Il sogno dell’arcobaleno
Che ne hai fatto del senso dell’umorismo?
Quanto ti hanno dato al Monte di Pietà?
Vedo che sei stato al Catechismo e conosci il vangelo: fai agli altri
quello che vuoi sia fatto a te. Riesci anche a porgere l’altra natica?
Sembra Nerone che dopo aver cantato si fosse beccato un coro di
pernacchie dai centurioni. Se ne va risentito, sbattendo leggermente la porta.
Probabilmente sarebbe uscito e sarebbe andato a incendiare Roma.
Mi guarda con i pugnalini negli occhi, come Zio Paperone nei fumetti.
Si fregavano le mani come boy-scout col legnetto per accendere il fuoco.
E’ bella come la madre, alta e slanciata come il padre e furba come la
nipote di Ulisse. Non so se mi spiego.
E’ una scusa che fa più acqua del Titanic dopo la collisione.
Chiudo la doccia, resto un istante a gocciolare e ad assaporare la
beatitudine.
Forse è filosofia con cui ci puoi avvolgere le caldarroste.
Spiaggia di sabbia ….e, sullo sfondo, il cielo e il mare che giocano a
chi fa più orizzonte.
Fa uscire un fischio da una bocca chiusa a sedere di gallina.
Touché.
Gli uomini se la divorano con gli occhi e le donne la bruciano
viva.
Quando sei in moto e ti prude la testa, non di nessun sollievo grattare
il casco.
Ne sapevano qualcosa le centinaia di signore di Roma bene che portavano
in giro bocche siliconate che parevano il becco di paperina e stavano in
spiaggia a Ostia con seni al vento che risultavano rifatti anche al passeggero
di un aereo.
Mario Pulimanti (Lido di
Ostia –Roma)
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