati.”
E se ne va ciondolando.
Ingoio l’analgesico.
Il dolore pulsante, sembra scemare lievemente.
Siedo alla scrivania.
Prima di accendere il pc, do una sbirciatina al giornale.
Ehilà, Andreotti compie 90 anni.
Anche lui soffre spesso di emicranie.
Lo ritengo il miglior politico che l’Italia abbia mai avuto.
Auguri, senatore!
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma)